TIPOLOGIA: attentato
CAUSE: camion-bomba
DATA: 19 aprile 1995
STATO: Oklahoma
LUOGO: Oklahoma City, Alfred P.
Murrah Federal Building
MORTI: 168
FERITI: 682
Ultimo aggiornamento: 23 giugno 2026
Tempo di
lettura: 31 minuti
Analisi e ricostruzione a cura di Luigi Sistu
Centro di Oklahoma City, 19 aprile 1995, dalle ore 08:57 davanti all’edificio
Alfred P. Murrah è parcheggiato un grosso furgone nell’area di scarico nel retro
della struttura, proprio di fronte all’Ufficio di Previdenza Sociale. All’interno
della cabina, vuota, due micce accese stanno consumando centimetri uno dopo
l’altro. Timothy McVeigh, un veterano della guerra del Golfo, sceso in tutta
fretta, ha gettato le chiavi in un tombino prima di salire su un’auto ferma a
lato strada dove lo attendeva a bordo un amico, Terry Nichols, lasciato davanti
ad essa pochi minuti fa e che con una potente accelerata è partito sgommando in
direzione della periferia. McVeigh e Nichols si erano conosciuti nel 1988 a
Fort Benning, in Georgia, durante l'addestramento di base per l'inquadramento
nell'Esercito degli Stati Uniti d’America. Soldato modello e reduce della
Guerra del Golfo, dopo aver lasciato l'esercito, McVeigh aveva iniziato a
vagabondare per il paese sbarcando il lunario col commercio di armi di
contrabbando alimentando assieme al suo amico l’odio nei confronti di un governo
“usurpatore dei diritti dei cittadini americani”. Ai due si era unito anche
Michael Fortier, un vecchio compagno di stanza con cui condivideva il medesimo
sentimento di rabbia ma soprattutto, per il Federal Bureau of Investigation,
l’FBI. E proprio due episodi legati ad operazioni condotte dai federali erano
stati determinanti nel far maturare in loro la decisione di colpire al cuore lo
Stato americano: l'assedio di Ruby Ridge, nel nord dell'Idaho, dove nell'agosto
del 1992 durante una verifica per detenzione di armi erano rimasti uccisi la
moglie e il figlio del leader neonazista Randy Weaver, membro delle Aryan
Nations, che da anni viveva in perfetto isolamento con la sua famiglia, e il
blitz della polizia dell’aprile del 1993 al ranch di Waco, in Texas, alla sede
dell'organizzazione dei Branch Davidiani in cui erano morte 76 persone e lo
stesso leader della setta David Koresh. Inizialmente deciso a colpire con un
attentato dinamitardo un edificio federale esclusivamente a scopo dimostrativo,
McVeigh aveva successivamente maturato il convincimento che il suo messaggio
sarebbe stato più efficace se ci fossero stati dei morti, una valanga di morti,
in una struttura che avrebbe dovuto ospitare almeno due dei tre apparati
federali: l’ATF, il Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms, l’FBI, il Federal
Bureau of Investigarion, e la DEA, il Drug Enforcement Administration. L’edificio
di Oklahoma City, l'Alfred P. Murrah Federal Building, perfetto in tutto aveva
fatto cadere la scelta su di esso. McVeigh e Fortier si erano recati ad
ispezionarlo a dicembre dell’anno scorso. Costruito nel 1977 e pensato per
resistere ad un uragano con una forza di 160 chilometri orari è gigantesco, un
edificio in calcestruzzo armato di 9 piani. Progettato quando gli standard di
sicurezza non contemplavano la resistenza agli attacchi terroristici,
l'architetto aveva voluto creare una zona d'ingresso ampia e luminosa e senza
troppi ostacoli visivi a livello della strada. Per farlo, aveva utilizzato un
sistema a trave di trasferimento. Invece di far scendere tutti i pilastri dei
piani superiori fino al suolo, questi terminano al livello del terzo piano dove
poggiano su una massiccia trave di calcestruzzo armato disposta
orizzontalmente. Questa trave raccoglie l'immenso peso dei sei piani superiori
e lo "trasferisce" a un numero ridotto di grandi pilastri portanti
esterni alla base dell'edificio. La massiccia struttura, che ospita 14 agenzie
federali, contiene all’interno anche gli uffici di reclutamento per l'Esercito
e il corpo dei Marines. Non potevano sperare di meglio. In più, il prospetto
completamente vetrato, frantumandosi nell'impatto dell'onda d’urto causata
dall’esplosione avrebbe regalato al mondo un effetto scenico senza precedenti,
mentre l’adiacente e ampio parcheggio avrebbe potuto sia assorbire e dissipare
in parte la forza dell'esplosione e quindi proteggere gli occupanti non federali
degli edifici vicini, sia permettere delle riprese fotografiche più di impatto da
parte degli apparati giornalistici per motivi propagandistici. Individuato il
bersaglio, l'attacco era stato quindi pianificato per oggi, in coincidenza con
l'anniversario dell'assedio di Waco ed il 220º anniversario della battaglia di
Lexington e Concord dove nel 1775 nella contea di Middlesex, nella provincia
della Massachussetts Bay, uno scontro aveva visto impegnati un contingente di
truppe britanniche ed un gruppo della milizia coloniale che aveva avuto la
meglio dando inizio alla Guerra di Indipendenza Americana tra la Gran Bretagna
e le Tredici Colonie, le colonie del Regno di Gran Bretagna sulla costa
atlantica dell’America del Nord fondate nel XVII e XVIII secolo. La preparazione
della bomba, lunga e complessa, era durata sette mesi. Per un edificio gigantesco
c’era bisogno di qualcosa di altrettanto gigantesco. Dopo che McVeigh e Nichols
già dall’agosto del 1994 si erano occupati dei primi studi sulle sostanze esplosive
ed infiammabili e sulle relative reazioni risultanti dalla loro sommatoria e
miscelazione al fine di ottenere dei prodotti ad alto potere distruttivo, il 30
settembre da Nichols erano stati acquistati i primi 40 sacchi di Nitrato
d’Ammonio, un fertilizzante, ciascuno del peso di 23 chilogrammi. Johann
Rudolph Glauber, chimico e farmacista tedesco considerato uno dei fondatori
della chimica industriale moderna e precursore dell’ingegneria chimica, lo
aveva preparato e descritto nel 1659 chiamandolo “nitrum flammans” per via del
colore giallo della sua fiamma. Utilizzato come ingrediente esplosivo dal 1867,
quando era stato rilasciato un brevetto a due chimici svedesi, J. H. Norrbin
and J. Ohlsson, utilizzandolo assieme ad un 20% di carbone nel loro
Ammoniakkrut, era stato utilizzato successivamente dal chimico e ingegnere
svedese Alfred Nobel nella sua dinamite "extra" del 1870 in cui lo
aveva sostituito alla farina di roccia silicea sedimentaria di origine
organica, unendolo alla Nitroglicerina sintetizzata dal chimico e medico
italiano Ascanio Sobrero nel 1847. Chi aveva fornito il Nitrato d’Ammonio a Nichols
era stata un’azienda, la Mid-Kansas Coop di McPherson, in Kansas, per un
totale di 920 chilogrammi sufficienti a fertilizzare 5 ettari e mezzo di
terreno agricolo. Il resto dei sacchi, 68, acquistati nel mese successivo, erano
stati accatastati con gli altri presso un deposito in affitto nella cittadina
di Herington, in Kansas, portando lo stoccaggio del fertilizzante a 2.484
chilogrammi totali. McVeigh invece si era finto pilota di gare di accelerazione
nell’impianto da quarto di miglio del Texas Motorplex, durante il Chief
Auto Parts Nationals, il trofeo Winston Drag Racing Series della NHRA, la
National Hot Rod Association. Gare di accelerazione vuol dire enormi
quantitativi di carburante ad alte prestazioni e proprio con la scusa della necessità
impellente di doverlo avere per poter correre, era riuscito ad ottenere da un
certo Tim Chambers, un venditore di carburanti da gara, del Nitrometano per la
cifra di 3.000 dollari. Composto organico liquido scoperto tragicamente
esplosivo dopo la detonazione di un vagone ferroviario cisterna il 1 giugno
1958, a differenza della normale benzina contiene già l’ossigeno all'interno
della sua molecola. Questo significa che per bruciare ha bisogno di molto meno
ossigeno esterno permettendo di liberare un'immensa quantità di energia in
pochissimo tempo. Le auto da accelerazione più veloci del mondo usano quasi
esclusivamente Nitrometano per alimentare dei motori che superano
abbondantemente i 10.000 cavalli di potenza. Altamente infiammabile e a rischio
di decomposizione esplosiva se riscaldato in ambienti confinati o contaminato
da forti basi/acidi, era stato acquistato per un peso complessivo di 540
chilogrammi. Oltre a questo, dopo aver recuperato anche delle latte di olio
combustibile per un quantitativo di 16 litri, e 13 bombole di acetilene da 14
litri ciascuna, introducendosi clandestinamente in una cava di proprietà della Martin
Marietta Inc., una ditta fornitrice di aggregati e materiali da costruzione
pesanti, Nichols e McVeigh avevano portato via senza farsi vedere sette casse
di Tovex Blastrite Gel in cartucce, ognuna della lunghezza di 46 centimetri,
per un peso complessivo di 159 chilogrammi. Il Tovex è un esplosivo primario ad
alto potenziale creato nel 1960 dalla società americana DuPont. È utilizzato
soprattutto nell'industria estrattiva ed è composto da un 50% di Nitrato
d’Ammonio e 50% di Nitrato Metilammonio, un esplosivo questo usato dai tedeschi
durante la Seconda Guerra Mondiale poi ripreso e perfezionato dalla DuPont nel
1973 come sensibilizzante in alcuni tipi di esplosivi commerciali e civili
grazie al suo ottimo bilancio di ossigeno e alla facilità di detonazione se
opportunamente innescato. Il furto di questo particolare esplosivo si era reso
necessario perchè la bomba in progettazione avrebbe avuto bisogno di una forte
carica di spinta per poter funzionare e il Tovex, esplosivo usato in campo
estrattivo come carica di fondo nei fori da mina per esplosivi “più lenti”, si
era presentata come soluzione ottimale. Tale soluzione era stata valutata come
migliore sia per le caratteristiche detonanti del prodotto, sia per la facilità
del reperirlo. È un esplosivo industriale appartenente alla famiglia degli
esplosivi a water gel, famoso soprattutto per un motivo storico e
ingegneristico: è stato il prodotto che ha di fatto "mandato in
pensione" la Dinamite. Sviluppato dall'azienda chimica americana DuPont a
cavallo tra gli anni '60 e '70, il Tovex era nato con un obiettivo preciso:
trovare un'alternativa sicura agli esplosivi a base di Nitroglicerina, esplosivo
sintetizzato dal chimico e medico italiano Ascanio Sobrero nel 1847. A
differenza degli esplosivi tradizionali che sono solidi, come le polveri, o
liquidi puri, come appunto la Nitroglicerina, il Tovex sfrutta una formulazione
a gelatina acquosa. Il risultato è un materiale malleabile, simile a una densa
salsiccia gelatinosa, che viene confezionato in tubi di plastica di varie
dimensioni. L'invenzione del chimico e ingegnere svedese Alfred Nobel, la Dinamite,
aveva rivoluzionato il mondo nell'Ottocento. Le sue quattro varianti, a base
inerte, brevettata nel 1867 e composta da 75% Nitroglicerina miscelata con 25%
di farina di roccia silicea sedimentaria di origine organica, a base attiva,
evoluzione della base inerte e composta da 75% Nitroglicerina e 25% segatura e
nitrato di sodio, a base esplosiva, ulteriore evoluzione composta da 92% Nitroglicerina
e 8% Nitrocellulosa, la gelatina dinamite, stadio intermedio tra dinamite a
base attiva e dinamite a base esplosiva e composta da 71% Nitroglicerina, 4% Nitrocellulosa,
18% nitrato di sodio e 7% polvere assorbente, presentavano enormi problemi
pratici e di sicurezza legati alla presenza proprio della materia prima. Il
Tovex aveva risolto i problemi su due fronti principali: l’estrema sicurezza e
nessuna tossicità per i minatori. La dinamite vecchia o conservata male tendeva
a "sudare" Nitroglicerina liquida, diventando incredibilmente
instabile e pronta a detonare al minimo urto. Il Tovex, al contrario, è
estremamente insensibile agli urti, agli sfregamenti e persino al fuoco e per
farlo esplodere serve un detonatore ad alta potenza. Essendo la Nitroglicerina
è un potente vasodilatatore, i minatori che maneggiavano la Dinamite o ne
inalavano i fumi post-esplosione soffrivano cronicamente del cosiddetto
"mal di testa da Dinamite", un'emicrania lancinante e debilitante.
Non contenendo Nitroglicerina, il Tovex aveva quindi eliminato completamente da
subito questi rischi occupazionali. Oltre al Tovex, dalla cava Nichols e
McVeigh erano riusciti ad impossessarsi anche di una serie di inneschi,
fondamentali per poterlo avviare. Per primi avevano preso dei detonatori a
fuoco, artifizi esplosivi primari costituiti da un cilindro di
alluminio o rame lungo 6 centimetri e del diametro di 45 millimetri contenente
una piccola quantità di esplosivo secondario, la Pentrite, uno degli
esplosivi più potenti, con velocità di detonazione pari a 8.400 metri al
secondo preparato per la prima volta nel 1891 dal chimico tedesco Bernhard
Tollens, innescato a sua volta da pochissimo esplosivo primario, l’Azoturo di
Piombo, con velocità di detonazione pari a 5.300 metri al secondo e preparato per
la prima volta dalla Curtis's and Harvey Ltd Explosives Factory nel 1890.
Questi sono l’evoluzione del primo, inventato sempre da Alfred Nobel nel 1867, che
non era altro che un tubetto di stagno riempito con del Fulminato di Mercurio,
esplosivo primario sensibilissimo agli urti e al calore, sintetizzato già nel
XVII secolo e perfezionato nel 1799 dal chimico inglese Edward Howard.
Quasi per caso, nello stesso armadio in cui erano custoditi i detonatori a
fuoco, avevano visto e portato via dei detonatori “ad onda
di shock”, un particolare
sistema inventato da Per-Anders Persson della Nitro Nobel AB e registrato col
marchio Nonel. Questo innesco è costituito da un detonatore simile ai
precedenti ma con carica primaria di Stifnato di Piombo, un esplosivo scoperto
dal chimico tedesco Peter Griess nel 1874, innescato da un connettore, uno
speciale tubo estruso in plastica flessibile del diametro esterno di 3
millimetri e diametro interno di 1,5 millimetri. L’accensione di questo
detonatore avviene tramite il passaggio di un’onda esplosiva generata da un
sottile strato di esplosivo del peso di 20 grammi per metro lineare inserito
nel suo diametro interno e che confina la reazione all’interno del tubo senza alcuna
ripercussione esterna. Un elevato grado di sicurezza contro accensioni
accidentali, sia perché il tubo di trasmissione dell’onda d’urto, se acceso con
fiamma, brucia senza dar luogo ad alcuna reazione, sia perché è praticamente insensibile
agli urti, richiedendo una velocità di impatto di 300 metri al secondo per
essere innescato, e sia perché, non essendo del tipo “elettrico”, è immune a
qualsiasi tipo di corrente vagante. L’esplosivo all’interno, l’HMX, formalmente Ciclotetrametilentetranitroammina,
è un esplosivo ad alta velocità dalle caratteristiche eccezionali. È stato scoperto
e brevettato nel 1930 e successivamente codificato col nome “HM” per High
Molecular weight, ad alto peso molecolare, e "X", la classificazione,
nata come lettera provvisoria ma rimasta definitiva. Dopo aver preso una serie
di bobine di questo particolare tipo di innesco di marca MS Primadet, con lo
scopo di dare il “via” alla bomba avevano trafugato dalle riservette anche delle
bobine di miccia a lenta combustione, un cordone di colore nero di accensione
tramite fiamma e che ne permette un tragitto di un metro ogni 120 secondi.
Questo cordone del diametro di 5 millimetri costituito da un rivestimento in
catrame per impermeabilizzarlo è il diretto discendente della corda di canapa
catramata brevettata il 6 settembre del 1836 da William Bickford e formata da
un cordone di cotone impermeabile con un’anima di Polvere Nera, esplosivo
antichissimo, uno dei più conosciuti. L’antica ricetta vista per la prima volta
in un'opera di un autore cinese, Wu Ching Toung Yao, nel 1044 suggeriva il
dosaggio di un 74% in peso di nitrato di potassio, 15% in peso di carbone e 11%
in peso di zolfo, formula poi ripresa dal monaco e scienziato Ruggero Bacone
che l’aveva modificata a 74,65% di nitrato di potassio, 13,50% di carbone e
11,85% di zolfo, ricetta questa che dal 1249 è arrivata immutata fino ai nostri
giorni. Michael e Lori Fortier, due amici che avevano ospitato McVeigh per un
certo periodo nella loro casa, avevano realizzato per lui una patente falsa a
nome di Robert D. Kling, pseudonimo ricavato dalla vecchia amicizia con un
soldato suo compagno d’addestramento con simili caratteristiche fisiche, con
cui il 14 aprile aveva pagato una stanza al Dreamland Motel di Junction
City e con cui il giorno seguente aveva affittato dalla Compagnia Ryder un
furgone Ford F-700 del 1993. La serie F, destinata al trasporto di merci medie,
è utilizzata per un'ampia gamma di applicazioni, offerta come autocarro rigido
e trattore stradale per semirimorchi in diverse configurazioni di cabina. Dopo
aver fatto alcuni test nel deserto per valutare le capacità distruttive della
bomba, l’avevano finalmente assemblata all’interno del vano di carico del
fugone a noleggio. McVeigh e Nichols avevano iniziato con l’imbullonare delle
assi di legno al pavimento del cassone, una base solida per tenere in posizione
i vari moduli della carica, sui quali avevano successivamente sistemato con
attenzione uno accanto all’altro, 13 barili di plastica da 209 litri, 6 bianchi
acquistati da una cooperativa agricola a Hillsboro, 6 neri acquistati a
Florence e 1 blu acquistato a Council Grove. Con l’ausilio di secchi di
plastica e una bilancia da bagno avevano mescolato i composti ricavando due
potenti miscele. Per primo avevano fabbricato l’ANFO, tra i preferiti dall’ETA
spagnola e dagli estremisti libici e palestinesi, un esplosivo di grande
sicurezza scoperto nel 1950 e uno degli esplosivi industriali da mina più
diffusi e utilizzati al mondo. Impiegato su vasta scala nel settore minerario,
nell'estrazione in cava e nei grandi lavori di ingegneria civile data la sua
bassissima sensibilità e il suo bassissimo costo, l’Ammonium Nitrate Fuel Oil
è costituito da 94% di Nitrato d'Ammonio, 6% olio combustibile e altri additivi
minori. Quando si decompone avviene una detonazione ad alta potenza con una
velocità compresa fra 3.500 e un massimo di 4.200 metri al secondo, valore che
dipende molto dalla densità, diametro e grado di confinamento della carica. Dal
punto di vista della classificazione chimica, l'ANFO non è un singolo composto,
ma una miscela fisica formata da due componenti principali: un ossidante, che
si presenta solitamente sotto forma di piccoli granuli sferici porosi, e un combustibile,
un idrocarburo liquido. A livello puramente concettuale, durante il processo di
detonazione, il Nitrato di Ammonio si decompone fornendo l'ossigeno necessario
per la rapida ossidazione del combustibile con la produzione, da questa
reazione altamente esotermica, di gas in espansione come azoto e vapore acqueo.
Ed è proprio la violentissima espansione di questi gas a generare l'energia e
l'onda d'urto sfruttate per frantumare la roccia. È classificato come un agente
esplodente secondario, questo significa che è altamente insensibile agli urti
meccanici, all'attrito e alle normali fonti di calore, rendendolo molto più
sicuro da trasportare e maneggiare rispetto ad altri esplosivi. Proprio a causa
della sua stabilità, l'ANFO non detona facilmente. Non può essere innescato da
un semplice detonatore a scintilla o a fiamma, ma richiede un'onda d'urto
iniziale molto forte, generata da una carica di esplosivo più sensibile
chiamata booster o moltiplicatore. Inoltre, essendo fortemente igroscopico,
ovvero avido di umidità, e solubile in acqua, se bagnato, l’acqua dissolve l'ossidante
inibendo la reazione e rendendo la miscela incapace di detonare. Negli anni '50
questo esplosivo aveva rappresentato una vera e propria rivoluzione per
l'ingegneria civile e mineraria dove, fino ad allora, l'industria si era
affidata alla dinamite presentando costi elevati e rischi significativi per la
sicurezza durante la manipolazione. L'ANFO a tutt’oggi ha sostituito anch’esso in
gran parte la Dinamite nei lavori su vasta scala perché offre una soluzione in
grado di sprigionare un eccellente potere di sollevamento per spostare enormi
volumi di terra e roccia, ma con costi operativi drasticamente inferiori e un
margine di sicurezza per i lavoratori nettamente superiore. Dopo aver fabbricato
una parte di ANFO, i due si erano dedicati alla produzione del ANNM, acronimo
che sta per Ammonium Nitrate-Nitromethane, uno dei più potenti esplosivi
improvvisati mai creati e composto da una percentuale in peso di 60% di Nitrato
d’Ammonio e 40% di Nitrometano dove, a differenza del precedente, è il
Nitrometano a fungere da combustibile. Questo agisce come un potente agente
sensibilizzante per il Nitrato d'Ammonio e una volta miscelati, la velocità di
detonazione della miscela ANNM diventa molto elevata, superando spesso i 6.000
metri al secondo tanto da classificarlo tra gli esplosivi ad alto potenziale. L'ANFO
potenziato con l’ANNM ha un potere di sollevamento devastante. La sua
detonazione genera un'espansione di gas colossale e prolungata. La sua onda
d'urto avrebbe colpito l'edificio come un gigantesco e invisibile maglio spinto
a velocità supersonica, non solo frantumando il vetro, ma sollevando e
spingendo l'intera struttura verso l'alto e verso l'interno. Questa porzione di
carica costituita da 9 barili di ANNM e 4 barili di ANFO del peso di 230
chilogrammi ciascuno, era stata “sagomata” in modo da dirigere l'esplosione
lateralmente verso l'edificio da colpire. Nello specifico, come da progetto,
con l'intento specifico di massimizzare i danni strutturali, l'aspetto
tatticamente più letale della bomba non era solo la quantità di esplosivo, ma
la sua disposizione geometrica. McVeigh non si era limitato ad ammassare i
materiali nel furgone, ma li aveva disposti secondo uno schema preciso. Aveva
disposto i barili seguendo una forma di J rovesciata, una sorta di ferro di
cavallo asimmetrico, e riequilibrando immediatamente il peso del cassone sul
lato opposto con le 13 bombole metalliche da 14 litri di acetilene e del peso
di 15 chilogrammi l’una, per un totale di 182 litri di gas estremamente
infiammabile ed esplosivo. Come carica di spinta, i 159 chilogrammi di Tovex
erano stati sistemati come riempitivo degli spazi vuoti assieme ad altri 9
sacchi di Nitrato d’Ammonio del peso di 23 chilogrammi ciascuno in modo da
distribuire uniformemente la detonazione dell’esplosivo primario per tutta la
massa esplosiva. Come più vicini all'innesco in Tovex erano stati posizionati i
barili potenziati con il Nitrometano, più rapidi a esplodere. Questa
disposizione era stata studiata per creare un effetto simile a quello di una “carica
cava” ma non in senso stretto come i proiettili anticarro che usano un cono di
metallo per creare un dardo di plasma perforante, ma piuttosto una carica
direzionale o un ordigno a esplosione focalizzata. McVeigh e Nichols, avevano
riprodotto in scala gigante l’effetto Munroe, ovvero la parziale concentrazione
dell'energia esplosiva causata da un vuoto incavato in una parte di esplosivo, una
particolare reazione di cui si era accorto appunto Charles Edward Munroe mentre
lavorava nel 1888 alla U.S. Naval Torpedo Station a Newport,
negli Stati Uniti. Il principio era stato ripreso e messo in pratica 22
anni più tardi dal tedesco Egon Neumann che aveva scoperto che una carica di
Trinitrotoluene, esplosivo preparato la prima volta nel 1863 dal chimico
tedesco Julius Wilbrand, se contenente nella sua massa un incavo di forma
conica era in grado di lacerare una lastra di metallo che, in condizioni
normali, sarebbe stata solo intaccata dalla stessa quantità di esplosivo. In
pratica, una carica di esplosivo sagomata, anziché disperdere la propria
potenza in maniera omnidirezionale, la concentra nella cavità praticata in
precedenza sulla carica stessa, a seconda della sua forma. Praticando quindi
una cavità conica o iperbolica in un cilindro di esplosivo fatto detonare
all'opportuna distanza dal bersaglio, si concentra la forza dell'esplosione
contro un punto di esso e causa quindi una temperatura e una sovrappressione
tale da disintegrare tutto nella direzione scelta. Secondo questo principio,
l’effetto del camion bomba studiato da McVeigh e Nichols sarebbe stato
devastante: con la parte chiusa della curva rivolta verso la strada o il retro
del furgone, la parte aperta della U puntata direttamente verso l'ingresso
dell'edificio, e l'innesco centrale, i candelotti di Tovex, posizionato al
vertice interno della curva, una volta detonato, questa configurazione avrebbe
fatto in modo che la maggior parte dell'energia e della pressione non si
disperdesse in modo sferico in tutte le direzioni, ma venisse convogliata e
"spinta" violentemente in un'unica direzione: verso l'ingresso e le
colonne portanti dell'Alfred P. Murrah Federal Building, moltiplicando
l'effetto devastante sulla struttura. Una volta completata la configurazione,
all’assemblaggio era stato unito il sistema di innesco, una doppia accensione con
avvìo dalla parte anteriore del veicolo. Avevano praticato due fori nella
cabina, sotto il sedile, e due nella carrozzeria del vano di carico,
frontalmente. Avevano poi affogato due detonatori ad onda d’urto nelle cartucce
di Tovex con i condotti Nonel infilati in tubi per acquari e fatti passare
all’esterno, fissati alla carrozzeria, dipinti con lo stesso colore della
livrea del camion e poi fatti entrare nella cabina ai quali erano stati nastrati
due detonatori a fuoco con crimpati al loro interno due spezzoni di miccia a
lenta combustione, uno da 2,5 e uno da 1,5 metri, dando al sistema una doppia
accensione con un circuito ridondante. Qualora una delle micce avesse
presentato interruzioni o uno dei detonatori avesse difettato, il doppio
circuito garantiva che l’altra proseguisse fino alla fine. A questo punto la
bomba era pronta: un mostro da 3.557 chilogrammi di peso con una spaventosa sequenza
dagli effetti devastanti. Il Tovex avrebbe innescato l’ANNM, e a seguire l’ANFO,
il Nitrato d’Ammonio e l’acetilene, creando un iniziale effetto di tipo
“fuel-air” simile come concetto alla “vacuum bomb”, comunemente detta bomba
termobarica. In un'arma termobarica di livello militare, il processo avviene in
due fasi distinte e rapidissime: la Fase di dispersione, dove una prima,
piccola carica esplosiva si aziona per disperdere il combustibile creando una
vasta nube di aerosol miscelata con l'ossigeno atmosferico, e la Fase di
accensione, in cui frazioni di secondo dopo, quando la nube ha raggiunto la
miscelazione ottimale, una seconda carica o incendia l'aerosol. Nella
costruzione di questa bomba, i due non hanno utilizzato una testata termobarica
militare, ma hanno creato un ordigno improvvisato in grado di simulare, oltre
al principio della carica direzionale, anche quello fisico del fuel-air sfruttando
la configurazione del furgone. Con la detonazione della carica esplosiva
primaria, l'energia di questa esplosione avrebbe distrutto le bombole
disperdendo gli idrocarburi che si sarebbero miscelati con l’aria circostante che
nella seconda fase, una frazione di secondo dopo, avrebbe preso fuoco innescata
dalla carica principale consumando l'ossigeno presente nell'area colpita e col
risultato finale di creare una depressione molto forte ed una violenta corrente
d'aria diretta verso il centro della depressione stessa, un effetto aggiunto
alla già demolitrice carica principale. I soli esplosivi convenzionali avrebbero
creato un'onda d'urto fortissima ma brevissima, ideale per spezzare il metallo
e polverizzare il cemento, con l’aggiunta di un'esplosione termobarica si
sarebbe creata anche un'onda d'urto che avrebbe viaggiato leggermente più
lenta, ma sarebbe durata molto più a lungo. Questa "spinta" continua sarebbe
stata capace di definire il collasso della struttura abbattendola come un muro
d'acqua. Inoltre, l'accensione della nube di idrocarburi avrebbe creato una
bolla di fuoco gigantesca, di durata maggiore rispetto a quella di un'esplosione
normale, incenerendo ogni cosa nel suo raggio di espansione. Tale configurazione
totale della carica avrebbe moltiplicato ancora di più gli effetti
dell’esplosivo. Lori e Michael Fortier, inizialmente coinvolti nella progettazione
dell'attentato, vedendo le proporzioni che aveva raggiunto la bomba e intuendone
questi potenziali effetti, si erano tirati indietro non volendo più partecipare
alla fase finale. Dopo aver concluso il montaggio dell’ordigno McVeigh e
Nichols si erano separati. Nichols era tornato a casa, a Herington e McVeigh
aveva viaggiato con il Ford F-700 fino a Junction City. Il 19 aprile, mentre i
due sono ancora a Oklahoma City e stanno per lasciare la città a bordo di una Mercury
Marquis gialla del 1977, all’interno del camion le micce stanno bruciando,
quella da 2,5 metri è stata accesa per prima, due minuti dopo è stato il turno
di quella da 1,5 metri. McVeigh, soddisfatto, sorride. Sa cosa accadrà tra poco
e per l’occasione indossa una maglietta stampata con il motto del Commonwealth
della Virginia, “sic semper tyrannis”, “così sempre ai tiranni”,
frase iconica uscita dalla bocca di Bruto mentre affondava la lama nel
petto di Giulio Cesare, e che aveva ripetuto a gran voce John Wilkes Booth con
la canna della sua pistola ancora fumante e mentre il proiettile si faceva
strada nel cranio del sedicesimo Presidente americano Abraham Lincoln. La
Mercury era stata parcheggiata a diversi isolati di distanza dal Murrah Federal
Building il giorno prima, chiusa, priva di targa e con un biglietto sul
parabrezza con scritto: "non abbandonata, si prega di non rimuovere, sarà
spostata entro il 23 aprile (necessita di batterie e cavo)", prima che i
due tornassero in Kansas col furgoncino GMC blu del 1984 di Nichols per poter eseguire
i controlli finali sul camion della Ryder. Questa è una mattina come tante e il
quartiere ha già preso vita. All’Alfred P. Murrah gli impiegati sono a lavoro e
all’interno dell’edificio al momento ci sono 646 persone. Anche l’America’s
Kids Day Care Center è a pieno regime, qui i dipendenti coi figli piccoli hanno
la possibilità di lasciarli durante tutto l’arco della giornata lavorativa. È
una fortuna avere un asilo nido sul posto di lavoro. Ma non oggi. Sono le ore 09:02,
all’interno della cabina del furgone, che non è semplicemente parcheggiato vicino
all'edificio, ma è proprio davanti alla facciata nord in corrispondenza di un
elemento strutturale vitale: la colonna G20, entrambe le micce si esauriscono
quasi simultaneamente. La fiamma raggiunge i detonatori sparendo dentro gli
involucri e dando inizio ad una reazione a catena catastrofica. All’interno dei
cilindretti di alluminio l’Azoturo di Piombo si attiva facendo detonare la
Pentrite che trasferisce lo shock all’HMX dei tubi Primadet. L’onda esplosiva
contenuta all’interno degli estrusi di plastica, viaggiando alla velocità di
2.100 metri al secondo percorre i tubicini per tutta la loro lunghezza, esce
dalla cabina, passa sotto il camion, entra nel cassone fino ai propri detonatori
che con la medesima sequenza dei precedenti attiva il Tovex che esplode
innescando il treno di detonazione, una sequenza di eventi che trasforma i materiali
inerti in un'onda distruttiva con la velocità di un lampo. Poiché i barili sono
disposti in circolo parziale, ognuno di essi genera la propria onda d'urto
sferica, in espansione verso l'esterno e facendo entrare in gioco il principio
fisico dell'interferenza costruttiva delle onde. All'interno della
"J", le onde d'urto in espansione si scontrano l'una con l'altra.
Quando due onde di pressione si incontrano, non si annullano, ma si sommano.
Questo scontro interno crea un'area di pressione e temperatura inimmaginabili
al centro della disposizione. Le onde d'urto cercano sempre la via di minor
resistenza e poiché l'espansione all'indietro e ai lati è fisicamente bloccata
dalla massa degli altri barili e dalla pressione estrema che si è appena formata
al centro della "J", l'energia trova un'unica via di fuga: il lato
aperto della configurazione. Con questa geometria, che ha agito come un grosso
imbuto, invece di disperdersi a 360 gradi come una esplosione sferica, gran
parte dell'energia cinetica dell'esplosione viene schiacciata, incanalata e
"sparata" in fuori in una direzione primaria creando un fronte d'onda
piatto e concentrato che investe in pieno le colonne di supporto in
calcestruzzo armato dell'edificio. Come quando si mettono le mani a coppa
intorno alla bocca mentre si urla, dove il suono non si disperde ai lati ma
viene concentrato e spinto in avanti risultando molto più potente e direzionale,
l'ordigno si comporta allo stesso modo con un'onda d'urto supersonica. Il tempo
si ferma, il Ford F-700 della Ryder esplode davanti al secondo pilastro del
lato nord dell’edificio. È un’esplosione gigantesca, saltano i vetri di 258
edifici. L'onda d'urto del furgone, generata ad appena 5 metri dall'ingresso,
percorre 4.755 metri alla velocità di 5 chilometri al secondo schiantandosi in
pieno a livello strada contro le colonne portanti esterne disintegrando per
prima la G20 e le due adiacenti. Questa, progettata per resistere alla forza di
453 grammi per centimetro quadrato di un uragano che viaggia a 160 chilometri
orari, viene invece colpita con una forza superiore a 350 chilogrammi per
centimetro quadrato. La pressione è talmente elevata da superare
istantaneamente la resistenza alla compressione del cemento. Si verifica il
fenomeno dello spalling: l'onda d'urto attraversa il pilastro e, quando
riflette sulla parete posteriore dello stesso, si trasforma in una forza di
trazione. Poiché il cemento resiste benissimo alla compressione ma malissimo
alla trazione, la parte esterna del pilastro si frantuma e "schizza"
via, lasciando l'anima d'acciaio, i tondini d'armatura, scoperta e vulnerabile.
Privati del cemento che li racchiudeva e li teneva rigidi, i tondini si trovano
improvvisamente a dover sopportare da soli migliaia di tonnellate di peso.
Senza il confinamento del calcestruzzo, l'acciaio subisce una fulminea
instabilità al carico di punta e si piega istantaneamente come un fil di ferro
sotto il peso eccessivo. La colonna cessa di esistere come elemento portante. Dopo
aver distrutto il pilastro, l’onda di sovrappressione annienta la facciata composta
quasi interamente di vetro che non oppone nessuna resistenza irrompendo nel
Murrah e penetrando istantaneamente negli uffici. Le persone che si trovano
vicine alle finestre sono investite da schegge trasformate in una nuvola di
rasoi volanti ad altissima velocità che causando lacerazioni profonde,
amputazioni e traumi penetranti. In basso, l’atrio vuoto fa da canale all’onda
di pressione verso i piani superiori espandendosi in ogni direzione e spingendo
contro i soffitti. Nei solai in calcestruzzo armato, progettati per sopportare
il carico gravitazionale verso il basso e non una spinta esplosiva dal basso
verso l'alto, le solette si piegano all'indietro e si incrinano. L’Ufficio di
Previdenza Sociale viene cancellato e la furia dell’esplosione spalanca il
pavimento dell’America’s Kids Day Care Center al secondo piano che viene
spazzato via. 19 bambini sotto i 6 anni vengono scaraventati contro le pareti. Lo
sbalzo drastico e improvviso della pressione danneggia per primi gli organi
cavi o contenenti gas, la membrana timpanica esplode e con essa stomaco e
intestino mentre l'onda d'urto lacera i delicati tessuti polmonari, causando
emorragie interne e impedendo la respirazione. Superato l’asilo nido l’onda
d’urto si apre un varco verso l’alto scardinando i solai alla velocità di 16
mila chilometri orari e raggiungendo l’ottavo piano in 31 millisecondi, lo
stesso tempo in cui un airbag si gonfia dopo un incidente. Le persone che vi si
trovano sopra sono letteralmente lanciate in aria assieme a scrivanie, sedie e
archivi mentre il pavimento si frammenta sotto i piedi coi piani che, dal nono
giù fino al primo, si staccano pronti a precipitare
l'uno sull'altro. Al piano terra i pilastri non esistono più. In un edificio
standard, se una colonna cede, il peso che gravava su di essa prova a spostarsi
sulle colonne adiacenti tramite le travi del soffitto. Tuttavia, in una
struttura come questa, con trave di trasferimento, questa è progettata per
scaricare il peso dall'alto verso il basso su pilastri specifici. Qui, quando i
pilastri alla base spariscono, la trave si trova improvvisamente sospesa nel
vuoto su una campata enorme per la quale non è stata calcolata. Un intero
segmento della trave di trasferimento al terzo piano, spinta verso l’interno e
torta verso l’alto, cede di schianto spezzandosi a causa delle forze di taglio
e flessione. Le colonne dei piani dal quarto al nono, che poggiano esattamente
sulla questa sezione distrutta, si trovano improvvisamente sospese a mezz'aria,
senza alcun supporto sotto di loro. A questo punto è la gravità a prendere il
sopravvento. Il peso non supportato dei piani superiori causa quello che in
ingegneria civile viene definito collasso progressivo dove il cedimento di un
elemento strutturale primario sovraccarica in modo catastrofico gli elementi
adiacenti portandoli alla rottura in sequenza. I blocchi di cemento dei piani
alti iniziano a cadere verticalmente. Nel momento in cui il nono piano cade
sull'ottavo, l'impatto genera una forza dinamica che è enormemente superiore al
peso statico per cui i pilastri sottostanti erano stati progettati. Questo crea
un effetto domino distruttivo, ogni piano che crolla accumula energia cinetica
e distrugge il piano inferiore accumulando detriti in una caduta verticale che
si arresta solo quando l'energia si esaurisce incontrando il suolo. L’Alfred P.
Murrah Federal Building, privo di ridondanza strutturale, è condannato. 149 impiegati
non hanno il tempo di prendere coscienza che un terzo dell’edificio viene giù. I
pavimenti crollano uno sull'altro in un letale "effetto pancake".
Mentre materiali, arredi e persone precipitano nel vuoto schiantandosi
sull’asilo, all’esterno, l’espansione dei gas, creando un vuoto temporaneo nel
punto zero risucchia violentemente l’aria indietro trascinando con sé macerie,
frammenti e detriti sulla strada. La bomba, che non aveva la forza di
disintegrare un intero palazzo di questo tipo alto nove piani, si è limitata a
"calciare via" la gamba principale di un tavolo molto pesante. La
forza di gravità e il peso stesso dell'edificio, privati del loro punto di
scarico a terra, in meno di sette secondi hanno fatto il resto, tirando giù a
cascata l'intera sezione nord della struttura schiacciando le persone sotto
tonnellate di cemento, acciaio e detriti crollati in un unico, enorme cumulo
macerie. L’edificio si è trasformato un grosso cimitero. L’esplosione, della
potenza equivalente di 2.300 chilogrammi di Trinitrotoluene, è così violenta da
danneggiare altri 324 edifici nel raggio di sedici isolati, distruggere 86
auto, far registrare una scossa del sesto grado della Scala Richter ed essere
sentita a 89 chilometri di distanza. Dopo il boato, il silenzio rotto soltanto
dal rumore di una pioggia di schegge che cade incessante per 160 secondi. In
basso, sulla NW 5th Street il furgone non c’è più, il suo asse è stato lanciato
a 120 metri di distanza. Al suo posto c’è un cratere di 9,1 metri di larghezza
e 2,4 metri di profondità coperto da una nube di polvere di cemento e gesso
talmente densa da oscurare la luce del sole. I sopravvissuti, sia quelli
intrappolati nelle macerie sia quelli nella sezione sud dell'edificio rimasta
in piedi, sono piombati in un'oscurità totale. L'aria è diventata
immediatamente pesante e irrespirabile. Molti feriti, disorientati e in stato
di shock, faticano a respirare e a chiamare aiuto. La polvere spessa del
cemento polverizzato e dai gas tossici dell'esplosivo riempie i polmoni. Chi
non è bloccato fisicamente è impossibilitato a muoversi per la mancanza di
visibilità e per il rischio di precipitare nel vuoto. Per quasi metà
dell'edificio, i corridoi e gli uffici si sono interrotti improvvisamente
affacciandosi sul vuoto del cratere come scogliere. Con gli ascensori
distrutti, le luci spente, gli allarmi e le tubature dell'acqua esplose, chi è
in grado di camminare deve farsi strada a tentoni lungo le scale di emergenza
rimaste parzialmente in piedi. Scavalcando detriti e cavi elettrici tranciati,
qualcuno riesce a raggiungere la strada, dove nel giro di pochissimi minuti i
passanti e i primi soccorritori si sono riversati nel cratere iniziando a
scavare a mani nude. Quello che si presenta agli occhi dei vigili del fuoco è
quello di un bombardamento. Davanti a loro c’è una pila di macerie alta 2
piani, 5.000 metri quadrati di uffici si sono ridotti a 650. 682 sono i feriti,
molti, troppi in maniera grave. Delle vittime, soltanto 99 lavoravano
effettivamente per il Governo degli Stati Uniti. A molti sopravvissuti, rimasti
incastrati sotto i detriti, verranno tagliati gli arti sul posto per poter
essere tratti in salvo, ricordo indelebile e traumatico di quello che, fino
agli attacchi dell’11 settembre 2001, rimarrà l'atto terroristico più letale
nella storia degli Stati Uniti d’America.
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