TIPOLOGIA: azione offensiva
CAUSE: mina sotterranea
DATA: 30 luglio 1864
STATO: Virginia
LUOGO: Petersburg, Saliente
di Elliott
MORTI: 278
FERITI: 725
Analisi e ricostruzione a cura di Luigi Sistu
È il 30 luglio del 1894, la città di Petersburg è sotto assedio da poco
più di un mese, da una parte c’è l’Armata Confederata della Virginia
Settentrionale guidata dal Generale Robert Edward Lee, dall'altra c’è l’Armata
della Virginia Nord-Orientale guidata dal Maggior Generale George Gordon Meade,
sotto la supervisione diretta del Generale in Capo, il Tenente Generale Ulysses
Simpson Grant. In questa che sarà un’anticipazione della guerra di trincea che
caratterizzerà la Prima Guerra Mondiale, entrambe le armate sono allineate
lungo una serie di posizioni fortificate e trincee per una linea di oltre
32 chilometri che si estende dal vecchio campo di battaglia di Corl
Harbor, una delle più cruente, dove migliaia di soldati nordisti erano morti
durante l'attacco frontale contro le posizioni fortificate dei confederati, nei
pressi di Richmond, la Capitale della Stati Confederati d’America durante
questa sanguinosa guerra, fino alle aree a sud di Petersburg. I soldati tengono
bassa la testa, sono stanchi, impazienti, attendono l’ordine di carica dai loro
superiori, tra poco qualcuno attaccherà, resta solo sapere chi lo farà per
primo. Sotto di loro, nel sottosuolo, scorre una galleria a forma di “T”, con
un condotto di avvicinamento con l’inizio in un’area depressa alla base di
un'altura e con la fine sotto la batteria di cannoni dei Confederati. Nessuno ha
idea di quello che sta per succedere sotto i loro piedi, ma in molti verranno
uccisi, troppi, che si andranno ad unire ai fratelli morti nei mesi precedenti,
seppelliti sotto il fango dei campi di battaglia di una guerra che sembra non
avere fine. Questa è iniziata il 12 aprile del 1861 e trova schierati gli Stati
Uniti d’America contro gli Stati Confederati d’America, l’entità politica sorta
dalla riunione confederale di Stati secessionisti dall’Unione. Schiavitù,
differenze economiche, sezionalismo, protezionismo e diritti degli stati, erano
i motivi che avevano portato le fazioni a scontrarsi senza pietà. A Petersburg
la battaglia è in stasi, il Generale Lee ha messo in scacco il Generale Grant
nel tentativo di conquistare Petersburg il 15 giugno. Robert Edward Lee, il
principale condottiero militare durante la guerra, sta guidando da oltre
tre anni, con grande abilità strategica e tattica, la formazione più efficiente
e combattiva delle forze Confederate. Si è guadagnato una fama quasi leggendaria
anche nel campo nemico grazie alle vittorie conseguite contro forze militari
spesso nettamente superiori e alla sua affascinante personalità. George Gordon
Meade è reduce invece dalle guerre contro la popolazione dei Seminole in
Florida e dalla Guerra Messico-Statunitense, guerra combattuta assieme ad Ulysses
Simpson Grant, il Generale dell'Unione, soldato audace e coraggioso, reduce anche
lui dalla guerra che aveva visto contrapposti gli Stati Uniti d’America della
presidenza di James Knox Polk e la Prima Repubblica Messicana scoppiata come
conseguenza degli attriti tra i due paesi in seguito all'annessione
statunitense del Texas nel 1845, osteggiata dal Messico che lo considerava
ancora parte della sua nazione. Grant aveva imparato una dura lezione
nella battaglia di Cold Harbor, dove Lee aveva dimostrato la sua grande
capacità di dirigere la resistenza in posizioni fortificate e si stava facendo
portare alla completa inattività per via delle trincee e fortini in cui Lee
l'aveva confinato. L'obiettivo principale della campagna terrestre di Grant,
più che la conquista della capitale confederata è la distruzione
dell'esercito di Lee. Il Presidente Abraham Lincoln aveva approvato questa
strategia in quanto era convinto che la città, una volta privata delle sue
difese, avrebbe capitolato Il 27 maggio. In risposta, Lee aveva schierato la
propria cavalleria dando il via ad uno scontro cruento che non aveva prodotto
nessun risultato di rilievo. Dopo che entrambe le divisioni aveva ricevuto
rinforzi, le forze dell’Unione erano avanzate verso le linee nemiche protette
dalla nebbia ma erano state falciate del fuoco dei sudisti. Grant, non essendo
più in grado di lanciare ulteriori attacchi contro le difese Sudiste
asserragliate a Cold Harbor e dopo ordinato un bombardamento coi i mortai
contro le linee nemiche che avevano risposto al fuoco, si era reso conto di
trovarsi in una situazione di stallo e aveva serrato le proprie fila. Petersburg
è una città che conta 18 mila abitanti, è il centro dei rifornimenti per la Capitale
Confederata Richmond, essendo posta strategicamente a sud della città, con a
lato il fiume Appomattox che ha un canale navigabile d'accesso al fiume
James e il suo ruolo di congiunzione per cinque linee ferroviarie. La sua
conquista da parte delle forze dell'Unione avrebbe reso impossibile, per Lee,
continuare a difendere Richmond. Mentre inizialmente l'obiettivo principale era
il confronto e la sconfitta dell'esercito di Lee in campo aperto, ora invece
Grant ha selezionato degli obiettivi geografici e politici ben sapendo che, con
le sue risorse nettamente superiori, avrebbe potuto assediare Lee in quelle
città, bloccarlo, e anche costringerlo alla resa per fame o attirarlo fuori per
la battaglia decisiva. Finalmente, il Tenente Colonnello Henry Pleasants,
comandante del 48° Reggimento di Fanteria della Pennsylvania, aveva proposto
una vecchia tattica militare per risolvere questo problema, un metodo d’assedio
sperimentato già nel Basso Medioevo. Pleasants, che nella vita civile era stato
un ingegnere minerario della Pennsylvania dove aveva progettato e costruito
lunghi tunnel per miniere di carbone e linee ferroviarie, aveva proposto di scavare
un lungo condotto minerario sotto le linee dell'esercito Confederato, ricavare
una camera di scoppio e piazzare delle cariche esplosive direttamente sotto un
forte, quello del Saliente di Elliott, esattamente sotto la prima linea, e
farle saltare in aria in modo da distruggere le linee fortificate in
superficie. Se avesse avuto successo, la creazione di quella che era a tutti
gli effetti il perfezionamento delle mine utilizzate nel 1300 per abbattere le
mura perimetrali dei castelli, non soltanto avrebbe ucciso tutti i difensori
nella zona, ma avrebbe aperto un varco nelle difese dei Confederati. Inoltre,
se l’esercito Unionista fosse riuscito a tracimare per la breccia e a penetrare
nell'area alle spalle dei Confederati, la città di Petersburg sarebbe caduta in
nelle loro mani. Il Generale Ambrose Burnside, vincente della conquista di
importanti capisaldi sudisti lungo la costa della Carolina del Nord, aveva
subito un grave smacco dopo la sconfitta del 1862 nella battaglia di
Fredericksburg, in cui le forze dell’Unione, nel numero di 114 mila
soldati, e quelle della Confederazione del Generale Lee, nel numero di 72.487
soldati, forti di un parco d’artiglieria di oltre 400 cannoni, avevano dato
vita tra l’11 e il 15 dicembre al primo scontro di trincea della storia. Per
questo motivo aveva dato il via libera a Pleasants così da ripristinare la
propria reputazione grazie a questa strategia innovativa. Gli scavi
erano cominciati il 25 giugno ma i Generali in poco tempo avevano perso
interesse poiché si erano resi conto che il lavoro, a parte tenere occupati gli
uomini, non stava avendo più di tanto valore strategico. Pleasants si era
quindi ritrovato a non avere più l’appoggio dei superiori e con pochi materiali
con cui portare avanti l’ambizioso progetto, costringendo i suoi uomini, che
comunque comprendeva un buon numero di minatori professionisti con alle spalle
una lunga esperienza nel settore estrattivo, a recuperare altrove il legname per
poter armare la galleria. Nonostante ciò il lavoro era progredito con costanza,
e giorno dopo giorno, le squadre avevano scavato nello strato umido di argilla
sabbiosa sotto la terra di nessuno consolidando un metro alla volta le pareti
dei tunnel, ininterrottamente, in un surreale silenzio, prestando attenzione ad
ogni minimo rumore proveniente dalla superficie che avrebbe segnalato la
presenza di eventuali esploratori nelle vicinanze. La terra era stata scavata e
rimossa a mano, impacchettata in sacchi e trascinata via in slitte improvvisate
fatte di scatole e maniglie in cordame. Il legname delle armature, del tetto e
delle pareti era stato recuperato da un mulino abbandonato e dall’abbattimento
di un vecchio ponte. La galleria era stata fatta procedere verso l’alto mentre
era avanzata lungo le linee Confederate, questo per evitare allagamenti nel
tunnel, e pompando aria fresca dall’esterno con ventilazione forzata grazie ad
un ingegnoso sistema di scambio dell’aria dall’ingresso. Era stato costruito un
condotto di ventilazione in legno che correva per l'intera lunghezza del tunnel
e alla base, dietro le linee dell’Unione, era stato mantenuto sempre acceso un
fuoco che aveva riscaldato l’aria stagnante forzandola nel condotto di
ventilazione e quindi fuori dalla miniera. Per questo “effetto camino” il vuoto
risultante aveva aspirato l’aria dall’entrata portandola attraverso il condotto
in legno verso il fronte di scavo. In questo modo la galleria non aveva avuto
bisogno di pozzi di ventilazione verticali che avrebbero sicuramente reso
visibile il progressivo lavoro sotterraneo dalle posizioni dell’esercito del
Generale Lee, che aveva già sentito circolare le voci riguardo a questa nuova
strategia offensiva e rifiutandosi di dar credito ai troppi pettegolezzi, aveva
iniziato troppo tardi le operazioni di contro-scavo, casuali, scoordinate e con
una preparazione nulla degli scavatori. Il Generale di Brigata John Pegram, che
aveva posizionato da subito le batterie di cannoni nella prima linea, avendo
preso invece sul serio la minaccia, aveva ordinato la costruzione di una linea di
trincee ed il ricollocamento delle postazioni di artiglieria di molto dietro la
linea originale. Sotto di loro, alla fine del condotto di avvicinamento lungo
156 metri largo 1 metro e alto 1,5, era stata finita di scavare una ulteriore
galleria perpendicolare lunga 23 metri in entrambe le direzioni ricavando un
ampio camerone rinforzato sulle pareti. Il 17 luglio i lavori erano stati completati,
metro dopo metro, sotto la superficie trasformata in campo di battaglia dove gli
attacchi da entrambe le parti si erano susseguiti, uno dopo l’altro, in sette furiosi
scontri che avevano portato sempre di più ad una situazione di stallo. I Generali
quindi avevano dato l’assenso il 28 di luglio a che la galleria perpendicolare posta
6,1 metri sotto il fortino e le linee dei Confederati venisse allestita come camera
di scoppio. I soldati avevano quindi riempito la camera rettangolare con 3.629
chilogrammi di Polvere Nera, un esplosivo deflagrante, a bassa velocità di
detonazione, formato da 74,65% di nitrato di potassio, 13,50% di carbone e
11,85% di zolfo, ricetta tramandata grazie al monaco e scienziato Ruggero
Bacone nel 1249 modificando quella comparsa per la prima volta in un'opera di
Wu Ching Toung Yao nel 1044. I 320 barili di esplosivo erano stati fatti
rotolare fino alla camera e disposti gli uni sugli altri cercando di non
lasciare spazi vuoti tra essi, creando una continuità tra le varie pile. A
causa deIl’elevato livello di umidità del tunnel e del grado di igroscopicità
della sostanza esplosiva, i soldati erano stati attenti al maneggio delle botti
e al loro corretto posizionamento per evitare di vanificare l’effetto “simpatia”.
Dentro uno dei barili era stato poi infilato un cartoccio di Polvere Nera che
avrebbe fatto da innesco, e in questo era stata annegata della miccia a lenta
combustione, un cordone di canapa catramata con un’anima di Polvere Nera.
Questo tipo di miccia era stata brevettata il 6 settembre del 1836 da William
Bickford e avrebbe consentito alla fiamma un percorso di un metro ogni 80
secondi. Controllato che tutto fosse a posto, gli specialisti di esplosivi,
guardando per l’ultima volta il tunnel dove avevano lavorato, erano consapevoli
che tutto quel lavoro sarebbe sparito in un istante. Quindi, dopo avere fissato
la miccia all’innesco e sistematolo al centro del contenuto della botte, erano
usciti dalla camera di scoppio srotolandosi dietro la miccia e intasando la
camera con 3 metri di terra compressa in sacchetti lasciando soltanto una
fessura protetta per il passaggio della miccia all’interno di un tubo. Questo
metodo di intasamento, versione esasperata di quello in foro utilizzato per la
prima volta nel 1687 dall'esplosivista Carl Zumbe nelle miniere di Clausthal,
nella Bassa Sassonia, in Germania, avrebbe creato una forte compressione della
mina. La compressione generata avrebbe esercitato nei confronti dei gas prodotti
dall’esplosione una fortissima resistenza. Comprimendo il volume dei gas
contenuti la camera avrebbe causato un aumento esponenziale del “fattore di
pressione”, e in questo modo, l’onda esplosiva avrebbe subito una improvvisa
accelerazione cinetica con un conseguente incremento degli effetti esaltando il
potere dirompente della carica. Inoltre, essendo relativamente corto il tunnel
di collegamento tra la camera principale e le postazioni degli scavatori, era
stato realizzato un ulteriore “tappo” con altri 10 metri di terra che avrebbe
in qualche modo impedito all’onda esplosiva di fuoriuscire dalla bocca della
mina investendo gli Unionisti. Dopo aver srotolato vari spezzoni di miccia
congiungendoli tra loro con dei nodi fino alle postazioni fortificate in
superficie, l’imboccatura era stata chiusa ermeticamente con diversi strati di
pannelli di legno e sacchi di terra, mettendo il cordone catramato al coperto
per evitare il contatto diretto con l’umidità ed essere reso inservibile. La
mattina del 30 luglio è tutto pronto, è ancora buio, i soldati sono ai loro
posti, sono molto preoccupati perché sono stati avanzati alla prima linea
soltanto poche ore fa. Il piano dell'Unione inizialmente era quello di
sfruttare l'esplosione per mandare una divisione composta da due brigate di
truppe afro-americane delle United States Colored Troops comandate dal
Brigadier Generale Edward Ferrero, addestrate per muoversi, una a sinistra
e una a destra, attorno ai bordi del cratere, attraverso il varco creato, per
aprirsi poi a ventaglio ed attaccare gli obiettivi strategici nelle retrovie
confederate, quindi altre due divisioni, formate da truppe bianche, sarebbero
andate in supporto di Ferrero e poi alla volta di Petersburg. Tuttavia il piano
era stato modificato all'ultimo minuto a causa delle preoccupazioni sia politiche
circa l'effetto che le truppe nere avrebbero avuto sulle difese Confederate e
sull'opinione pubblica in generale, sia fisiche poiché si erano avuti seri
dubbi sull’affidabilità e sulle capacità dei soldati neri. Erano stati, quindi,
sostituiti dall'improvvisata divisione comandata da James Hewett Ledli che ora
si trova lì, pronta ad avanzare al fischio dei Generali. Dall’altra parte
invece, a poche decine di metri, dopo la terra di nessuno, il forte è un
labirinto di trincee, postazioni fortificate e terrapieni presidiati da quattro
divisioni di fanteria veterana, una che fronteggia la penisola delle Cento
Bermuda e tre davanti alla stessa Petersburg. Ma ciò che rende
inespugnabile questo insediamento è il fatto che dietro le linee del fronte, il
Generale Lee ha pronta una riserva di quattro divisioni di fanteria e tre di
cavalleria. Sono le ore 03:00, la miccia è accesa, tutti hanno il capo coperto,
alcuni si tappano le orecchie, ma non succede nulla. È passato troppo tempo,
l’esplosione sarebbe dovuta essere già avvenuta, ansia e angoscia stanno
divorando da ore i soldati sdraiati pancia a terra per dare meno superficie
libera possibile al fronde dell’esplosione. L’alba è imminente, si sente un
brusio, due volontari del 48º Reggimento, il Tenente Jacob Douty e il Sergente
Harry Reese, dopo aver riaperto l’imboccatura della galleria, strisciano,
lanterne alla mano, dentro il tunnel alla ricerca del problema che li attende
verso la fine del condotto principale: la miccia si è spenta all’altezza di uno
dei nodi di congiunzione. Come per il resto del tunnel, il Tenente Colonnello
Henry Pleasants ha avuto a disposizione della miccia di qualità scadente e i vari
spezzoni hanno risentito dell’umidità che è passata attraverso i tagli raggiungendo
l’anima in Polvere Nera. L’entrata viene nuovamente chiusa, le teste sono
nuovamente basse e le orecchie coperte, la miccia è stata riaccesa alla sezione
successiva e sta bruciando per gli ultimi metri. Sono le ore 04:44, la fiamma è
entrata nella camera di scoppio raggiungendo il cartoccio d’innesco. Il barile
esplode avviando una reazione a catena che si distribuisce per tutto il
camerone. Con una velocità di 1.400 metri al secondo la gigantesca mina
deflagra, la terra si gonfia aprendosi verso l’alto con un ruggito. Una
tempesta di terra, uomini, armi, cannoni, viene lanciata in cielo assieme ad
una palla di fuoco di 2.700 gradi centigradi di temperatura. 11 mila metri cubi
di terra, equivalenti a 50 vagoni ferroviari merci moderni, vengono catapultati
in aria assieme a 246 soldati Confederati e 32 artiglieri della batteria degli
8 cannoni. Una nuvola rossa e nera di polvere, fumo e sangue a forma di fungo continua
a salire per un’altezza di 200 metri, in basso invece le fortificazioni sono
distrutte, un terzo della Brigata della Carolina del Sud del Generale di
Brigata Stephen Elliott, che difendeva queste linee, è stato appena annientato.
Al suo posto c’è un cratere lungo 52 metri, largo 24 e profondo poco più di 9 con
pareti a strapiombo di argilla fusa. Sul fondo, carcasse di carrozze, cannoni,
tronchi e blocchi di roccia affiorano tra la polvere assieme a decine di
cadaveri parzialmente vestiti, martoriati, bruciati. Centinaia di tonnellate di
roccia, detriti e pezzi di corpi cominciano a piovere con un fragore assordante
sulle truppe Federali in attesa dell’assalto. Queste spaventate arretrano ma viene
dato l’ordine di avanzare, una massa di uomini in blu si lancia di corsa nei
120 metri che li separano dai sudisti, dall’altra parte invece ai sopravvissuti
si uniscono le unità delle riserve che accorrono dalle retrovie. Rallentate dal
terreno sconnesso e dal terribile spettacolo che gli appare davanti, la Prima e
la Seconda Brigata della Prima Divisione vengono assaliti dal terrore. I
soldati si fermano a guardare l’orrore dell’esplosione, di quegli sbarramenti
fortificati trasformati in una frazione di secondo in una enorme fossa comune.
Confusi dal panico, entrano nel cratere invece di muoversi attorno ai suoi
bordi, mescolandosi, perdendosi, inciampando e calpestano i 725 feriti sotto
shock. È l’inizio della Battaglia del Cratere, è l’inizio di un massacro.
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