TIPOLOGIA: sabotaggio
CAUSE: carica occultata
DATA: 30 luglio 1916
STATO: New Jersey
LUOGO: Jersey City, Porto
MORTI: 4
FERITI: 173
Analisi e ricostruzione a cura di Luigi Sistu
Sono
passati due anni dall'inizio della Prima Guerra Mondiale e l'area metropolitana
di New York è diventata il centro nevralgico dell'industria bellica americana.
Il 75% delle munizioni e degli armamenti spediti dagli Stati Uniti d’America verso
l’Europa escono da Black Tom, il più importante centro di stoccaggio, assemblaggio
e spedizione in America per le munizioni e gli esplosivi inviate agli stati alleati
sul fronte europeo, e probabilmente anche il punto di stallo dell'arsenale più
ampio al di fuori della zona di guerra. Di proprietà della Lehigh Valley
Railroad Company, dopo la bonifica e la creazione di un’isola artificiale di 10
ettari nel 1880, la compagnia aveva successivamente bonificato e colmato il
vuoto annettendola alla terraferma di Jersey City, dove prima era collegata
solo tramite una ferrovia e una strada sopraelevata. Il suo nome si dice venga
da un pescatore nero che aveva vissuto sull'isola per molti anni. Inizialmente
utilizzato come cantiere e deposito della National Dock and Storage Company il
molo si trova di fronte alla Statua della Libertà, nel porto di New York nella
sezione di Greenville. Negli immensi magazzini di Black Tom sostano
quotidianamente i materiali “di guerra” fabbricati negli stati nord-orientali, dove
rimangono per qualche giorno prima di essere imbarcati e inviati alle Potenze
Alleate d'Inghilterra, Francia, Italia e Russia. Mentre questi sono impegnati
nel conflitto contro le Potenze Centrali, la Germania e l'Austria-Ungheria, il
Presidente Woodrow Wilson ha dichiarato la propria neutralità, ma i diritti americani
alla "libertà dei mari" sono lesi dal controllo britannico delle
strade marittime atlantiche. Quella che gli Stati Uniti d’America non vedono è
una guerra parallela segreta che la Germania Imperiale sta combattendo proprio
sul loro territorio atta ad impedire la ricezione britannica del munizionamento
dagli Stati Uniti d’America. Educati, industriosi e ben vestiti, ai
tedesco-americani è permesso di integrarsi nella società con pochi attriti
iniziali rispetto ad altri gruppi etnici. Uno di questi nuovi arrivati in
America è il Conte Johann Heinrich von Bernstorff, ambasciatore tedesco a
Washington. Era arrivato nel 1908 con al seguito non un personale diplomatico
ma con preparati ed addestrati operatori d’intelligence. Aveva portato con sè il
Barone Franz Joseph Hermann Michael Maria von Papen, arrivato dal Messico dove aveva
combattuto per il Generale Victoriano Huerta, il responsabile per le questioni
navali in Nord America Karl Boy-Ed e dei suoi collaboratori Heinrich Friedrich
Albert, funzionario, diplomatico, politico, uomo d'affari e avvocato, e Felix
Sommerfeld e Horst von der Goltz, entrambi agenti del controspionaggio tedesco.
Con un fondo nero di milioni di dollari von Bernstoff e le sue spie miravano ad
assistere gli sforzi bellici tedeschi oltreoceano con ogni mezzo necessario,
finanziando azioni di sabotaggio in tutto il paese, boicottando e facendo
ostruzionismo. In questi anni Von Bernstorff non solo ha contribuito ad
ottenere i passaporti per i cittadini tedeschi che volevano eludere il blocco alleato,
ma ha finanziato il fallito attentato dinamitardo del Canale di Welland del
1914, quello riuscito allo stabilimento Roebling Wire and Cable a Trenton
del 1915, l’affondamento di una nave mercantile americana per il trasporto del
grano in Gran Bretagna nello stesso anno e l’attentato dinamitardo al ponte
ferroviario di Saint Croix-Vanceboro nel 1916. Ha tra le sue migliori spie il
Capitano Franz Dagobert Johannes von Rintelen, ufficiale dell’intelligence
navale arrivato negli Stati Uniti nel 1915 presentandosi come uomo
d'affari e fondando subito una società fittizia chiamata Bridgeport
Projectile Company, attraverso la quale ha cercato di acquistare il maggiore
quantitativo di esplosivo possibile per poi distruggerlo. Il suo obiettivo è
sia quello di creare delle carenze sul mercato americano al fine di impedire
che l’Europa acquisti munizioni, sia quello di sabotare le navi americane da
trasporto. Assieme al chimico tedesco Walter Scheel, von Rintelen ha messo punto
la versione definitiva di una bomba incendiaria tascabile ad orologeria: “la
bomba matita”. Il prototipo era costituito da un cilindro cavo di piombo delle
dimensioni di un grosso sigaro. Al centro del tubo era pressato e
saldato un disco circolare di rame che lo divideva in due camere
separate. Una di queste camere era riempita con Acido Picrico, composto
organico scoperto dal chimico tedesco Johann Rudolph
Glauber nel 1742, finito di sintetizzare correttamente nel 1841
e scoperto come esplosivo nel 1873 dal chimico anglo-tedesco Hermann Sprengel,
mentre la seconda era riempita con acido solforico. Un robusto tappo di cera da
una parte e un semplice tappo di piombo dall’altra rendevano entrambe le
estremità ermetiche. Lo spessore del disco di rame era invece variabile a
seconda della temporizzazione voluta. Per un disco spesso i due acidi
impiegavano molto tempo ad unirsi, per uno sottile la mescolanza avveniva entro
pochi giorni, trasformando a tutti gli effetti il disco di rame in una spoletta
a tempo sicura ed affidabile. Il Capitano von Rintelen durante la progettazione
della bomba matita aveva istruito due elementi d’elitè per le operazioni di
sabotaggio: il 21enne Lothar Witzkem, ufficiale della marina tedesca, spia e
sabotatore arrivato sotto falso nome a San Francisco dopo essere scappato da
una prigione cilena, e il 34enne Kurt Jahnke, cittadino tedesco naturalizzato
americano e agente dei servizi segreti. Von Rintelen aveva inoltre richiesto
l’appoggio logistico della SS Friendrich Der Grosse, un transatlantico di una
delle più importanti compagnie di navigazione tedesche, la Norddeutshcher
Lloyd, ormeggiato nel porto di New York e trasformato provvisoriamente in
laboratorio adibito alla fabbricazione del primo lotto del nuovo tipo di
ordigni incendiari. Come banco di prova per testare l’efficacia del congegno era
stata scelta la nave da trasporto italiana SS Phoebus. Il bastimento di 3.100 tonnellate
aveva preso fuoco in mare costringendo la nave da battaglia classe King Geoge
V, l’HMS Ajax, a rimorchiarlo nel porto di Liverpool. Con i nuovi ordigni
incendiari tascabili, Lothar Witzkem e Kurt Jahnke si sono addestrati per
infiltrarsi nel complesso Black Tom come guardie notturne in modo da
guadagnarsi col tempo la fiducia dei colleghi e avere libero accesso a tutta
l'area. Con l’ausilio di un contatto all’interno, dopo settimane di
preparazione, il piano messo a punto in un appartamentino di New York al civico
123 della Quindicesima strada era pronto. Si sono serviti di un certo Michael
Kristoff, un immigrato austriaco di 23 anni che lavora per la Tidewater Oil
Company a Bayonne, non lontano dal molo di carico degli armamenti. Kristoff è
un volto familiare e non avrebbe avuto problemi ad introdurre delle facce nuove
senza destare sospetti. È un fanatico sociopatico ma è motivato nel voler
fermare una guerra che va avanti ormai da troppo tempo, ed è proprio per queste
caratteristiche che è stato studiato per settimane e scelto dai sabotatori
tedeschi per il compimento della missione. La notte tra il 29 e il 30 luglio è
una notte scura, è da poco passata la mezzanotte e Kristoff, accompagnato da Witzkem
e Jahnke, sta percorrendo il molo. Sono silenziosi, sono armati, oggi tutto
deve finire. Arrivati al centro dell’impianto, con il favore del buio i tre si
dividono, posizionano alcuni ordigni incendiari sulla chiatta, altri sul convoglio
in stallo sulle rotaie e gli ultimi nei magazzini. Le bombe sono attive, gli
acidi all’interno stanno corrodendo da ore il disco di rame che li separa.
Mentre i due sabotatori si allontanano con un barchino salpato dal molo della
National Docks and Storage Company e il terzo si dilegua a piedi, il sabato
sera si è ormai trasformato in domenica mattina. Sono da poco passate le due, è
ancora buio e le otto guardie sono nel pieno del loro turno. È un’afosa nottata
e milioni di zanzare non cessano di martoriarli. Per cercare un po’ di
tranquillità hanno acceso da qualche ora dei piccoli focolari in modo da
poterle tenere a bada col fumo. Attorno a loro, nel gigantesco Black Tom, lo
stoccaggio è immenso. I depositi sono al limite della capienza, all’interno ci
sono 12 Tonnellate di Balistite e 25 tonnellate di Cordite in botti. La
Balistite era stata ottenuta per la prima volta dal chimico e ingegnere svedese
Alfred Nobel nel 1887 ed è costituita da un 10% di canfora, un 45% della
Nitrocellulosa scoperta dal chimico tedesco Christian Friedrich Schönbein nel
1846 e da un 45% di Nitroglicerina, il prodotto sintetizzato dal chimico e
medico italiano Ascanio Sobrero nel 1847 dalla Nitrocellulosa. La Cordite era
stata ottenuta in Gran Bretagna immediatamente dopo, sostanzialmente una
variazione della Balistite. Il chimico britannico Sir Frederick Abel assieme al
fisico e chimico Sir James Dewar avevano brevettato nel 1889 una sua formula
modificata composta da 58% di Nitroglicerina, 37% di Nitrocellulosa e 5% di
vaselina. Accanto, impilate l’una sull’altra, ci sono 229 tonnellate di alto
esplosivo in cariche di artiglieria di vario calibro per obici, cannoni per
carri, artiglieria ferroviaria, artiglieria campale media, pesante e
superpesante, tutte prive di spolette, i congegni di innesco ad urto, chimici e
ad orologeria da avvitare sul naso delle granate prima dell’uso. Queste sono
ordinate in file per calibro: le prime sono le granate da 155 millimetri con
ogiva in ghisa acciaiosa dal peso di 43,1 chilogrammi e armate con una carica di
10,3 chilogrammi di esplosivo di due tipologie. La prima è l’Amatolo 60/40, una
miscela esplosiva creata durante le prime fasi della guerra dalle forze armate
britanniche e costituita da 60% in peso di Nitrato d'Ammonio, il
fertilizzante preparato dal chimico e farmacista tedesco Rudolph Glauber nel
1659 che lo aveva chiamato “nitrum flammans” per via del colore giallo della
sua fiamma e scoperto come prodotto esplodente dal chimico e ingegnere svedese
Alfred Nobel nel 1870, e 40% in peso di Trinitrotoluene, il Tritolo,
esplosivo preparato la prima volta nel 1863 dal chimico tedesco Julius
Wilbrand. La seconda è la Melinite, una variazione dell’Acido Picrico, variazione
adottata dal governo francese del 1885 aggiungendo al composto la
Nitrocellulosa. Immediatamente dopo ci sono le granate da 220 millimetri con
ogiva in acciaio del peso di 188 chilogrammi e armate con una carica da 32 chilogrammi
di Melinite. Ci sono anche le granate da 305 millimetri con ogiva in acciaio,
alcune hanno un peso di 445 chilogrammi e sono armate con una carica di 114
chilogrammi di Trinitrotoluene, altre hanno un peso di 295 chilogrammi e sono armate
con una carica da 85 chilogrammi di Nougat, una miscela composta da una
percentuale del 70% di Tritolo e 39% di Schneiderite, prodotto francese di
recente invenzione costituito da un 87,40% di Nitrato d’Ammonio e da un 12,60%
di binitronaftalina, altre ancora hanno un peso di 340,5 chilogrammi e sono
armate con 97 chilogrammi di Lyddite, una ulteriore variazione dell’Acido
Picrico inventata nel 1888 a Lydd, nella regione del Kent, in Gran Bretagna,
dove si erano aggiunte al composto vaselina e di dinitrobenzolo. In fondo, le
più grandi di tutte, sono impilate le granate da 340 millimetri con ogiva in
ghisa del peso di 760 chilogrammi e armate con una carica da 148 chilogrammi di
Schneiderite. Fuori dai magazzini, fermi sulle rotaie, 87 vagoni merci sono in
attesa delle operazioni di scarico. All’interno sono stipate 30 mila casse di
Dinamite a base attiva del peso complessivo di 900 tonnellate. Questa,
fortemente esplosiva, brevettata dal chimico e ingegnere svedese Alfred Nobel
nel 1867 e composta dalla Nitroglicerina sintetizzata dal chimico e medico
italiano Ascanio Sobrero nel 1847 dalla Nitrocellulosa, e miscelata con
Nitrocellulosa ad alto contenuto di azoto, è solo una parte del carico. Gli
ultimi vagoni sono dedicati al Trinitrotoluene in casse per un peso di 250
tonnellate per la versione secca e 438 per quella umida. A pochi metri c’è il
molo, ormeggiata alla banchina c’è la Johnson Barge No 17, una chiatta in fase
di immagazzinamento, la sua stiva, piena per il 20%, contiene 46 tonnellate di
Trinitrotoluene e 417 casse di miccia detonante, la nuova miccia esplosiva
messa a punto negli stabilimenti David Bickford nel 1914 con l’anima in
Pentrite, uno degli esplosivi più potenti, preparata per la prima volta nel
1891 dal chimico tedesco Bernhard Tollens. Questo è uno stoccaggio eccezionale
anche per gli standard del Black Tom, 1.900 tonnellate tra cariche di munizionamento
ed esplosivo sfuso sono decisamente troppe per i protocolli di sicurezza
portuali. Sono le ore 01:00, mentre gli otto guardiani sono ancora rannicchiati
attorno ai fuochi tenendo lontane le zanzare, i dischi di rame all’interno
delle bombe matita sono consumati. Il primo si apre, gli acidi si incontrano, una
fiamma silenziosa e intensa lunga 30 centimetri divampa da entrambe le
estremità sciogliendo in pochi secondi l’involucro di piombo. L’ordigno,
studiato e occultato in modo da creare in pochissimo tempo il peggiore degli
incendi, ha innescato una reazione a catena che è impossibile fermare. Una
delle guardie scorge del fumo provenire da uno dei vagoni ferroviari, si avvicina,
magari è una delle tante lanterne accese, ma la lanterna è al suo posto, il
fumo viene da dietro le casse. Uno sguardo di terrore lo impietrisce, corre a
chiamare gli altri, ma non fa in tempo ad avvisarli, un secondo vagone inizia a
fumare, poi un terzo, e un quarto. Le guardie non sanno cosa fare, si guardano,
c’è dell’altro fumo che proviene dai magazzini, una dopo l’altra le bombe si
sono attivate, anche la chiatta ha preso fuoco. Black Tom è perduto, in un disperato
tentativo viene fatto suonare l’allarme antincendio collegato col Dipartimento
dei Vigili del Fuoco di Jersey City ma le fiamme sono già alte, minuto dopo
minuto gli incendi diventano sempre più grandi, l’intero stoccaggio è diventato
una bomba ad orologeria. Sono le ore 01:20, i Vigili del Fuoco di Jersey City
arrivano ma non c’è più niente da fare, l’unica possibilità è scappare e cercare
di salvare più vite possibili accendendo le sirene per svegliare la popolazione.
Anche i rimorchiatori, arrivati per agganciare le navi in modo da allontanarle
dal molo, invertono la rotta. È finita. Sono le ore 02:08, il carico della Johnson
Barge destinato a fornire munizioni alla Russia per sei mesi raggiunge il punto
critico, la chiatta salta in aria spazzando via il molo e investendo in un
decimo di secondo i magazzini e i convogli. Un terremoto di magnitudo 5,5
scuote la terra fino a Philadelphia. Il terreno si solleva, si apre, le
banchine vengono vaporizzate, il deposito del Black Tom con i suoi veicoli di
carico, ferrovie, magazzini, chiatte, rimorchiatori e pontili viene cancellato,
le imbarcazioni vengono affondate. L’aria diventa rossa, incandescente. Le
superfici friggono, fumano, nei cimiteri, lapidi e monumenti si rovesciano e le
tombe si scoperchiano fuori dal terreno, i residenti di Jersey City vengono svegliati
dal gigantesco boato seguito da un’onda d’urto che viaggiando a 7.300 metri al
secondo si inoltra nell’entroterra per 150 chilometri. Chi dorme viene buttato
giù dal letto, un bambino di 10 settimane muore sul colpo sbalzato dalla culla
e scaraventato contro la parete della camera da letto. La parete esterna del
municipio di Jersey City crolla, la torre dell’orologio del Jersey Journal a
Journal Square si ferma, il Ponte di Brooklyn oscilla, le vetrate della chiesa
di San Patrizio sono fatte a pezzi e la gonna, il braccio e la torcia della Statua
della Libertà si aprono. Dall'altra parte del fiume, i telai delle finestre
esplodono, le porte si scardinano, i pali dell’alta tensione si piegano, quelli
delle linee telefoniche si strappano, le edicole in legno vengono appiattite. Il
cielo è illuminato a giorno, fino a 90 chilometri di distanza saltano le
finestre, le strade di Lower Manhattan, Times Square, Staten Island, Brooklyn, Philadelphia
sono bombardate da una pioggia di vetro. Mentre in alto continua a sollevarsi
una palla di fuoco seguita da un fungo di polvere, detriti e fumo, in basso i
convogli ferroviari, 13 magazzini e sei moli sono un ricordo. Il cratere di 110
metri di lunghezza e 50 di larghezza, fulcro di quella spaventosa esplosione
diventa in un minuto e mezzo un laghetto disseminato di rottami fumanti. In
pochi minuti i residenti di Jersey City si riversano in strada in preda al terrore.
C’è chi in ginocchio prega e chi fugge senza una meta. I mezzi di emergenza che
pian piano arrivano sul posto non hanno la minima idea di quello che li aspetta.
Altre esplosioni scandiscono le timide operazioni di soccorso, la città è nel
panico e l’interruzione delle linee telefoniche ha creato un totale blackout
informativo. I feriti sono a decine, in 173 vengono trasportati negli ospedali,
l’intera zona è inghiottita dal fuoco. Gli immigrati in stallo ad Ellis Island sono
evacuati, 553 persone che vivevano sulle case galleggianti rimangono senza una casa.
Grazie all’ora tarda il numero dei decessi sarà basso, un bambino, due agenti di
polizia e un comandante a bordo della sua chiatta a poche decine di metri dalla
Johnson Barge. I sabotatori hanno vinto in silenzio l’equivalente di una
battaglia importante inaugurando il primo grande attacco terroristico sul suolo
degli Stati Uniti d’America da parte di un potere straniero.
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