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01 novembre, 2022

New York, Wall Street, 16 settembre 1920


TIPOLOGIA: attentato
CAUSE: carro-bomba
DATA:
16 settembre 1920
STATO:
New York
LUOGO:
New York, Wall Street
MORTI:
38
FERITI:
143

Analisi e ricostruzione a cura di Luigi Sistu

È una calda mattina di settembre del 1920, sono passati quattro mesi dall'arresto di Nicola Sacco e Bartolomeo Venzetti, calzolaio e pescivendolo, compagni, in attesa della sedia elettrica perché accusati di essere gli autori di una rapina ad un calzaturificio della Slater and Morrill di South Braintree in cui sono rimaste vittime un cassiere e una guardia armata. Un immigrato italiano, Mario Augusto Buda, romagnolo, anarchico, vendicativo, ha appena parcheggiato un carro trainato da un cavallo e condotto a mano tra Wall Street e Broad Street, accanto al nuovo Federal Assay Office e davanti alla J.P. Morgan & Company. È una giornata frenetica, soprattutto qui, nel distretto finanziario, un luogo talmente centrale e rinomato da essere ribattezzato “l’angolo”. Il palazzo che sorge sull’intersezione, al numero civico 23 e costruito nel 1913 in forma neoclassica e pomposa, non presenta alcuna insegna esterna ma è conosciuto da tutti come “la Casa dei Morgan”. I soci, tra cui spiccano personaggi del calibro di Thomas Landmont e Dwight Morrow, sono impegnati a discutere importanti questioni finanziarie in una delle sale conferenza dei piani più bassi. Prima di dileguarsi tra la folla dell'ora di pranzo, momento in cui la strada è particolarmente congestionata, Buda solleva il cappello per un saluto a quel manipolo di "robber barons" del tutto ignari di ciò che sta per accadere, e controllando di non essere osservato, porge un ultimo sguardo al carro allontanandosi con passo svelto verso la gente proprio mentre qualche isolato più avanti, un postino sbigottito sta osservando degli strani volantini stampati in modo rudimentale: "Liberate i prigionieri politici o sarà morte sicura per tutti voi!", firmato "Anarchici americani combattenti". Ora 37enne, Buda è negli Stati Uniti d’America dal 1907. Nato a Savignano sul Rubicone nel 1884, secondogenito di quattro figli, impegnato da bambino nei campi col padre e come garzone in una bottega di un calzolaio, partito per l’America nel 1907 aveva lavorato in diverse località nell’area di Boston come giardiniere, come operaio addetto alla posa dei tubi per una compagnia telefonica, alla costruzione di una centrale elettrica e nella costruzione di vagoni ferroviari per la New Haven & Hartford Railroad Company. Trasferitosi prima in Colorado, poi nell’Illinois ed infine nel Wisconsin per la costruzione di un ponte, era rientrato provvisoriamente in Italia nel 1911 a causa del poco lavoro, della grave miseria e della nostalgia di casa, lavorando come giardiniere assieme al padre prima di rimettere piede nel nuovo continente, appena prima che lo scoppio della Grande Guerra bloccasse i flussi migratori, per tornare nel Massachussets, a Roxbury, nella periferia di Boston, dove attualmente vive una consistente comunità di romagnoli prevalentemente anarchici, e abbracciando progressivamente le idee di Luigi Galleani, il fondatore, negli Stati Uniti, del periodico anarchico in lingua italiana bollato nel 1918 dal dipartimento di Giustizia come il giornale più pericoloso di tutto il paese, Cronaca Sovversiva, e unendosi al gruppo in cui militavano gli stessi Sacco e Vanzetti, vicino anche ad Errico Malatesta, l’anarchico più ricercato del pianeta. I galleanisti, zoccolo duro che conta sì e no una cinquantina di attivisti, sono sospettati di aver progettato attentati dinamitardi, tra cui quello a San Francisco del 1916 durante la parata del Preparedness Day per cui erano stati incastrati i sindacalisti Tom Mooney e Warren Billings, e di aver inviato, nel giugno del 1919, numerosi pacchi bomba a figure eminenti dell'amministrazione Wilson oltre che a J.P. Morgan e John D. Rockefeller. I circoli dei lettori di "Cronaca Sovversiva", che allora si riunivano nelle ombre dei setifici Paterson e degli stabilimenti per la laminazione dell'acciaio di Youngstown, sono delle vere e proprie calamite per lo scontento degli immigrati, la cui alienazione si è tramutata in rabbia furiosa di fronte all'isteria xenofoba dilagante durante la guerra e culminata nei Palmer Raids del 1919 in cui il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sotto l’amministrazione del Presidente Woodrow Wilson si era mobilitato per catturare e arrestare sospetti esponenti di sinistra, una lista di 3.000 persone, principalmente immigrati italiani e immigrati dell’Europa orientale, anarchici e comunisti, col fine di deportarli dagli Stati Uniti. Perciò, quando nel febbraio dello stesso anno il procuratore generale e ministro della Giustizia Alexander Mitchell Palmer aveva firmato l'ordine di espulsione per Galleani, in numerose fabbriche del New England erano comparsi volantini anonimi che promettevano di "annientare col fuoco e col sangue" i responsabili i tale decisione. Bisogna sottolineare che il movimento anarchico italiano, diffuso soprattutto sulla Costa Orientale dove sorgono industrie caratterizzate da manovalanza italiana, incarna un massimalismo anarco-comunista radicale nemico del socialismo e del riformismo; lo stesso Galleani, sulle pagine della propria rivista, proponeva il rovesciamento del sistema capitalistico e dell’ordine costituito attraverso qualsiasi mezzo, attentati e assassinii compresi, soprattutto contro istituzioni e magistrati. Ed è proprio per questo che alla notizia dell’incriminazione di Sacco e Vanzetti, il primo conosciuto ad Hopendale durante lo sciopero del 1913, il secondo a Plymouth nello sciopero alla Cordage Company nel 1916, periodo in cui ha frequentato riunioni, si è mosso in ambienti anarchici e ha militato direttamente nelle fila del movimento prendendo parte anche a manifestazioni violente. Buda è tornato precipitosamente a New York City, preparando un piano di “punizione”, affittando nel cuore di Little Italy, a Mulberry Street, un carro e un cavallo e trasformandolo in soli quattro giorni in un’arma dall’alta potenza distruttiva. Non è nuovo a questo genere di ritorsioni, premettendo che la sua lunga e controversa relazione con la giustizia va avanti fin da bambino, è qui in America che ha avuto il “salto di qualità”. È iniziato tutto a Milwakee il 9 settembre 1917, a causa di uno scontro interno alla comunità italoamericana tra i seguaci del pastore evangelico Augusto Giuliani e gli anarchici aderenti al Circolo Francisco Ferrer conclusosi in maniera tragica con l’intervento della polizia e due anarchici uccisi, uno gravemente ferito, undici arrestati e due poliziotti feriti. Buda, assieme all’amico, immigrato e commilitone Carlo Valdinoci, aveva lasciato il 24 novembre un pacco davanti alla chiesa del reverendo Giuliani, pacco che la polizia di Milwakee, forse per ingenuità o forse per un errore, aveva portato in commissariato dove era esploso uccidendo dieci agenti e un civile. In una escalation di violenza durata tutta la prima metà del 1919, aveva fatto parte dei progettisti di una prima serie di 30 attentati dinamitardi, dei pacchi bomba recapitati per posta ai maggiori rappresentanti del mondo politico ed economico, e di una seconda serie, tutti in una notte, tra il 2 e il 3 giugno, con dei pacchi depositati a mano nelle città di Boston, New York, Paterson, Philadelphia, Pittsburg, Cleveland e Washington dove in quest’ultima, destinata ad Alexander Mitchell Palmer, Ministro della Giustizia e dichiarato nemico degli anarchici, aveva perso la vita Valdinoci. A Wall Street, mentre le campane della vicina Trinity Church stanno suonando mezzogiorno, Buda, angelo vendicatore degli amici incarcerati, “i suoi migliori amici in America”, da cui è scampato per puro caso all’arresto, si allontana dal civico 23. Nessuno si immagina cosa sta per accadere, nessuno si immagina che in quel carro, sotto una catasta di frutta è nascosta una grossa carica di 45 chilogrammi di Gelatina per uso estrattivo e 230 chilogrammi di pezzi di ghisa. La Gelatina da cava, una Dinamite a base attiva, esplosiva, brevettata dal chimico e ingegnere svedese Alfred Nobel nel 1867 e composta dalla Nitroglicerina sintetizzata dal chimico e medico italiano Ascanio Sobrero nel 1847 dalla Nitrocellulosa, prodotto scoperto dal chimico tedesco Christian Friedrich Schönbein nel 1846, e miscelata con Nitrocellulosa ad alto contenuto di azoto, era stata rubata da un cantiere per la costruzione di un tunnel. Ad innescarla c’è un detonatore elettrico, uno di quelli inventati nel 1876 da Julius Smith, un cilindro di alluminio riempito con una miscela incendiaria e Fulminato di Mercurio, l’esplosivo primario sensibilissimo agli urti e al calore sintetizzato già nel XVII secolo e perfezionato nel 1799 dal chimico inglese Edward Howard. Collegato a questo, una sveglia sta ticchettando accanto a una batteria. Prima della fine dei dodici rintocchi delle campane la lancetta della sveglia che segna i minuti si incrocia con quella delle ore facendo sfiorare due filamenti di rame saldati alle estremità. Un circuito elettrico si chiude, la corrente della batteria scorre lungo un filo che arrivando fino al detonatore arroventa dei ponticelli interni che diventano incandescenti. La miscela incendiaria brucia, il Fulminato di Mercurio si accende innescando la Gelatina che trasforma con una velocità di detonazione 7.000 metri al secondo il carro in un’enorme massa di fuoco, vento e proiettili. La terra trema, i vetri ondeggiano e le pareti dei palazzi vibrano. Un boato assordante scuote il centro mentre una gigantesca sfera di tre milioni di litri di gas a 4.000 gradi centigradi sventra Wall Street. L’onda di sovrappressione attraversa il quartiere, lo devasta, le finestre degli edifici esplodono in faccia agli impiegati e i passanti vengono falciati dalle schegge. I tendoni dei negozi e le automobili parcheggiate nelle vicinanze prendono fuoco e l'intero quartiere viene avvolto da una nube di fumo e polvere. I grattacieli si svuotano alla velocità della luce. In preda al panico, la folla si riversa in strada scavalcando i corpi agonizzanti ammassati a terra. Fattorini, stenografi, impiegati, broker, sono sfigurati e irriconoscibili, martoriati dal passaggio della massa di metallo. La strada del tutto priva di alberi viene improvvisamente inondata da foglie verdi coi volti dei presidenti. I Fattorini delle banche, terrorizzati, abbandonano per strada circa ottantamila dollari che iniziano a volteggiare sotto le raffiche soffocanti di vento e cenere. Per la prima volta nella storia, un minuto dopo l'esplosione, Willam H. Remick, presidente della Borsa Valori di New York, ordina che vengano sospese le operazioni finanziarie nel tentativo di prevenire il panico. All'esterno, i soccorsi lavorano febbrilmente per trasportare i feriti in ospedale. James Saul, un fattorino di soli diciassette anni, ruba un'auto parcheggiata per trasportare in più viaggi trenta feriti in un ospedale vicino. Gli agenti di polizia si affrettano a raggiungere la scena del crimine per fornire il primo soccorso. Tutte le auto vicine vengono requisite perché essere utilizzate come ambulanze. Trattandosi di un attentato a Wall Street, viene proclamato lo stato di emergenza. Da Governor's Island partono subito un centinaio di soldati da mettere di pattuglia in quello che restava dell'Assay Office e dell'adiacente Subtreasury. Il Detective Bureau del New York Police Department riassemblerà i resti grotteschi di una "macchina infernale": la testa di un cavallo, qualche zoccolo spezzato e il ferro ritorto dell'assale di un carro. Di colpo gli anarchici, gli Industrial Workers of the World e i nuovi bolscevichi diverranno tutti possibili indiziati. Il Coroner conterà 38 morti e 143 feriti, due dei quali il presidente dell'Equitable Trust Alvin Kreck e Junius Morgan, il figlio di J.P. Morgan junior. Joseph P. Kennedy, passato quasi per caso nell’istante dell’esplosione, nonostante lo shock è rimasto illeso. Ma Buda, rifugiato a Providence dove si farà rilasciare dal Consolato italiano un passaporto a nome Mike Boda grazie al quale riuscirà a rientrare in Italia su una nave battente bandiera francese diretta a Napoli, dove è intenzionato a tornare a casa per riprendere il mestiere del calzolaio, rimarrà sicuramente deluso quando scoprirà che "Jack Morgan”, già scampato nel 1919 per pura fortuna ad un pacco bomba, si trova a Londra e che i soci Lamont e Morrow, in quel momento in una zona posta sul retro dell’edificio, ne sono usciti indenni. William Hammond Remick, presidente della New York Stock Exchange, la Borsa di New York, proprio sull’altro lato della strada, decide di interrompere immediatamente le contrattazioni per evitare un panico incontrollato. Ma intanto, un povero immigrato con un po' di Dinamite rubata, un mucchietto di ferraglia e un vecchio ronzino, è riuscito a scatenare un terrore senza precedenti nel Sancta Sanctorum del capitalismo americano, facendo partire col suo “an act of war” una delle più grandi cacce all’uomo della storia degli Stati Uniti d’America.

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01 settembre, 2020

Biatorbágy, Viadotto ferroviario, 13 settembre 1931


TIPOLOGIA: attentato
CAUSE: carica occultata
DATA:
13 settembre 1931
STATO:
Ungheria
LUOGO: Biatorbágy, Viadotto ferroviario
MORTI:
22
FERITI:
17

Analisi e ricostruzione a cura di Luigi Sistu

È la notte tra il 12 e il 13 settembre 1931, è passata da pochi minuti la mezzanotte e sul viadotto ferroviario di Biatorbágy sta per transitare un treno, uno dei tanti che utilizzano la linea non ancora elettrificata Budapest-Hegyeshalom-Rajka che prosegue fino a Vienna. La struttura è un massiccio doppio ponte ferroviario che si erge nella contea di Pest, città di provincia dell’Ungheria settentrionale. Costruito su una sezione della linea di Hegyeshalom dopo la decisione di farla passare attraverso gli insediamenti di Bia e Torbágy, il primo ponte ha lo stesso anno di nascita della linea a due binari, a cavallo tra il 1883 e il 1884. Progettato per essere un’elegante struttura in ferro a doppia trave della larghezza di 2 metri per 40,5 di lunghezza con singolo pilone intermedio, due teste di ponte voltate alte 10 metri con fondazioni su pali, muri di contenimento in calcestruzzo armato abbellite da un rivestimento in pietra naturale, era stato rinforzato nel 1903 a causa dell’insoddisfacente capacità portante. Le opere di rinforzo avevano completato le modifiche iniziate nel 1898 consegnate dalla Màvag, la Magyar Királyi Államvasutak Gépgyára, la più grande ditta produttrice di veicoli ferroviari e infrastrutture, di proprietà del Regno d’Ungheria, il 20 dicembre 1898 con la costruzione del secondo viadotto parallelo, la posa del binario di sinistra e l’apertura della doppia linea. Questa notte, su questi binari, appena prima dell’ingresso del viadotto c’è una bomba. È piccola, artigianale, ma la sua posizione e la sua conformazione la rendono letale. Si tratta di una carica allungata del peso di 2 chilogrammi parzialmente interrata. All’esterno, accanto alla rotaia c’è il sistema di innesco con attivazione elettrica a contatto, un dispositivo alimentato da due pile per torce accoppiate. Per la carica, costituita da una serie di candelotti infilati in un tubo del gas lungo 2 metri e largo 10 centimetri, è stata utilizzata l’Ecrasite, una miscela di sicurezza inventata da due ingegneri austriaci, Kubin e Siersch, impiegati come chimici del Dinamitificio Nobel. Brevettato in gran segreto nel 1888 e utilizzato già nell’anno successivo dall’Impero Austo-Ungarico per caricare, tramite incorporazione per fusione a 100 gradi centigradi a bagnomaria, i proiettili di artiglieria, bombe a mano, torpedini e cariche di rinforzo per detonatori, è un potente composto detonante che si presenta a piccole scaglie di colore giallo brillante ceroso al tatto. È costituito da sali di ammonio di cresolo, fenolo, trinitrocresolo e Acido Picrico, il composto organico scoperto dal chimico tedesco Johann Rudolph Glauber nel 1742, finito di sintetizzare correttamente nel 1841 e scoperto come esplosivo nel 1873 dal chimico anglo-tedesco Hermann Sprengel. Incongelabile, affidabile, ad altissimo potere frammentante e lacerante, questa versione confezionata in cartucce per lavori di scavo sensibile agli urti ma che necessita di un forte avvio per attivarsi è armata da un detonatore elettrico, il congegno inventato nel 1876 da Julius Smith. È costituito da un cilindretto d’alluminio riempito di Fulminato di Mercurio, un esplosivo primario sensibilissimo agli urti e al calore, sintetizzato già nel XVII secolo e perfezionato nel 1799 dal chimico inglese Edward Howard, innescato da una resistenza annegata in una miscela incendiaria. La bomba, fissata dalla parte interna della rotaia con dei cavi di rame, è collegata ad una sere di batterie e ad un meccanismo di innesco a pressione da lui progettato e in modo da essere avviato esclusivamente da un convoglio in movimento. Szilveszter Matuska non è nuovo a questo genere di attentati e il prototipo di questo meccanismo è già stato testato con successo. Sulla sua testa pende una taglia di 100 mila Reichsmark per il deragliamento del treno espresso Berlino-Basilea dell’8 agosto sulla linea a sud di Berlino con 118 feriti. Nato a Csantavér, in Serbia, il 29 gennaio del 1892, da bambino era cresciuto in una famiglia cattolica che avrebbe voluto diventasse un prete. Dopo scarsi risultati nello studio nel 1913 si era arruolato volontario nel 6° Reggimento di Subotica, una città della parte settentrionale della Vojvodina, nel distretto settentrionale di Bačka, a 10 chilometri dal confine meridionale dell’Ungheria, rendendosi protagonista nella Grande Guerra rimanendo ferito e guadagnandosi una decorazione e una seria di promozioni che lo avevano proiettato da Primo Guardiamarina a Comandante della Scuola dei Luogotenenti fino a Vice Comandante della Scuola Ufficiali. Sposato, Comandante del suo squadrone e medagliato in argento e bronzo al valor militare, si era congedato iniziando una carriera di insegnante assieme ad Irén Dér, sua moglie, alla scuola di Csantavér, impegnandosi parallelamente in attività commerciali, import di sale, cherosene, zucchero, fiammiferi e vernici provenienti da Novi Sad, Subotica, Belgrado e dalla Bulgaria. Prima di fermarsi definitivamente in Austria prendendo casa a Vienna nel 1929, aveva passato un periodo in Ungheria subito dopo la nascita della figlia Gabriella, dove a Budapest aveva aperto in comproprietà con la moglie una rivendita di alcolici e spezie entrando anche come socio maggioritario nella società Házkezelő RT specializzata nel commercio di legname e di carbone. Dinamitardo nonché inventore di grande talento, per questo attentato è stato ingaggiato dal Ministro della Difesa Gyula Gömbös, già oppositore della dinastia Asburgo e fautore dell'indipendenza del suo Paese. Gömbös, in seguito alla sconfitta dell'Austria-Ungheria e allo smembramento dell'impero, si è unito alle forze conservatrici presenti nel governo di Seghedino opponendosi ai comunisti guidati dal politico comunista Bèla Kun al potere dal 1919 e proclamando la Repubblica Sovietica Ungherese. La bomba, necessaria al Ministro della Difesa e al suo alleato, l’Ammiraglio Miklòs Horthy, reggente d’Ungheria dal 1920, sarà sufficiente a dichiarare uno stato di emergenza che andrà a rafforzare le loro posizioni di potere. Sono le ore 00:09, i binari iniziano a vibrare, il Vienna Express, un treno di 11 carrozze partito dalla Stazione Ferroviaria Orientale alle ore 23:30 sta arrivando a tutta velocità con a bordo 105 passeggeri e 10 membri d’equipaggio. Nella cabina della locomotiva a vapore Màv serie 301.001, una delle più potenti e belle mai costruite, assemblata nel 1911 negli stabilimenti della Màvag, il macchinista Alajos Morvay e il caldaista Ferenc Nemes stanno erogando coi quattro cilindri una potenza di 1.030 cavalli, per un ritardo del treno merci che avrebbe dovuto precederli sono passati davanti anticipandolo sulla linea di 15 minuti. Lunga 13,80 metri, alta 4,65, larga 2,95, pesante 84,66 tonnellate e in grado di sviluppare una potenza massima di 1.985 cavalli a 97 chilometri orari, la motrice si sta immettendo sul rettilineo con 820 tonnellate di vagoni in ferro e legno alla velocità di 60 chilometri orari. Questo anticipo, che per i macchinisti è un colpo di fortuna, in realtà non lo è affatto. Il treno passeggeri è condannato. Matuska, che osserva tutto da lontano, ha un freddo brivido che gli percorre la schiena nel vedere che quello che sta arrivando a tutta velocità non è il treno merci. Sono le ore 00:12, il convoglio arriva al viadotto. La locomotiva imboccando il rettilineo urta il meccanismo di accensione, due aste di legno a cui sono avvolti dei fili di rame, con una legata ad una rotaia e l’altra staccata con una pietra dalla prima a formare un angolo di 45 gradi. Le tavole si scontrano facendo entrare in contatto i fili di rame chiudendo il circuito. Dalle batterie viene irrorata la corrente elettrica che in un attimo raggiunge il detonatore entrando nel cilindro fino alla resistenza immersa nella miscela infiammabile che si arroventa. Il ponticello si incendia. Il Fulminato di Mercurio si innesca, la carica principale si avvia. L’Ecrasite interrata alla testa del viadotto detona tra la seconda e la terza carrozza che vengono letteralmente sollevate dalle rotaie. 7 metri di binario si spezzano in 11 frammenti sparati per 274 metri dividendo il convoglio in due tronconi. Mentre il carrello del primo vagone del troncone di coda si inchioda sul selciato, la locomotiva, ancora a piena potenza continua sui binari attraversando il viadotto e inclinandosi su un lato assieme a 5 carrozze passeggeri e un vagone letto. I macchinisti mettono la mano sulla maniglia del freno tirando con tutta la forza ma non ce la fanno, i carrelli cedono, dopo quattro secondi il troncone si rovescia sulla balaustra che non oppone alcuna resistenza. Il treno precipita per 26 metri schiantandosi al suolo, il tender con la carboniera si accartoccia rovesciando 8 tonnellate di carbone che liberano in aria una polvere talmente fitta da riempire l’aria circostante mentre il cilindro della caldaia si apre all’impatto col terreno. Il muro di vapore ad alta pressione generato dai 26 metri cubi di acqua contenuti all’interno scoperchia il forno che accende il carbone. L’aria si incendia, la rapida combustione produce uno spostamento dell'aria circostante ad una velocità elevatissima. Una sfera di fuoco inghiotte le carrozze, i 2 macchinisti muoiono sul colpo, fatti a pezzi dal ferro della locomotiva che si ripiega su sé stesso mentre vengono inceneriti dal fuoco. Una palla rossa si alza in cielo illuminando a giorno la campagna per una manciata di secondi. Sotto di essa, i vagoni si accartocciano sul terrapieno schiacciando i passeggeri tra le lamiere trasformate in pesanti presse affilate che trapassano e appiattiscono i corpi in una morte orrenda. Alla testa del viadotto, le altre carrozze sono intatte, immobili, arrestate dalla voragine che ha diviso il treno. In fondo al burrone, pianti e urla di fanno eco nella valle, dilaniati tra le carcasse ci sono 22 corpi senza vita, senza un volto, senza una forma, smembrati dal peso dei vagoni schiacciati sul terreno. Accanto a loro, qualche sopravvissuto cerca di uscire dalla matassa di ferro, di fuggire nel buio da questo inferno di carcasse roventi. Sono in 17, sono feriti, molti in maniera grave, cercano di aiutarsi a vicenda. In alto, nel silenzio sgomento dei passeggeri sorpresi nel sonno dal violento arresto che ancora non si capacitano dell’accaduto, Matuska, fingendo di essere un passeggero si trova proprio accanto a loro. Poco più avanti ha lasciato una lettera inchiodata ad un palo. "Lavoratori, per voi che non avete diritti agiremo contro i capitalisti". A causa di queste parole, dirottando i sospetti sui comunisti, la furia del paese si accanirà sui del KMP illegale, il Kommunisták Magyarországi Pártja, il partito comunista ungherese. Nel luglio del prossimo anno verranno fermati Imre Sallai, membro della National Association of Financial Institution Officials, e Sándor Fürst, funzionario presso la fabbrica Ruggyanta di Budapest e membro dell'Associazione ungherese dei funzionari privati. Arrestati, giudicati colpevoli e condannati a morte, verranno giustiziati qualche mese più tardi. Matuska, soddisfatto del suo lavoro, cammina per tutta la lunghezza di ciò che rimane del troncone anteriore del Vienna Express e della sua locomotiva fiore all’occhiello di un paese in crescente sviluppo. Della 301 001 è rimasto ben poco, l’esplosione ha aperto la caldaia come un barattolo facendo a pezzi la cabina di guida. Dei macchinisti non c’è traccia, di loro sono rimaste solo le mani, ancora là a stringere il freno in un disperato e istintivo tentativo di salvare il treno da un atto di terrorismo, per la prima volta in tempo di pace, contro civili innocenti.

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