01 novembre, 2019

Messines, Alture delle Fiandre Occidentali, 7 giugno 1917


TIPOLOGIA: azione offensiva
CAUSE: mine sotterranee
DATA:
7 giugno 1917
STATO:
Belgio
LUOGO:
Messines, Alture delle Fiandre Occidentali
MORTI:
10.528
FERITI: 2.263

Ultimo aggiornamento: 06 giugno 2026

Analisi e ricostruzione a cura di Luigi Sistu

È la notte del 6 giugno 1917, i soldati dell’esercito inglese si trovano nelle trincee del territorio belga di Messines, nelle fiandre occidentali. Tengono la testa bassa, tutti, perché in questo posto se la alzi sei morto in meno di 4 secondi, il tempo che dall’altra parte il tuo elmetto finisca nel mirino di una mitragliatrice o nell’ottica del fucile di un cecchino. Sono coperti di fango, stanchi, affamati, aspettano l’ordine, tra poche ore attaccheranno. Piove a dirotto, a poche decine di metri gli ufficiali controllano l’orologio, prima uno sguardo al quadrante, poi sugli strumenti, e di nuovo al quadrante, in un ciclo spasmodico infinito. La mano invece è sulla leva, gli esploditori sono controllati a vista, così come le centinaia di metri di cavi che si diramano sotto i loro piedi, sotto terra, in cunicoli cigolanti e pieni d’acqua. Il piano deve funzionare, ci hanno lavorato per mesi senza sosta e probabilmente questo metterà fine alla guerra, o almeno lo sperano tutti. Uno dei grossi problemi che si erano trovati ad affrontare durante la Prima Guerra Mondiale è il fatto che i tedeschi avessero occupato da subito il Belgio. Questo aveva messo a disposizione della Germania importantissimi porti da cui far partire incursioni navali verso i mercantili inglesi e tenere sotto scacco la Manica. Dopo aver accarezzato l’idea di uno sbarco nelle Fiandre, regioni bagnate dal Mare del Nord confinanti da una parte con l’Olanda e dall’altra con la Francia, con la collaborazione dell’Ammiraglio Reginald Bacon della Marina britannica e il Colonnello Aymler Hunter-Weston per la presa del comune belga di Middelkerke e successiva conquista delle postazioni tedesche costiere sino a raggiungere le zone più interne, il Generale britannico Herbert Charles Onslow Plumer aveva raccomandato al feldmaresciallo Sir Douglas Haig la cattura di Messines Ridge e parte dell'arco meridionale di Ypres Salient prima di procedere con l’occupazione dell'altopiano di Gheluvelt, più a nord. Questo La cattura di avrebbe garantito il controllo di quel terreno tatticamente importante sul fianco sud di Ypres Salient, accorciando il fronte e privando i tedeschi dei punti di osservazione sulle postazioni britanniche. Gli inglesi invece avrebbero guadagnato quelli del versante meridionale di Menin Ridge all'estremità ovest dell'altopiano di Gheluvelt, pronti per un’offensiva più ampia nel saliente di Ypres. L’attacco, pianificato per il 1916, era stato ritardato a causa delle disfatte di Verdun e della Somme, la prima una spaventosa battaglia che aveva coinvolto quasi i tre quarti delle armate francesi e che fino ad ora detiene il primato di campo di battaglia con la maggior densità di morti per metro quadro, la seconda una imponente serie di offensive lanciate dagli anglo-francesi sul fronte occidentale nel tentativo di sfondare le linee tedesche nel settore tagliato in due dal fiume Somme con un massiccio attacco di fanteria che avrebbe dovuto creare le condizioni favorevoli per una rapida avanzata della cavalleria. Mentre Verdun aveva costituito un punto di svolta cruciale della guerra in quanto aveva segnato il momento in cui il peso principale delle operazioni nel fronte occidentale era passato dalla Francia all’Impero Britannico sia facendo svanire le ancora concrete possibilità della Germania di vincere la guerra, sia influenzando in parte l’entrata in guerra degli Stati Uniti d’America, l’attacco sulla Somme voluto fortemente dalla Francia per alleggerire l'enorme e insostenibile pressione tedesca a Verdun aveva dimostrando soltanto caparbietà e impreparazione tattica e strategica con cui lo Stato Maggiore britannico aveva affrontato la prima grande offensiva delle forze alleate. Ma nel 1917, dopo che anche i massicci attacchi francesi lungo la strada Chemin des Dames, nel dipartimento francese dell’Aisne, atti ad assicurarsi un'ampia zona di circa 80 chilometri di trincee usate dai tedeschi per ripararsi dall'artiglieria nemica era arrivata ad un punto di arresto dopo che mitragliatrici e mortai tedeschi avevano aperto il fuoco vanificando gli assalti e terminando in un disastro, era stato dato ordine di riprendere l’offensiva nelle Fiandre e di conquistare l’altura di Messines. Mentre gli inglesi avevano preso il controllo della città i tedeschi avevano occupato il terreno della cresta di Messines-Wytschaete a sud, le creste più basse ad est e il terreno pianeggiante a nord, e il fatto che conoscessero molto bene l’importanza strategica dell’area aveva fatto sì che venisse rinforzata da subito con linee di trincee, sbarramenti di artiglieria, postazioni di mitragliatrici e tutto ciò che avevano reputato essere utile in una guerra di trincea che ormai va avanti da quasi tre anni. Poiché gli inglesi, sapendo bene che attaccare frontalmente il saliente di Wytschaete, prima linea difensiva tedesca e punto centrale dello schieramento, sarebbe stato un massacro, avevano messo a punto un piano di sfondamento: scavare una serie di tunnel sotto il saliente tedesco, ricavarne delle enormi camere, riempirle di esplosivo e farle saltare in modo da distruggere le linee fortificate in superficie. Avevano voluto utilizzare una tecnica d’assedio sperimentata nel Basso Medioevo per abbattere le mura perimetrali dei castelli, la stessa ripresa e perfezionata dal Tenente Colonnello Henry Pleasants, comandante del 48° Reggimento di Fanteria della Pennsylvania, il 30 luglio del 1894. Nella città di Petersburg, in Virginia, un luogo sotto assedio che vedeva schierata da una parte l’Armata Confederata della Virginia Settentrionale guidata dal Generale Robert Edward Lee, e dall'altra l’Armata della Virginia Nord-Orientale guidata dal Maggior Generale George Gordon Meade, creando a tutti gli effetti un’evoluzione delle mine utilizzate nel 1300 per abbattere le mura perimetrali dei castelli, una carica di scoppio riempita con 320 barili di Polvere Nera era stata scavata 6 metri sotto il forte del Saliente di Elliott, esattamente sotto la prima linea per essere fatte poi saltare in aria distruggendo le linee fortificate in superficie. A Messines, sebbene l’uso delle mine sotto le trincee avversarie fosse una strategia conosciuta e ampiamente applicata durante la guerra, ci sarebbero stati comunque due enormi problemi per la realizzazione del piano. Il primo problema: il terreno. Argilla, sabbia, limo e acqua, avrebbero reso difficile qualsiasi metodo di scavo, poiché, dalla prima battaglia di Ypres nel 1914, gran parte del drenaggio della zona era stato distrutto dal fuoco dell'artiglieria. Le condizioni sotto la superficie sarebbero state particolarmente complesse poiché le falde acquifere separate avrebbero reso difficile l'estrazione del materiale. Per questi motivi i Royal Engineers si erano fatti mandare dall’Inghilterra due geologi, Edgeworth David e il suo assistente, in modo da capire come poter affrontare uno scavo del genere in quel tipo di terreno. I geologi lo avevano analizzato individuando uno strato di argilla idoneo allo scavo ma troppo in profondità per un lavoro veloce. Coordinati dai Royal Engineers, le compagnie di Tunneling 171a, 175a e 250a britanniche, 1a e 3a canadesi e 1a australiana, avevano iniziato a scavare le prime gallerie nella prima metà del 1916. I tempi di realizzazione erano stati molto lunghi e durati oltre un anno, lavorando a profondità comprese tra 24 e 37 metri, ricavando passaggi, stanze, condotti e, calcolando il punto migliore dove allestire le camere di scoppio erano avanzati per oltre 5 chilometri sotto le linee tedesche. Il secondo enorme problema: i tedeschi si aspettavano una strategia di questo tipo. Per evitare che i loro tunnel venissero intercettati, gli inglesi avevano creato una seconda rete di tunnel più vicini alla superficie in modo da attirare su quelli l’attenzione dei genieri avversari e distoglierla invece dai tunnel reali, studiando perfino il comportamento delle onde sonore che si propagavano nelle sabbie mobili, nel gesso e nell'argilla. Le condizioni di lavoro erano state dure, le gallerie erano fredde, anguste e troppo spesso allagate. Le pompe elettriche avevano lavorato a ritmo continuo portando l'aria verso il basso e l'acqua verso l’altro, fuori dalla mina, mentre a lume di candela, sul fronte di scavo, avevano operato su turni di scavo squadre di tre persone: lo scavatore, sdraiato, aveva picchettato la terra davanti a lui; il riempitore, in ginocchio, aveva chiuso i sacchi con la terra di risulta; il trasportatore, immediatamente dietro, aveva rimosso il carico e, attraverso un carrello su rotaia, spinto i detriti fino alla superficie e ritornato sul fronte di scavo col legname per armare le centine di sostegno. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, le squadre avevano scavato e consolidato le pareti dei tunnel, ininterrottamente, in un surreale silenzio, stando attente ad ogni minimo rumore proveniente dalle pareti: voci, sibili, raschiature, erano tutti campanelli d’allarme che segnalavano la presenza di squadre nemiche nelle vicinanze. Alla fine di ogni galleria, avevano realizzato le camere di scoppio, ampi cameroni rinforzati sulle pareti in cui i genieri inglesi avevano trasportato gli enormi carichi di alto esplosivo. Per la mina sotto il forte del Saliente di Elliott del 1894 era stato usato come esplosivo la Polvere Nera, 3.629 chilogrammi di esplosivo deflagrante costituito da 74,65% di nitrato di potassio, 13,50% di carbone e 11,85% di zolfo, ricetta arrivata ai giorni nostri grazie al monaco e scienziato Ruggero Bacone nel 1249 modificando quella comparsa per la prima volta in un'opera di Wu Ching Toung Yao nel 1044 che nel 1044 suggeriva il dosaggio di un 74% in peso di nitrato di potassio, 15% in peso di carbone e 11% in peso di zolfo. Questa era poi stata innescata con un cartoccio della stessa sostanza e attivata con della miccia a lenta combustione. La miccia non era altro che un cordone di colore nero costituito da un rivestimento in catrame per impermeabilizzarlo e del diametro di 5 millimetri, erede della corda di canapa catramata brevettata il 6 settembre del 1836 da William Bickford e costituita da un cordone di cotone impermeabile con un’anima di Polvere Nera che aveva consentito alla fiamma un percorso di un metro ogni 120 secondi. Una volta accesa, la miccia lenta non sarebbe stata possibile fermarla se non tagliandola. Per le mine inglesi questa tecnica non sarebbe mai potuta essere messa in opera, L’umidità, l’acqua, il fango, sono nemici della Polvere nera e in un terreno di questo tipo avrebbe reso l’esplosivo completamente inerte in pochissimo tempo. Qui avevano avuto bisogno di un esplosivo completamente diverso, non solo in grado di sopportare le condizioni climatiche estreme, ma molto più veloce, con caratteristiche dirompenti eccezionali. Era stato deciso di utilizzare l’Ammonal, un composto costituito per il 17% di alluminio, 15% di Trinitrotoluene, esplosivo con velocità di detonazione di 6.900 metri al secondo preparato la prima volta nel 1863 dal chimico tedesco Julius Wilbrand, perfezionato dal chimico tedesco Hermann Frantz Moritz Kopp nel 1888 e prodotto industrialmente in Germania un anno dopo col nome di Tritolo o Tnt, 3% di carbone e 65% in peso di Nitrato d’Ammonio. Il Nitrato d’ammonio è un fertilizzante, Johann Rudolph Glauber, chimico e farmacista tedesco considerato uno dei fondatori della chimica industriale moderna e precursore dell’ingegneria chimica, lo aveva preparato e descritto nel 1659 chiamandolo “nitrum flammans” per via del colore giallo della sua fiamma. Utilizzato come ingrediente esplosivo con velocità di detonazione di 2.700 metri al secondo dal 1867, quando era stato rilasciato un brevetto a due chimici svedesi, J. H. Norrbin and J. Ohlsson, utilizzandolo assieme ad un 20% di carbone nel loro Ammoniakkrut, per poi venire utilizzato dal chimico e ingegnere svedese Alfred Nobel nella sua dinamite "extra" del 1870 in cui lo aveva sostituito alla farina di roccia silicea sedimentaria di origine organica, unendolo alla Nitroglicerina, di velocità di detonazione di 7.700 metri al secondo e sintetizzata dal chimico e medico italiano Ascanio Sobrero nel 1847. Molto potente, di largo impiego in campo civile ed estrattivo dato il suo basso costo e la sua buona resa, si presenta sotto forma di polvere untuosa di colore rosso bruno dal forte odore di mandorla. La scelta dei britannici era ricaduta su questo composto per ragioni sia chimiche che economiche: il TNT puro scarseggiava a causa dell'enorme consumo bellico, e l'Ammonal si era rivelato perfetto per il lavoro di scavo profondo. Il Nitrato d’Ammonio fungeva da potente agente ossidante fornendo l'ossigeno necessario alla reazione, la polvere di alluminio, il vero "segreto" della sua forza, avrebbe agito come combustibile altamente reattivo poiché incendiandosi avrebbe sviluppato temperature elevatissime che avrebbero sfiorato i 3.000 gradi centigradi, calore estremo che avrebbe dilatato istantaneamente i gas generati dall'esplosione, massimizzando l'effetto d'urto. Il TNT invece, utilizzato per stabilizzare la miscela, avrebbe ottimizzato la combustione e fatto da sensibilizzatore per garantire che la detonazione si propagasse correttamente attraverso l'enorme massa di esplosivo. Nelle gallerie, scavate nell'argilla umida delle Fiandre l'Ammonal offriva vantaggi ma anche sfide specifiche. Il suo tallone d’Achille? Purtroppo l'idrofobia. Così come la Polvere Nera, il Nitrato d’Ammonio è altamente igroscopico, cioè assorbe l'umidità dall'aria e dal terreno circostante, pertanto, se l'Ammonal si fosse bagnato sarebbe diventato completamente inerte e non sarebbe esploso. Per questo motivo, visto le condizioni generali in cui sarebbe stato stoccato, l’esplosivo era stato confezionato in cilindri di carta paraffina, chiuso in lattine di metallo e scatole di gomma impermeabili fino al giorno della detonazione per prevenire problemi di infiltrazione e umidità. L'Ammonal non è un esplosivo "rapido" come il tritolo puro, ma è un esplosivo dirompente a spinta progressiva. Ciò significa che la sua onda d'urto viaggia leggermente più lenta, ma sposta volumi di terra infinitamente superiori. Invece di frantumare semplicemente la roccia o il terreno circostante, l'Ammonal genera una spinta sotterranea colossale, solleva letteralmente il terreno creando enormi crateri. E poi, una volta innescato, la polvere d’alluminio in esso contenuto, incendiatosi avrebbe trasformato i tunnel nel centro della terra. Questo esplosivo, di tipo secondario, a causa del suo elevato grado di stabilità avrebbe però avuto bisogno di un forte innesco. Nessuna miccia a lenta combustione, nessun cartoccio di Polvere Nera. I genieri britannici, dopo alcuni test avevano optato per il detonatore elettrico all’Azoturo di Piombo inventato nel 1876 da Julius Smith che avrebbe avviato una carica di Dinamite. Questo cilindretto di alluminio riempito col preparato della Curtis's and Harvey Ltd Explosives Factory del 1890, con velocità di detonazione di 5.300 metri al secondo e innescato da una sostanza infiammabile accesa dal passaggio di una corrente elettrica, avrebbe fatto detonare i candelotti del tipo “a base attiva”, fortemente esplosiva, di rinforzo. Si tratta della Dinamite brevettata dal chimico e ingegnere svedese Alfred Nobel nel 1867 e composta per il 75% da Nitroglicerina e da un 25% di segatura e nitrato di sodio, evoluzione di quella “a base inerte” andando a sostituire con questo 25% quello originario di farina di roccia silicea sedimentaria di origine organica. Per quanto riguarda l’Ammonal, era stato utilizzato per la prima volta il 19 luglio 1915 nella località di Hooge da parte dei soldati inglesi, che per fare saltare in aria delle fortificazioni tedesche in cemento armato avevano scavato un tunnel sotto di esse imbottendolo con 1.600 chilogrammi dell'innovativo esplosivo. La complessiva energia cinetica ottenuta da questa carica, nell'ipotesi che si fosse trasformato in lavoro meccanico solo il 30% dell'energia termica, era stata tale da essere in grado di lanciare in aria, a 20 metri d'altezza, un incrociatore corazzato da 10.000 tonnellate di dislocamento, fronte di un’onda di detonazione con pressioni dell'ordine di 100 mila atmosfere e temperature di migliaia di gradi. Una volta data corrente ai detonatori i soldati erano stati investiti da una tempesta di vento e pietre con un'esplosione che aveva provocato la completa distruzione dei manufatti di difesa tedeschi e creato un enorme cratere largo 37 metri e profondo poco più di 6 tra lo stagno di Bellewaerde e Menin Road. Come nel caso di Hooge le casse di Ammonal erano state disposte le une sulle altre all’interno delle camere di scoppio cercando di non lasciare spazi vuoti tra esse in modo da creare continuità tra le varie pile. A causa dell’elevato livello di umidità dei tunnel e del grado di igroscopicità della sostanza esplosiva, i minatori erano stati attenti al maneggio delle casse e al loro corretto posizionamento per evitare di vanificare l’effetto “simpatia”, ovvero il trasferimento dell’onda esplosiva da una cassa all’altra. Questo piano di demolizione aveva previsto un totale di 20 mine, tutte posizionate lungo la linea tedesca: la mina “Trench 122 Left”, ad una profondità di 20 metri, caricata con 9.100 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 296 metri completato il 14 aprile 1916; la mina “Trench 127 Left”, ad una profondità di 25 metri, caricata con 16.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 302 metri completato il 20 aprile 1916; la mina “Trench 127 Right”, ad una profondità di 26 metri, caricata con 23.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 405 metri completato il 9 maggio 1916; la mina “Maedelstede Farm”, ad una profondità di 33 metri, caricata con 43.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 518 metri completato il 2 giugno 1916; la mina “St. Eloi”, ad una profondità di 42 metri, caricata con 43.400 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 408 metri completato l’11 giugno 1916; la mina “Trench 122 Right”, ad una profondità di 25 metri, caricata con 18.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 241 metri completato l’11 giugno 1916; la mina “Peckham”, ad una profondità di 23 metri, caricata con 39.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 349 metri completato il 19 giugno 1916; la mina “Hollandscheschur Farm 1”, ad una profondità di 20 metri, caricata con 15.500 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 251 metri completato il 20 giugno 1916; la mina “Spanbroekmolen”, ad una profondità di 29 metri, caricata con 41.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 521 metri completato il 26 giugno 1916; la mina “Kruistraat 1”, ad una profondità di 19 metri, caricata con 14.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 492 metri completato il 5 luglio 1916; la mina “Hollandscheschur Farm 2”, ad una profondità di 18 metri, caricata con 6.800 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 137 metri completato l’11 luglio 1916; la mina “Petit Bois 1”, ad una profondità di 19 metri, caricata con 14.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 616 metri completato il 30 luglio 1916; la mina “Hill 60”, ad una profondità di 30 metri, caricata con 24.300 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 354 metri completato il 1° agosto 1916; la mina “Petit Bois 2”, ad una profondità di 23 metri, caricata anche’essa con 14.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 631 metri completato il 16 agosto 1916; la mina “Hollandscheschur Farm 3”, ad una profondità di 18 metri, caricata con 7.900 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 244 metri completato il 20 agosto 1916; la mina “Kruistraat 2”, ad una profondità di 21 metri, caricata con 14.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 451 metri completato il 23 agosto 1916; la mina “Kruistraat 3”, ad una profondità di 17 metri, caricata con 14.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 658 metri completato il 23 agosto 1916; la mina “Caterpillar”, ad una profondità di 33 metri, caricata con 32.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 427 metri completato il 18 ottobre 1916; la mina “Kruistraat 4”, ad una profondità di 19 metri, caricata con 8.800 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 492 metri completato il 9 maggio 1917; la mina “Ontario Farm”, ad una profondità di 34 metri, caricata con 27.000 chilogrammi di Ammonal e accessibile tramite un tunnel lungo 392 metri completato il 6 giugno 1917. Una volta sigillate le pile, ad ogni base era stata posizionata la carica di Dinamite che avrebbe fatto da “booster”, ovvero da carica di spinta che avrebbe garantito il corretto innesco della carica principale. Controllato che tutto fosse a posto, i genieri, guardando per l’ultima volta i tunnel dove avevano vissuto e lavorato per oltre un anno e consci che tutto quel lavoro sarebbe stato spazzato via in un secondo, avevano sistemato i detonatori elettrici all’interno dei 450 chilogrammi totali delle cariche di avvio per ogni mina. Immediatamente dopo, gli specialisti avevano fissato i cablaggi dei cavi alle pareti perimetrali con dei rampini ed erano usciti dalle camere di scoppio intasandole con 120 metri di sacchi di argilla ciascuna. Questo metodo, versione esasperata di quello in foro utilizzato per la prima volta nel 1687 dall'esplosivista Carl Zumbe nelle miniere di Clausthal, nella Bassa Sassonia, in Germania, avrebbe creato un forte intasamento della mina. La compressione generata avrebbe esercitato nei confronti dei gas pro­dotti dall’esplosione una fortissima resistenza. Comprimendo il volume dei gas contenuti la camera avrebbe causato un aumento esponenziale del “fattore di pressione”, e in questo modo, l’onda esplosiva avrebbe subito una improvvisa accelerazione cinetica con un conseguente incremento degli effetti esaltando il potere dirompente della carica. Dopo essersi srotolati dietro durante l’uscita una lunga dorsale fino alle postazioni fortificate in superficie, tutte le mine erano state finalmente completate. Il 2 giugno 1917 era iniziata ufficialmente l’offensiva. L’artiglieria inglese aveva iniziato a battere le linee nemiche. 3.561.530 proiettili provenienti da 2.230 pezzi tra cannoni e obici stavano bombardando le trincee tedesche. La 4a divisione australiana, la 11ma e la 24ma erano state spostate a nord da Arras come riserve per quei corpi della Seconda Armata che si stavano preparando all’imminente attacco. 72 dei nuovi carri armati Mark IV, dei cingolati corazzati di 28 tonnellate, erano arrivati al fronte e nascosti a sud-ovest di Ypres mentre gli aerei britannici erano stati spostati a nord dal fronte di Arras salendo ad un totale di 300 velivoli operativi. Era anche stato costruito un gran numero di fortificazioni da mitragliatrice e tre compagnie di ingegneri e un battaglione pionieri erano stati preparati e tenuti di riserva al fine di seguire la fanteria in attacco, ricostruire le strade e lavorare sulle posizioni difensive man mano che si fosse guadagnato terreno durante l’avanzata. La notte del 6 giugno sta per arrivare al momento cruciale, all’interno delle trincee l’umore è altro. L’artiglieria sono giorni che non smette di bombardare le postazioni tedesche e certo quella tedesca non sta a guardare. Anche le granate lontane sembrano cadere a pochi metri, fango, terra, acqua, ribollono ad ogni esplosione. Nel cielo i caccia di entrambe le parti continuano ad affrontarsi cercando di abbattere i palloni antiaerei e comunicare le posizioni degli schieramenti. Il Day Zero è oggi, l’Ora Zero è tra poco, alle ore 03:10. L’orario non è stato scelto a caso, è il momento esatto in cui un uomo può essere scorto da ovest da una distanza di 100 metri. Finalmente smette di piovere, il cielo inizia a schiarirsi. Alle ore 01:00 gli aerei britannici sorvolano le linee tedesche per coprire il ruggito dei carri armati che si stanno dirigendo verso i punti di raccolta. Dietro le linee, nella sala riunioni fortificata, il Generale Sir Charles Harington davanti al piano di tiro segnato sulla mappa, esclama rivolgendosi agli ufficiali attorno al tavolo: "Signori, non so se oggi cambieremo la storia, ma di sicuro cambieremo la geografia". Nelle trincee tra le truppe inizia a montare l’eccitazione. Alcuni soldati strisciano sulla “No Man’s Land”, la zona neutra, per trovare eventuali aperture nel filo spinato tedesco e segnando i punti d’accesso con del nastro bianco. Molti hanno iniziato a scrivere l’ultima lettera a casa. Una fitta nebbia aleggia sul terreno. Ha ripreso a piovere, una pioggia leggera che non dà pace e che gli uomini raccolgono con gli elmetti così da dissetarsi. Triangoli ricavati dalle scatole di latta per biscotti sono attaccati sulle spalle di alcuni soldati in modo che gli aerei da ricognizione possano monitorarne l’avanzata. Quelli della prima linea sono accovacciati spalla a spalla, pronti ad attaccare. Alcuni pregano. L’Ora Zero è vicina, il bombardamento si è appena intensificato. La terra trema, gli spostamenti d’aria sono talmente forti che i soldati hanno difficoltà anche ad accendere la fiamma dello zolfanello per fumare una sigaretta. Sono le ore 02:00, il fuoco dell’artiglieria è al culmine. Sulle postazioni tedesche stanno piovendo 250.000 granate, 3.500 al minuto. Il fuoco di sbarramento è così intenso che se ne sente l'eco ad Hampstead Heath, a nord di Londra. Sono le ore 02:55, il fuoco si ferma. L’aria è intrisa di fumo e polvere. In uno stato di calma apparente e cupo silenzio, i genieri avvitano i capi delle dorsali alle batterie di controllo su cui sono collegati gli esploditori, controllano e riverificano i circuiti e si preparano a dare corrente. In prima linea i soldati montano le baionette sul fucile. Sotto le linee tedesche la bocca dell’inferno sta per essere spalancata. Nemmeno i soldati inglesi, che si guardano attorno domandandosi il perchè di tanta calma, sono a conoscenza di ciò che realmente sta per scatenarsi. Scatta l’Ora Zero, le lancette degli orologi degli ufficiali segnano le ore 03:10. Il generale Plumer dà l’ordine: la leva scende, il primo circuito viene chiuso. In una frazione di secondo la corrente elettrica percorre il cavo per le centinaia di metri all’interno dei tunnel, supera la barriera di chiusura e arriva alle camere di scoppio. Il ponticello all’interno degli artifizi esplosivi primari brevettati da Julius Smith diventa incandescente accendendo la miscela incendiaria che innesca l’Azoturo di Piombo. I detonatori si attivarono facendo partire la Dinamite che innesca la reazione a catena con l’Ammonal. Le mine detonano una dopo l’altra con una velocità di detonazione di 4.400 metri al secondo. L’alto esplosivo scatena l’inimmaginabile. Non si assiste ad una semplice fiammata, ma a un violento e rapidissimo fenomeno di meccanica dei continui e termodinamica. In una frazione di millisecondo, la materia solida dell'esplosivo si trasforma in un gas ad altissima temperatura e pressione racchiuso in uno spazio ristretto. Nel momento esatto della detonazione, la reazione chimica genera gas, anidride carbonica, azoto e vapore acqueo, raggiungendo temperature tra i 2.500 e i 3.000 gradi centigradi e pressioni che superano le 100.000 atmosfere che premono contro le pareti della roccia con una forza d'urto supersonica. Il terreno immediatamente a contatto con la camera di scoppio si polverizza istantaneamente a causa del calore e della pressione estremi. Subito oltre la camera, l'onda d'urto supera la resistenza meccanica del terreno frantumandolo in piccoli pezzi mentre più all'esterno, dove l'energia inizia a dissiparsi, il terreno non si frantuma ma si spacca creando una fitta rete di crepe e fratture radiali. A questo punto, la massa di gas ad altissima pressione cerca la via di minore resistenza. Poiché il terreno sottostante e laterale offre una resistenza quasi infinita, l'energia si dirige verso l'alto, cioè verso la superficie. Mentre parte dei gas sfiatano attraverso le gallerie di accesso, il terreno sopra la camera di scoppio si gonfia, viene sollevato in blocco verso l'alto formando per un istante una gigantesca cupola di terra e detriti. Una frazione di secondo dopo, la cupola esplode verso l'esterno, i gas si espandono spingendo via milioni di tonnellate di detriti, che vengono scagliati in aria. Inoltre, una parte consistente dell’energia cinetica si trasforma in onde sismiche, del tutto identiche a quelle di un piccolo terremoto, in grado di far crollare trincee e gallerie. La campagna viene squassata da un rombo lungo venti secondi che si espande per centinaia di chilometri arrivando al Dipartimento di Geologia dell'Università di Lille, dove l'onda d'urto, propagatasi nel terreno, manda in tilt i sismografi. La detonazione dell’enorme carico di esplosivo stipato nelle venti mine sotto Messines Ridge scuote la terra. Le 434 mila tonnellate di esplosivo producono 3.500 miliardi di litri di gas ad altissima pressione che eruttano dal terreno con una gigantesca palla di fuoco illuminando l’oscurità. Una colonna di fuoco trasforma la notte in giorno. Gli inglesi vengono scaraventati a terra dall’onda d’urto. Alcuni urlano, altri chiudono gli occhi e si coprono la testa. Centinaia di migliaia di tonnellate di terra, gesso e roccia volano in aria per poi ricadere pesantemente a terra in una nuvola grigia di detriti. 10.528 mila soldati tedeschi tra Ypres e Ploegsteert scompaiono, sparati in aria per centinaia di metri prima di essere inghiottiti dal fango rovente, altri 2.263, i più fortunati, sono investiti da una pioggia di pietra che squarcia, smembra, mutila. L'esplosione congiunta, tra le più grandi e letali non nucleari di tutti i tempi, superando le mine della Somme di 11 mesi prima, è il boato più potente della storia dell’uomo fino a questo momento. È avvertito fino a Londra e Dublino dove viene scambiato per un tuono. È difficile quantificare la follia distruttiva degli uomini, qui può essere misurata. Dove prima c’erano le camere di scoppio, le centine, le stanze e i cunicoli in cui i genieri avevano lavorato per mesi, ora ci sono dei giganteschi crateri: una voragine di 59 metri di diametro per la mina “Trench 122 Left”, 55 metri per la mina “Trench 127 Left”, 64 metri per la mina “Trench 127 Right”, 66 metri per la mina “Maedelstede Farm”, 53 metri per la mina “St. Eloi”, 69 metri per la mina “Trench 122 Right”, 73 metri per la mina “Peckham”, 56 metri per la mina “Hollandscheschur Farm 1”, 76 metri per la mina “Spanbroekmolen”, 71 metri per la mina “Kruistraat 1” e la mina “Kruistraat 4” fuse in un'unica voragine, 32 metri per la mina “Hollandscheschur Farm 2”, 53 metri per la mina “Petit Bois 1”, 58 metri per la mina “Hill 60”, 66 metri per la mina “Petit Bois 2”, 43 metri per la mina “Hollandscheschur Farm 3”, 66 metri per la mina “Kruistraat 2”, 72 metri la mina “Kruistraat 3”, 79 metri per la mina “Caterpillar”, 61 metri per la mina “Ontario Farm”. Lo scenario è lunare, dove prima c’erano le trincee, le fortificazioni, le postazioni d’artiglieria, i dormitori, le mense, i depositi, ora non resta che terra martoriata, sollevata, rivoltata dove arti, parti umane, elmetti, ossa, intestini, fanno capolino tra le zolle. L’acqua è diventata rossa, sembra che l’inferno si sia aperto sotto i soldati e li abbia masticati e risputati. Il tempo si è fermato. Quelle che sono state per anni le loro case si sono trasformate in pochi secondi in gigantesche fosse comuni sature di monossido di carbonio e ossidi di azoto, altamente tossici, che rimarranno intrappolati nelle fessure del terreno per giorni, filtrando lentamente nelle gallerie vicine. Qualche centinaio di metri indietro, nelle linee inglesi, i comandanti attendono che i detriti finiscano di piovere e la polvere si abbassi completamente. Davanti a loro il saliente non c’è più. La 3a divisione Bavarese è stata quasi interamente annientata. Dalle trincee arriva il suono delle cornamuse, gli uomini della prima ondata montano sui parapetti, nel tumulto, nel buio. L'artiglieria sposta il tiro verso le linee più lontane, secondo le tabelle prestabilite, dove le truppe tedesche sono ancora intontite. Gli obici e i cannoni iniziano il bombardamento, i fischietti dei comandanti suonano all'unisono. Le nove divisioni di fanteria della Seconda Armata britannica, le tre di riserva e i 72 carri di appoggio lasciano le fortificazioni. 80 mila soldati cominciano lentamente ad avanzare lungo il pendio, sulla terra di nessuno, camminando tra i cadaveri che affiorano dal terreno. La battaglia di Messines è iniziata.

Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente blog, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione.

Gli articoli pubblicati su questo blog sono il prodotto intellettuale dell'autore, frutto dello studio di perizie, testimonianze e rilievi video-fotografici reperiti dallo stesso in sede privata. L'intento di chi scrive è la divulgazione di eventi di interesse pubblico accompagnati da un'analisi tecnica degli stessi rinnegando qualsiasi giudizio personale, politico, religioso.