TIPOLOGIA: azione offensiva
CAUSE: mine sotterranee
DATA: 7 giugno 1917
STATO: Belgio
LUOGO: Messines, Alture delle Fiandre Occidentali
MORTI: 10.528
FERITI: 2.263
Analisi e ricostruzione a cura di Luigi Sistu
È la notte del 6 giugno 1917, i soldati dell’esercito inglese si trovano
nelle trincee del territorio belga di Messines, nelle fiandre occidentali. Tengono
la testa bassa, tutti, perché in questo posto se la alzi sei morto in meno di 4
secondi, il tempo che dall’altra parte il tuo elmetto finisca nel mirino di una
mitragliatrice o nell’ottica del fucile di un cecchino. Sono coperti di fango, stanchi,
affamati, aspettano l’ordine, tra poche ore attaccheranno. Piove a dirotto, a
poche decine di metri gli ufficiali controllano l’orologio, prima uno sguardo
al quadrante, poi sugli strumenti, e di nuovo al quadrante, in un ciclo
spasmodico infinito. La mano invece è sulla leva, gli esploditori sono
controllati a vista, così come le centinaia di metri di cavi che si diramano
sotto i loro piedi, sotto terra, in cunicoli cigolanti e pieni d’acqua. Il
piano deve funzionare, ci hanno lavorato per mesi senza sosta e probabilmente
questo metterà fine alla guerra, o almeno lo sperano tutti. Uno dei grossi
problemi che si erano trovati ad affrontare durante la Prima Guerra Mondiale è il
fatto che i tedeschi avessero occupato da subito il Belgio. Questo aveva messo
a disposizione della Germania importantissimi porti da cui far partire
incursioni navali verso i mercantili inglesi e tenere sotto scacco la Manica. Dopo
aver accarezzato l’idea di uno sbarco nelle Fiandre, regioni bagnate dal Mare
del Nord confinanti da una parte con l’Olanda e dall’altra con la Francia, con
la collaborazione dell’Ammiraglio Reginald Bacon della Marina britannica e il
Colonnello Aymler Hunter-Weston per la presa del comune belga di Middelkerke e
successiva conquista delle postazioni tedesche costiere sino a raggiungere le
zone più interne, il Generale britannico Herbert Charles Onslow Plumer aveva
raccomandato al feldmaresciallo Sir Douglas Haig la cattura di Messines Ridge e
parte dell'arco meridionale di Ypres Salient prima di procedere con l’occupazione
dell'altopiano di Gheluvelt, più a nord. Questo La cattura di avrebbe garantito
il controllo di quel terreno tatticamente importante sul fianco sud di Ypres
Salient, accorciando il fronte e privando i tedeschi dei punti di osservazione
sulle postazioni britanniche. Gli inglesi invece avrebbero guadagnato quelli
del versante meridionale di Menin Ridge all'estremità ovest dell'altopiano di
Gheluvelt, pronti per un’offensiva più ampia nel saliente di Ypres. L’attacco,
pianificato per il 1916, era stato ritardato a causa delle disfatte di Verdun e
della Somme, la prima una spaventosa battaglia che aveva coinvolto quasi i tre
quarti delle armate francesi e che fino ad ora detiene il primato di campo di
battaglia con la maggior densità di morti per metro quadro, la seconda una imponente
serie di offensive lanciate dagli anglo-francesi sul fronte occidentale
nel tentativo di sfondare le linee tedesche nel settore tagliato in due dal fiume
Somme con un massiccio attacco di fanteria che avrebbe dovuto creare le
condizioni favorevoli per una rapida avanzata della cavalleria. Mentre Verdun aveva
costituito un punto di svolta cruciale della guerra in quanto aveva segnato il
momento in cui il peso principale delle operazioni nel fronte occidentale era
passato dalla Francia all’Impero Britannico sia facendo svanire le ancora
concrete possibilità della Germania di vincere la guerra, sia influenzando in
parte l’entrata in guerra degli Stati Uniti d’America, l’attacco sulla Somme voluto
fortemente dalla Francia per alleggerire l'enorme e insostenibile pressione
tedesca a Verdun aveva dimostrando soltanto caparbietà e impreparazione tattica
e strategica con cui lo Stato Maggiore britannico aveva affrontato la prima
grande offensiva delle forze alleate. Ma nel 1917, dopo che anche i massicci attacchi
francesi lungo la strada Chemin des Dames, nel dipartimento francese dell’Aisne,
atti ad assicurarsi un'ampia zona di circa 80 chilometri di trincee usate
dai tedeschi per ripararsi dall'artiglieria nemica
era arrivata ad un punto di arresto dopo che mitragliatrici e mortai tedeschi
avevano aperto il fuoco vanificando gli assalti e terminando in un disastro, era
stato dato ordine di riprendere l’offensiva nelle Fiandre e di conquistare
l’altura di Messines. Mentre gli inglesi avevano preso il controllo della città
i tedeschi avevano occupato il terreno della cresta di Messines-Wytschaete a
sud, le creste più basse ad est e il terreno pianeggiante a nord, e il fatto
che conoscessero molto bene l’importanza strategica dell’area aveva fatto sì che
venisse rinforzata da subito con linee di trincee, sbarramenti di artiglieria,
postazioni di mitragliatrici e tutto ciò che avevano reputato essere utile in
una guerra di trincea che ormai va avanti da quasi tre anni. Poiché gli inglesi,
sapendo bene che attaccare frontalmente il saliente di Wytschaete, prima linea
difensiva tedesca e punto centrale dello schieramento, sarebbe stato un
massacro, avevano messo a punto un piano di sfondamento: scavare una serie di
tunnel sotto il saliente tedesco, ricavarne delle enormi camere, riempirle di
esplosivo e farle saltare in modo da distruggere le linee fortificate in
superficie. Avevano voluto utilizzare una tecnica d’assedio sperimentata nel
Basso Medioevo per abbattere le mura perimetrali dei castelli, la stessa
ripresa e perfezionata dal Tenente Colonnello Henry Pleasants, comandante del
48° Reggimento di Fanteria della Pennsylvania, il 30 luglio del 1894. Nella
città di Petersburg, in Virginia, un luogo sotto assedio che vedeva schierata
da una parte l’Armata Confederata della Virginia Settentrionale guidata dal
Generale Robert Edward Lee, e dall'altra l’Armata della Virginia Nord-Orientale
guidata dal Maggior Generale George Gordon Meade, creando a tutti gli effetti
un’evoluzione delle mine utilizzate nel 1300, delle cariche esplosive erano
state posizionate direttamente sotto il forte del Saliente di Elliott,
esattamente sotto la prima linea, e fatte poi saltare in aria distruggendo le
linee fortificate in superficie. A Messines, sebbene l’uso delle mine sotto le
trincee avversarie fosse una strategia conosciuta e ampiamente applicata
durante la guerra, ci sarebbero stati comunque due enormi problemi per la
realizzazione del piano. Il primo problema: il terreno. Argilla, sabbia, limo e
acqua, avrebbero reso difficile qualsiasi metodo di scavo, poiché, dalla prima
battaglia di Ypres nel 1914, gran parte del drenaggio della zona era stato
distrutto dal fuoco dell'artiglieria. Le condizioni sotto la superficie sarebbero
state particolarmente complesse poiché le falde acquifere separate avrebbero
reso difficile l'estrazione del materiale. Per questi motivi i Royal Engineers
si erano fatti mandare dall’Inghilterra due geologi, Edgeworth David e il suo
assistente, in modo da capire come poter affrontare uno scavo del genere in
quel tipo di terreno. I geologi lo avevano analizzato individuando uno strato
di argilla idoneo allo scavo ma troppo in profondità per un lavoro veloce. Coordinati
dai Royal Engineers, le compagnie di Tunneling 171a, 175a e 250a britanniche,
1a e 3a canadesi e 1a australiana, avevano iniziato a scavare le prime gallerie
nella prima metà del 1916. I tempi di realizzazione erano stati molto lunghi e
durati oltre un anno, lavorando a profondità comprese tra 24 e 37 metri,
ricavando passaggi, stanze, condotti e, calcolando il punto migliore dove
allestire le camere di scoppio erano avanzati per oltre 5 chilometri sotto le
linee tedesche. Il secondo enorme problema: i tedeschi si aspettavano una
strategia di questo tipo. Per evitare che i loro tunnel venissero intercettati,
gli inglesi avevano creato una seconda rete di tunnel più vicini alla
superficie in modo da attirare su quelli l’attenzione dei genieri avversari e
distoglierla invece dai tunnel reali, studiando perfino il comportamento delle
onde sonore che si propagavano nelle sabbie mobili, nel gesso e nell'argilla.
Le condizioni di lavoro erano state dure, le gallerie erano fredde, anguste e troppo
spesso allagate. Le pompe elettriche avevano lavorato a ritmo continuo portando
l'aria verso il basso e l'acqua verso l’altro, fuori dalla mina, mentre a lume
di candela, sul fronte di scavo, avevano operato su turni di scavo squadre di
tre persone: lo scavatore, sdraiato, aveva picchettato la terra davanti a lui;
il riempitore, in ginocchio, aveva chiuso i sacchi con la terra di risulta; il
trasportatore, immediatamente dietro, aveva rimosso il carico e, attraverso un
carrello su rotaia, spinto i detriti fino alla superficie e ritornato sul fronte
di scavo col legname per armare le centine di sostegno. Giorno dopo giorno,
settimana dopo settimana, mese dopo mese, le squadre avevano scavato e
consolidato le pareti dei tunnel, ininterrottamente, in un surreale silenzio,
stando attente ad ogni minimo rumore proveniente dalle pareti: voci, sibili,
raschiature, erano tutti campanelli d’allarme che segnalavano la presenza di
squadre nemiche nelle vicinanze. Alla fine di ogni galleria, avevano realizzato
le camere di scoppio, ampi cameroni rinforzati sulle pareti in cui i genieri
inglesi avevano trasportato gli enormi carichi di alto esplosivo. Era stato
deciso di utilizzare l’Ammonal, un composto costituito per il 17% di alluminio,
15% di Trinitrotoluene, esplosivo preparato la prima volta nel 1863 dal chimico
tedesco Julius Wilbrand, perfezionato dal chimico tedesco Hermann Frantz Moritz
Kopp nel 1888 e prodotto industrialmente in Germania un anno dopo col nome di
Tritolo o Tnt, 3% di carbone e 65% in peso di Nitrato d’Ammonio, un fertilizzante preparato dal chimico e farmacista
tedesco Rudolph Glauber nel 1659 che lo aveva chiamato “nitrum flammans” per via
del colore giallo della sua fiamma e scoperto come prodotto esplodente dal
chimico e ingegnere svedese Alfred Nobel nel 1870. Molto potente, di largo impiego in campo civile ed
estrattivo dato il suo basso costo e la sua buona resa, si presentava sotto
forma di polvere untuosa di colore rosso bruno dal forte odore di mandorla. Visto
le condizioni generali in cui sarebbe stato stoccato, l’esplosivo era stato
confezionato in cilindri di carta paraffina e chiuso in lattine di metallo per
prevenire problemi di infiltrazione e umidità. Una volta innescato, la polvere
d’alluminio in esso contenuto, incendiatosi avrebbe sviluppato temperature
intorno ai 3.000 gradi centigradi. I tunnel sarebbero diventati come il centro
della terra. Questo esplosivo, di tipo secondario, a causa del suo elevato
grado di stabilità avrebbe però avuto bisogno di un forte innesco. Gli
ingegneri dopo alcuni test avevano optato per il detonatore elettrico all’Azoturo
di Piombo inventato nel 1876 da Julius Smith. Questo cilindretto di alluminio
riempito col preparato della Curtis's and Harvey Ltd Explosives Factory del
1890 e innescato da una sostanza infiammabile accesa dal passaggio di
elettricità, sarebbe servito per avviare una carica di Dinamite a base attiva, fortemente
esplosiva, di rinforzo. Si tratta della Dinamite brevettata dal chimico e
ingegnere svedese Alfred Nobel nel 1867 e composta per il 75% dalla Nitroglicerina
sintetizzata dal chimico e medico italiano Ascanio Sobrero nel 1847 dalla
Nitrocellulosa, prodotto esplosivo scoperto da Christian Friedrich Schönbein
nel 1846, e da un 25% di segatura e nitrato di sodio, Dinamite evoluzione di
quella a base inerte andando a sostituire con questo 25% quello originario di
farina di roccia silicea sedimentaria di origine organica. Per quanto riguarda
l’Ammonal, era stato utilizzato per la prima volta il 19 luglio 1915 nella
località di Hooge da parte dei soldati inglesi, che per fare saltare in aria
delle fortificazioni tedesche in cemento armato avevano scavato un tunnel sotto
di esse imbottendolo con 1.600 chilogrammi dell'innovativo esplosivo. La
complessiva energia cinetica ottenuta da questa carica, nell'ipotesi che si
fosse trasformato in lavoro meccanico solo il 30% dell'energia termica, era stata
tale da lanciare in aria, a 20 metri d'altezza, un incrociatore corazzato da
10.000 tonnellate di dislocamento, fronte di un’onda di detonazione con
pressioni dell'ordine di 100 mila atmosfere e temperature di migliaia di gradi.
Una volta data corrente ai detonatori i soldati erano stati investiti da una
tempesta di vento e pietre con un'esplosione che aveva provocato la completa distruzione
dei manufatti di difesa tedeschi e creato un enorme cratere largo 37 metri e
profondo poco più di 6 tra lo stagno di Bellewaerde e Menin Road. Come nel caso
di Hooge le casse di Ammonal erano state disposte le une sulle altre all’interno
delle camere di scoppio cercando di non lasciare spazi vuoti tra esse in modo
da creare continuità tra le varie pile. A causa dell’elevato livello di umidità
dei tunnel e del grado di igroscopicità della sostanza esplosiva, i minatori erano
stati attenti al maneggio delle casse e al loro corretto posizionamento per
evitare di vanificare l’effetto “simpatia”, ovvero il trasferimento dell’onda
esplosiva da una cassa all’altra. Questo piano di demolizione aveva previsto un
totale di 20 mine, tutte posizionate lungo la linea tedesca: la mina “Trench
122 Left”, ad una profondità di 20 metri, caricata con 9.100 chilogrammi di
Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 296 metri completato il 14 aprile
1916; la mina “Trench 127 Left”, ad una profondità di 25 metri, caricata con
16.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 302 metri
completato il 20 aprile 1916; la mina “Trench 127 Right”, ad una profondità di
26 metri, caricata con 23.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un
tunnel lungo 405 metri completato il 9 maggio 1916; la mina “Maedelstede Farm”,
ad una profondità di 33 metri, caricata con 43.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile
tramite un tunnel lungo 518 metri completato il 2 giugno 1916; la mina “St.
Eloi”, ad una profondità di 42 metri, caricata con 43.400 chilogrammi di
Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 408 metri completato l’11 giugno
1916; la mina “Trench 122 Right”, ad una profondità di 25 metri, caricata con
18.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 241 metri
completato l’11 giugno 1916; la mina “Peckham”, ad una profondità di 23 metri, caricata
con 39.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 349
metri completato il 19 giugno 1916; la mina “Hollandscheschur Farm 1”, ad una
profondità di 20 metri, caricata con 15.500 chilogrammi di Ammonal e
accessibile tramite un tunnel lungo 251 metri completato il 20 giugno 1916; la
mina “Spanbroekmolen”, ad una profondità di 29 metri, caricata con 41.000
chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 521 metri
completato il 26 giugno 1916; la mina “Kruistraat 1”, ad una profondità di 19
metri, caricata con 14.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel
lungo 492 metri completato il 5 luglio 1916; la mina “Hollandscheschur Farm 2”,
ad una profondità di 18 metri, caricata con 6.800 chilogrammi di Ammonal e
accessibile tramite un tunnel lungo 137 metri completato l’11 luglio 1916; la
mina “Petit Bois 1”, ad una profondità di 19 metri, caricata con 14.000
chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 616 metri
completato il 30 luglio 1916; la mina “Hill 60”, ad una profondità di 30 metri,
caricata con 24.300 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel
lungo 354 metri completato il 1° agosto 1916; la mina “Petit Bois 2”, ad una
profondità di 23 metri, caricata anche’essa con 14.000 chilogrammi di Ammonal e
accessibile tramite un tunnel lungo 631 metri completato il 16 agosto 1916; la
mina “Hollandscheschur Farm 3”, ad una profondità di 18 metri, caricata con
7.900 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 244 metri
completato il 20 agosto 1916; la mina “Kruistraat 2”, ad una profondità di 21
metri, caricata con 14.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un
tunnel lungo 451 metri completato il 23 agosto 1916; la mina “Kruistraat 3”, ad
una profondità di 17 metri, caricata con 14.000 chilogrammi di Ammonal e
accessibile tramite un tunnel lungo 658 metri completato il 23 agosto 1916; la mina
“Caterpillar”, ad una profondità di 33 metri, caricata con 32.000 chilogrammi
di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 427 metri completato il 18
ottobre 1916; la mina “Kruistraat 4”, ad una profondità di 19 metri, caricata con
8.800 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 492 metri
completato il 9 maggio 1917; la mina “Ontario Farm”, ad una profondità di 34
metri, caricata con 27.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un
tunnel lungo 392 metri completato il 6 giugno 1917. Una volta sigillate le
pile, ad ogni base era stata posizionata la carica di Dinamite che avrebbe
fatto da “booster”, ovvero da carica di spinta che avrebbe garantito il
corretto innesco della carica principale. Controllato che tutto fosse a posto,
i genieri, guardando per l’ultima volta i tunnel dove avevano vissuto e
lavorato per oltre un anno e consci che tutto quel lavoro sarebbe stato
spazzato via in un secondo, avevano sistemato i detonatori elettrici all’interno
dei 450 chilogrammi totali delle cariche di avvio per ogni mina. Immediatamente
dopo, gli specialisti avevano fissato i cablaggi dei cavi alle pareti
perimetrali con dei rampini ed erano usciti dalle camere di scoppio intasandole
con 120 metri di sacchi di argilla ciascuna. Questo metodo, versione esasperata
di quello in foro utilizzato per la prima volta nel 1687 dall'esplosivista Carl
Zumbe nelle miniere di Clausthal, nella Bassa Sassonia, in Germania, avrebbe
creato un forte intasamento della mina. La compressione generata avrebbe
esercitato nei confronti dei gas prodotti dall’esplosione una fortissima
resistenza. Comprimendo il volume dei gas contenuti la camera avrebbe causato
un aumento esponenziale del “fattore di pressione”, e in questo modo, l’onda
esplosiva avrebbe subito una improvvisa accelerazione cinetica con un
conseguente incremento degli effetti esaltando il potere dirompente della
carica. Dopo essersi srotolati dietro durante l’uscita una lunga dorsale fino
alle postazioni fortificate in superficie, tutte le mine erano state finalmente
completate. Il 2 giugno 1917 era iniziata ufficialmente l’offensiva. L’artiglieria
inglese aveva iniziato a battere le linee nemiche. 3.561.530 proiettili
provenienti da 2.230 pezzi tra cannoni e obici stavano bombardando le trincee
tedesche. La 4a divisione australiana, la 11ma e la 24ma erano state spostate a
nord da Arras come riserve per quei corpi della Seconda Armata che si stavano
preparando all’imminente attacco. 72 dei nuovi carri armati Mark IV, dei cingolati
corazzati di 28 tonnellate, erano arrivati al fronte e nascosti a sud-ovest di
Ypres mentre gli aerei britannici erano stati spostati a nord dal fronte di
Arras salendo ad un totale di 300 velivoli operativi. Era anche stato costruito
un gran numero di fortificazioni da mitragliatrice e tre compagnie di ingegneri
e un battaglione pionieri erano stati preparati e tenuti di riserva al fine di
seguire la fanteria in attacco, ricostruire le strade e lavorare sulle
posizioni difensive man mano che si fosse guadagnato terreno durante l’avanzata.
La notte del 6 giugno sta per arrivare al momento cruciale, all’interno delle
trincee l’umore è altro. L’artiglieria sono giorni che non smette di bombardare
le postazioni tedesche e certo quella tedesca non sta a guardare. Anche le
granate lontane sembrano cadere a pochi metri, fango, terra, acqua, ribollono
ad ogni esplosione. Nel cielo i caccia di entrambe le parti continuano ad
affrontarsi cercando di abbattere i palloni antiaerei e comunicare le posizioni
degli schieramenti. Il Day Zero è oggi, l’Ora Zero è tra poco, alle ore 03:10.
L’orario non è stato scelto a caso, è il momento esatto in cui un uomo può
essere scorto da ovest da una distanza di 100 metri. Finalmente smette di
piovere, il cielo inizia a schiarirsi. Alle ore 01:00 gli aerei britannici
sorvolano le linee tedesche per coprire il ruggito dei carri armati che si stanno
dirigendo verso i punti di raccolta. Dietro le linee, nella sala riunioni
fortificata, il Generale Sir Charles Harington davanti al piano di tiro segnato
sulla mappa, esclama rivolgendosi agli ufficiali attorno al tavolo: "Signori,
non so se oggi cambieremo la storia, ma di sicuro cambieremo la geografia".
Nelle trincee tra le truppe inizia a montare l’eccitazione. Alcuni soldati
strisciano sulla “No Man’s Land”, la zona neutra, per trovare eventuali aperture
nel filo spinato tedesco e segnando i punti d’accesso con del nastro bianco.
Molti hanno iniziato a scrivere l’ultima lettera a casa. Una fitta nebbia
aleggia sul terreno. Ha ripreso a piovere, una pioggia leggera che non dà pace
e che gli uomini raccolgono con gli elmetti così da dissetarsi. Triangoli
ricavati dalle scatole di latta per biscotti sono attaccati sulle spalle di
alcuni soldati in modo che gli aerei da ricognizione possano monitorarne l’avanzata.
Quelli della prima linea sono accovacciati spalla a spalla, pronti ad attaccare.
Alcuni pregano. L’Ora Zero è vicina, il bombardamento si è appena intensificato.
La terra trema, gli spostamenti d’aria sono talmente forti che i soldati hanno
difficoltà anche ad accendere la fiamma dello zolfanello per fumare una
sigaretta. Sono le ore 02:00, il fuoco dell’artiglieria è al culmine. Sulle
postazioni tedesche stanno piovendo 250.000 granate, 3.500 al minuto. Il fuoco di
sbarramento è così intenso che se ne sente l'eco ad Hampstead Heath, a nord di
Londra. Sono le ore 02:55, il fuoco si ferma. L’aria è intrisa di fumo e
polvere. In uno stato di calma apparente e cupo silenzio, i genieri avvitano i
capi delle dorsali alle batterie di controllo su cui sono collegati gli esploditori,
controllano e riverificano i circuiti e si preparano a dare corrente. In prima
linea i soldati montano le baionette sul fucile. Sotto le linee tedesche la
bocca dell’inferno sta per essere spalancata. Nemmeno i soldati inglesi, che si
guardano attorno domandandosi il perchè di tanta calma, sono a conoscenza di
ciò che realmente sta per scatenarsi. Scatta l’Ora Zero, le lancette degli
orologi degli ufficiali segnano le ore 03:10. Il generale Plumer dà l’ordine: la
leva scende, il primo circuito viene chiuso. In una frazione di secondo la
corrente elettrica percorre il cavo per le centinaia di metri all’interno dei
tunnel, supera la barriera di chiusura e arriva alle camere di scoppio. Il
ponticello all’interno degli artifizi esplosivi primari brevettati da Julius
Smith diventa incandescente accendendo la miscela incendiaria che innesca
l’Azoturo di Piombo. I detonatori si attivarono facendo partire la Dinamite che
innesca la reazione a catena con l’Ammonal. Le mine detonano una dopo l’altra con
una velocità di detonazione di 4.400 metri al secondo. L’alto esplosivo scatena
l’inimmaginabile. La terra si gonfia, la campagna viene squassata da un rombo lungo
venti secondi che si espande per centinaia di chilometri arrivando al
Dipartimento di Geologia dell'Università di Lille, dove l'onda d'urto,
propagatasi nel terreno, manda in tilt i sismografi. La detonazione dell’enorme
carico di esplosivo stipato nelle venti mine sotto Messines Ridge scuote il
terreno che si solleva per decine di metri, aprendosi. Le 434 mila tonnellate
di esplosivo producono 3.500 miliardi di litri di gas ad altissima pressione
che eruttano dal terreno con una gigantesca fiammata illuminando l’oscurità. Una
colonna di fuoco trasforma la notte in giorno. Gli inglesi vengono scaraventati
a terra dall’onda d’urto. Alcuni urlano, altri chiudono gli occhi e si coprono
la testa. Centinaia di migliaia di tonnellate di terra, gesso e roccia volano
in aria per poi ricadere pesantemente a terra in una nuvola grigia di detriti.
10.528 mila soldati tedeschi tra Ypres e Ploegsteert scompaiono, sparati in
aria per centinaia di metri prima di essere inghiottiti dal fango rovente,
altri 2.263, i più fortunati, sono investiti da una pioggia di pietra che
squarcia, smembra, mutila. L'esplosione congiunta, tra le più grandi e letali
non nucleari di tutti i tempi, superando le mine della Somme di 11 mesi prima, è
il botto più potente della storia dell’uomo fino a questo momento. È avvertito
fino a Londra e Dublino dove viene scambiato per un tuono. È difficile
quantificare la follia distruttiva degli uomini, qui può essere misurata. Dove
prima c’erano le camere di scoppio, le centine, le stanze e i cunicoli in cui i
genieri avevano lavorato per mesi, ora ci sono dei giganteschi crateri: una
voragine di 59 metri di diametro per la mina “Trench 122 Left”, 55 metri per la
mina “Trench 127 Left”, 64 metri per la mina “Trench 127 Right”, 66 metri per la
mina “Maedelstede Farm”, 53 metri per la mina “St. Eloi”, 69 metri per la mina “Trench
122 Right”, 73 metri per la mina “Peckham”, 56 metri per la mina “Hollandscheschur
Farm 1”, 76 metri per la mina “Spanbroekmolen”, 71 metri per la mina “Kruistraat
1” e la mina “Kruistraat 4” fuse in un'unica voragine, 32 metri per la mina “Hollandscheschur
Farm 2”, 53 metri per la mina “Petit Bois 1”, 58 metri per la mina “Hill 60”, 66
metri per la mina “Petit Bois 2”, 43 metri per la mina “Hollandscheschur Farm
3”, 66 metri per la mina “Kruistraat 2”, 72 metri la mina “Kruistraat 3”, 79
metri per la mina “Caterpillar”, 61 metri per la mina “Ontario Farm”. Lo
scenario è lunare, dove prima c’erano le trincee, le fortificazioni, le postazioni
d’artiglieria, i dormitori, le mense, i depositi, ora non resta che terra
martoriata, sollevata, rivoltata dove arti, parti umane, elmetti, ossa,
intestini, fanno capolino tra le zolle. L’acqua è diventata rossa, sembra che
l’inferno si sia aperto sotto i soldati e li abbia masticati e risputati. Il
tempo si è fermato. Quelle che sono state per anni le loro case si sono
trasformate in pochi secondi in gigantesche fosse comuni. Qualche centinaio di
metri indietro, nelle linee inglesi, i comandanti attendono che i detriti finiscano
di piovere e la polvere si abbassi completamente. Davanti a loro il saliente non
c’è più. La 3a divisione Bavarese è stata quasi interamente annientata. Dalle
trincee arriva il suono delle cornamuse, gli uomini della prima ondata montano
sui parapetti, nel tumulto, nel buio. L'artiglieria sposta il tiro verso le
linee più lontane, secondo le tabelle prestabilite, dove le truppe tedesche sono
ancora intontite. Gli obici e i cannoni iniziano il bombardamento, i fischietti
dei comandanti suonano all'unisono. Le nove divisioni di fanteria della Seconda
Armata britannica, le tre di riserva e i 72 carri di appoggio lasciano le
fortificazioni. 80 mila soldati cominciano lentamente ad avanzare lungo il
pendio, sulla terra di nessuno, camminando tra i cadaveri che affiorano dal
terreno. La battaglia di Messines è iniziata.
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