01 gennaio, 2021

Petersburg, Saliente di Elliott, 30 luglio 1864


TIPOLOGIA: azione offensiva
CAUSE: mina sotterranea
DATA:
30 luglio 1864
STATO:
Virginia
LUOGO:
Petersburg,
Saliente di Elliott
MORTI: 278
FERITI: 725

Analisi e ricostruzione a cura di Luigi Sistu

È il 30 luglio del 1894, la città di Petersburg è sotto assedio da poco più di un mese, da una parte c’è l’Armata Confederata della Virginia Settentrionale guidata dal Generale Robert Edward Lee, dall'altra c’è l’Armata della Virginia Nord-Orientale guidata dal Maggior Generale George Gordon Meade, sotto la supervisione diretta del Generale in Capo, il Tenente Generale Ulysses Simpson Grant. In questa che sarà un’anticipazione della guerra di trincea che caratterizzerà la Prima Guerra Mondiale, entrambe le armate sono allineate lungo una serie di posizioni fortificate e trincee per una linea di oltre 32 chilometri che si estende dal vecchio campo di battaglia di Corl Harbor, una delle più cruente, dove migliaia di soldati nordisti erano morti durante l'attacco frontale contro le posizioni fortificate dei confederati, nei pressi di Richmond, la Capitale della Stati Confederati d’America durante questa sanguinosa guerra, fino alle aree a sud di Petersburg. I soldati tengono bassa la testa, sono stanchi, impazienti, attendono l’ordine di carica dai loro superiori, tra poco qualcuno attaccherà, resta solo sapere chi lo farà per primo. Sotto di loro, nel sottosuolo, scorre una galleria a forma di “T”, con un condotto di avvicinamento con l’inizio in un’area depressa alla base di un'altura e con la fine sotto la batteria di cannoni dei Confederati. Nessuno ha idea di quello che sta per succedere sotto i loro piedi, ma in molti verranno uccisi, troppi, che si andranno ad unire ai fratelli morti nei mesi precedenti, seppelliti sotto il fango dei campi di battaglia di una guerra che sembra non avere fine. Questa è iniziata il 12 aprile del 1861 e trova schierati gli Stati Uniti d’America contro gli Stati Confederati d’America, l’entità politica sorta dalla riunione confederale di Stati secessionisti dall’Unione. Schiavitù, differenze economiche, sezionalismo, protezionismo e diritti degli stati, erano i motivi che avevano portato le fazioni a scontrarsi senza pietà. A Petersburg la battaglia è in stasi, il Generale Lee ha messo in scacco il Generale Grant nel tentativo di conquistare Petersburg il 15 giugno. Robert Edward Lee, il principale condottiero militare durante la guerra, sta guidando da oltre tre anni, con grande abilità strategica e tattica, la formazione più efficiente e combattiva delle forze Confederate. Si è guadagnato una fama quasi leggendaria anche nel campo nemico grazie alle vittorie conseguite contro forze militari spesso nettamente superiori e alla sua affascinante personalità. George Gordon Meade è reduce invece dalle guerre contro la popolazione dei Seminole in Florida e dalla Guerra Messico-Statunitense, guerra combattuta assieme ad Ulysses Simpson Grant, il Generale dell'Unione, soldato audace e coraggioso, reduce anche lui dalla guerra che aveva visto contrapposti gli Stati Uniti d’America della presidenza di James Knox Polk e la Prima Repubblica Messicana scoppiata come conseguenza degli attriti tra i due paesi in seguito all'annessione statunitense del Texas nel 1845, osteggiata dal Messico che lo considerava ancora parte della sua nazione. Grant aveva imparato una dura lezione nella battaglia di Cold Harbor, dove Lee aveva dimostrato la sua grande capacità di dirigere la resistenza in posizioni fortificate e si stava facendo portare alla completa inattività per via delle trincee e fortini in cui Lee l'aveva confinato. L'obiettivo principale della campagna terrestre di Grant, più che la conquista della capitale confederata è la distruzione dell'esercito di Lee. Il Presidente Abraham Lincoln aveva approvato questa strategia in quanto era convinto che la città, una volta privata delle sue difese, avrebbe capitolato Il 27 maggio. In risposta, Lee aveva schierato la propria cavalleria dando il via ad uno scontro cruento che non aveva prodotto nessun risultato di rilievo. Dopo che entrambe le divisioni aveva ricevuto rinforzi, le forze dell’Unione erano avanzate verso le linee nemiche protette dalla nebbia ma erano state falciate del fuoco dei sudisti. Grant, non essendo più in grado di lanciare ulteriori attacchi contro le difese Sudiste asserragliate a Cold Harbor e dopo ordinato un bombardamento coi i mortai contro le linee nemiche che avevano risposto al fuoco, si era reso conto di trovarsi in una situazione di stallo e aveva serrato le proprie fila. Petersburg è una città che conta 18 mila abitanti, è il centro dei rifornimenti per la Capitale Confederata Richmond, essendo posta strategicamente a sud della città, con a lato il fiume Appomattox che ha un canale navigabile d'accesso al fiume James e il suo ruolo di congiunzione per cinque linee ferroviarie. La sua conquista da parte delle forze dell'Unione avrebbe reso impossibile, per Lee, continuare a difendere Richmond. Mentre inizialmente l'obiettivo principale era il confronto e la sconfitta dell'esercito di Lee in campo aperto, ora invece Grant ha selezionato degli obiettivi geografici e politici ben sapendo che, con le sue risorse nettamente superiori, avrebbe potuto assediare Lee in quelle città, bloccarlo, e anche costringerlo alla resa per fame o attirarlo fuori per la battaglia decisiva. Finalmente, il Tenente Colonnello Henry Pleasants, comandante del 48° Reggimento di Fanteria della Pennsylvania, aveva proposto una vecchia tattica militare per risolvere questo problema, un metodo d’assedio sperimentato già nel Basso Medioevo. Pleasants, che nella vita civile era stato un ingegnere minerario della Pennsylvania dove aveva progettato e costruito lunghi tunnel per miniere di carbone e linee ferroviarie, aveva proposto di scavare un lungo condotto minerario sotto le linee dell'esercito Confederato, ricavare una camera di scoppio e piazzare delle cariche esplosive direttamente sotto un forte, quello del Saliente di Elliott, esattamente sotto la prima linea, e farle saltare in aria in modo da distruggere le linee fortificate in superficie. Se avesse avuto successo, la creazione di quella che era a tutti gli effetti il perfezionamento delle mine utilizzate nel 1300 per abbattere le mura perimetrali dei castelli, non soltanto avrebbe ucciso tutti i difensori nella zona, ma avrebbe aperto un varco nelle difese dei Confederati. Inoltre, se l’esercito Unionista fosse riuscito a tracimare per la breccia e a penetrare nell'area alle spalle dei Confederati, la città di Petersburg sarebbe caduta in nelle loro mani. Il Generale Ambrose Burnside, vincente della conquista di importanti capisaldi sudisti lungo la costa della Carolina del Nord, aveva subito un grave smacco dopo la sconfitta del 1862 nella battaglia di Fredericksburg, in cui le forze dell’Unione, nel numero di 114 mila soldati, e quelle della Confederazione del Generale Lee, nel numero di 72.487 soldati, forti di un parco d’artiglieria di oltre 400 cannoni, avevano dato vita tra l’11 e il 15 dicembre al primo scontro di trincea della storia. Per questo motivo aveva dato il via libera a Pleasants così da ripristinare la propria reputazione grazie a questa strategia innovativa. Gli scavi erano cominciati il 25 giugno ma i Generali in poco tempo avevano perso interesse poiché si erano resi conto che il lavoro, a parte tenere occupati gli uomini, non stava avendo più di tanto valore strategico. Pleasants si era quindi ritrovato a non avere più l’appoggio dei superiori e con pochi materiali con cui portare avanti l’ambizioso progetto, costringendo i suoi uomini, che comunque comprendeva un buon numero di minatori professionisti con alle spalle una lunga esperienza nel settore estrattivo, a recuperare altrove il legname per poter armare la galleria. Nonostante ciò il lavoro era progredito con costanza, e giorno dopo giorno, le squadre avevano scavato nello strato umido di argilla sabbiosa sotto la terra di nessuno consolidando un metro alla volta le pareti dei tunnel, ininterrottamente, in un surreale silenzio, prestando attenzione ad ogni minimo rumore proveniente dalla superficie che avrebbe segnalato la presenza di eventuali esploratori nelle vicinanze. La terra era stata scavata e rimossa a mano, impacchettata in sacchi e trascinata via in slitte improvvisate fatte di scatole e maniglie in cordame. Il legname delle armature, del tetto e delle pareti era stato recuperato da un mulino abbandonato e dall’abbattimento di un vecchio ponte. La galleria era stata fatta procedere verso l’alto mentre era avanzata lungo le linee Confederate, questo per evitare allagamenti nel tunnel, e pompando aria fresca dall’esterno con ventilazione forzata grazie ad un ingegnoso sistema di scambio dell’aria dall’ingresso. Era stato costruito un condotto di ventilazione in legno che correva per l'intera lunghezza del tunnel e alla base, dietro le linee dell’Unione, era stato mantenuto sempre acceso un fuoco che aveva riscaldato l’aria stagnante forzandola nel condotto di ventilazione e quindi fuori dalla miniera. Per questo “effetto camino” il vuoto risultante aveva aspirato l’aria dall’entrata portandola attraverso il condotto in legno verso il fronte di scavo. In questo modo la galleria non aveva avuto bisogno di pozzi di ventilazione verticali che avrebbero sicuramente reso visibile il progressivo lavoro sotterraneo dalle posizioni dell’esercito del Generale Lee, che aveva già sentito circolare le voci riguardo a questa nuova strategia offensiva e rifiutandosi di dar credito ai troppi pettegolezzi, aveva iniziato troppo tardi le operazioni di contro-scavo, casuali, scoordinate e con una preparazione nulla degli scavatori. Il Generale di Brigata John Pegram, che aveva posizionato da subito le batterie di cannoni nella prima linea, avendo preso invece sul serio la minaccia, aveva ordinato la costruzione di una linea di trincee ed il ricollocamento delle postazioni di artiglieria di molto dietro la linea originale. Sotto di loro, alla fine del condotto di avvicinamento lungo 156 metri largo 1 metro e alto 1,5, era stata finita di scavare una ulteriore galleria perpendicolare lunga 23 metri in entrambe le direzioni ricavando un ampio camerone rinforzato sulle pareti. Il 17 luglio i lavori erano stati completati, metro dopo metro, sotto la superficie trasformata in campo di battaglia dove gli attacchi da entrambe le parti si erano susseguiti, uno dopo l’altro, in sette furiosi scontri che avevano portato sempre di più ad una situazione di stallo. I Generali quindi avevano dato l’assenso il 28 di luglio a che la galleria perpendicolare posta 6,1 metri sotto il fortino e le linee dei Confederati venisse allestita come camera di scoppio. I soldati avevano quindi riempito la camera rettangolare con 3.629 chilogrammi di Polvere Nera, un esplosivo deflagrante, a bassa velocità di detonazione, formato da 74,65% di nitrato di potassio, 13,50% di carbone e 11,85% di zolfo, ricetta tramandata grazie al monaco e scienziato Ruggero Bacone nel 1249 modificando quella comparsa per la prima volta in un'opera di Wu Ching Toung Yao nel 1044. I 320 barili di esplosivo erano stati fatti rotolare fino alla camera e disposti gli uni sugli altri cercando di non lasciare spazi vuoti tra essi, creando una continuità tra le varie pile. A causa deIl’elevato livello di umidità del tunnel e del grado di igroscopicità della sostanza esplosiva, i soldati erano stati attenti al maneggio delle botti e al loro corretto posizionamento per evitare di vanificare l’effetto “simpatia”. Dentro uno dei barili era stato poi infilato un cartoccio di Polvere Nera che avrebbe fatto da innesco, e in questo era stata annegata della miccia a lenta combustione, un cordone di canapa catramata con un’anima di Polvere Nera. Questo tipo di miccia era stata brevettata il 6 settembre del 1836 da William Bickford e avrebbe consentito alla fiamma un percorso di un metro ogni 80 secondi. Controllato che tutto fosse a posto, gli specialisti di esplosivi, guardando per l’ultima volta il tunnel dove avevano lavorato, erano consapevoli che tutto quel lavoro sarebbe sparito in un istante. Quindi, dopo avere fissato la miccia all’innesco e sistematolo al centro del contenuto della botte, erano usciti dalla camera di scoppio srotolandosi dietro la miccia e intasando la camera con 3 metri di terra compressa in sacchetti lasciando soltanto una fessura protetta per il passaggio della miccia all’interno di un tubo. Questo metodo di intasamento, versione esasperata di quello in foro utilizzato per la prima volta nel 1687 dall'esplosivista Carl Zumbe nelle miniere di Clausthal, nella Bassa Sassonia, in Germania, avrebbe creato una forte compressione della mina. La compressione generata avrebbe esercitato nei confronti dei gas pro­dotti dall’esplosione una fortissima resistenza. Comprimendo il volume dei gas contenuti la camera avrebbe causato un aumento esponenziale del “fattore di pressione”, e in questo modo, l’onda esplosiva avrebbe subito una improvvisa accelerazione cinetica con un conseguente incremento degli effetti esaltando il potere dirompente della carica. Inoltre, essendo relativamente corto il tunnel di collegamento tra la camera principale e le postazioni degli scavatori, era stato realizzato un ulteriore “tappo” con altri 10 metri di terra che avrebbe in qualche modo impedito all’onda esplosiva di fuoriuscire dalla bocca della mina investendo gli Unionisti. Dopo aver srotolato vari spezzoni di miccia congiungendoli tra loro con dei nodi fino alle postazioni fortificate in superficie, l’imboccatura era stata chiusa ermeticamente con diversi strati di pannelli di legno e sacchi di terra, mettendo il cordone catramato al coperto per evitare il contatto diretto con l’umidità ed essere reso inservibile. La mattina del 30 luglio è tutto pronto, è ancora buio, i soldati sono ai loro posti, sono molto preoccupati perché sono stati avanzati alla prima linea soltanto poche ore fa. Il piano dell'Unione inizialmente era quello di sfruttare l'esplosione per mandare una divisione composta da due brigate di truppe afro-americane delle United States Colored Troops comandate dal Brigadier Generale Edward Ferrero, addestrate per muoversi, una a sinistra e una a destra, attorno ai bordi del cratere, attraverso il varco creato, per aprirsi poi a ventaglio ed attaccare gli obiettivi strategici nelle retrovie confederate, quindi altre due divisioni, formate da truppe bianche, sarebbero andate in supporto di Ferrero e poi alla volta di Petersburg. Tuttavia il piano era stato modificato all'ultimo minuto a causa delle preoccupazioni sia politiche circa l'effetto che le truppe nere avrebbero avuto sulle difese Confederate e sull'opinione pubblica in generale, sia fisiche poiché si erano avuti seri dubbi sull’affidabilità e sulle capacità dei soldati neri. Erano stati, quindi, sostituiti dall'improvvisata divisione comandata da James Hewett Ledli che ora si trova lì, pronta ad avanzare al fischio dei Generali. Dall’altra parte invece, a poche decine di metri, dopo la terra di nessuno, il forte è un labirinto di trincee, postazioni fortificate e terrapieni presidiati da quattro divisioni di fanteria veterana, una che fronteggia la penisola delle Cento Bermuda e tre davanti alla stessa Petersburg. Ma ciò che rende inespugnabile questo insediamento è il fatto che dietro le linee del fronte, il Generale Lee ha pronta una riserva di quattro divisioni di fanteria e tre di cavalleria. Sono le ore 03:00, la miccia è accesa, tutti hanno il capo coperto, alcuni si tappano le orecchie, ma non succede nulla. È passato troppo tempo, l’esplosione sarebbe dovuta essere già avvenuta, ansia e angoscia stanno divorando da ore i soldati sdraiati pancia a terra per dare meno superficie libera possibile al fronde dell’esplosione. L’alba è imminente, si sente un brusio, due volontari del 48º Reggimento, il Tenente Jacob Douty e il Sergente Harry Reese, dopo aver riaperto l’imboccatura della galleria, strisciano, lanterne alla mano, dentro il tunnel alla ricerca del problema che li attende verso la fine del condotto principale: la miccia si è spenta all’altezza di uno dei nodi di congiunzione. Come per il resto del tunnel, il Tenente Colonnello Henry Pleasants ha avuto a disposizione della miccia di qualità scadente e i vari spezzoni hanno risentito dell’umidità che è passata attraverso i tagli raggiungendo l’anima in Polvere Nera. L’entrata viene nuovamente chiusa, le teste sono nuovamente basse e le orecchie coperte, la miccia è stata riaccesa alla sezione successiva e sta bruciando per gli ultimi metri. Sono le ore 04:44, la fiamma è entrata nella camera di scoppio raggiungendo il cartoccio d’innesco. Il barile esplode avviando una reazione a catena che si distribuisce per tutto il camerone. Con una velocità di 1.400 metri al secondo la gigantesca mina deflagra, la terra si gonfia aprendosi verso l’alto con un ruggito. Una tempesta di terra, uomini, armi, cannoni, viene lanciata in cielo assieme ad una palla di fuoco di 2.700 gradi centigradi di temperatura. 11 mila metri cubi di terra, equivalenti a 50 vagoni ferroviari merci moderni, vengono catapultati in aria assieme a 246 soldati Confederati e 32 artiglieri della batteria degli 8 cannoni. Una nuvola rossa e nera di polvere, fumo e sangue a forma di fungo continua a salire per un’altezza di 200 metri, in basso invece le fortificazioni sono distrutte, un terzo della Brigata della Carolina del Sud del Generale di Brigata Stephen Elliott, che difendeva queste linee, è stato appena annientato. Al suo posto c’è un cratere lungo 52 metri, largo 24 e profondo poco più di 9 con pareti a strapiombo di argilla fusa. Sul fondo, carcasse di carrozze, cannoni, tronchi e blocchi di roccia affiorano tra la polvere assieme a decine di cadaveri parzialmente vestiti, martoriati, bruciati. Centinaia di tonnellate di roccia, detriti e pezzi di corpi cominciano a piovere con un fragore assordante sulle truppe Federali in attesa dell’assalto. Queste spaventate arretrano ma viene dato l’ordine di avanzare, una massa di uomini in blu si lancia di corsa nei 120 metri che li separano dai sudisti, dall’altra parte invece ai sopravvissuti si uniscono le unità delle riserve che accorrono dalle retrovie. Rallentate dal terreno sconnesso e dal terribile spettacolo che gli appare davanti, la Prima e la Seconda Brigata della Prima Divisione vengono assaliti dal terrore. I soldati si fermano a guardare l’orrore dell’esplosione, di quegli sbarramenti fortificati trasformati in una frazione di secondo in una enorme fossa comune. Confusi dal panico, entrano nel cratere invece di muoversi attorno ai suoi bordi, mescolandosi, perdendosi, inciampando e calpestano i 725 feriti sotto shock. È l’inizio della Battaglia del Cratere, è l’inizio di un massacro.

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