TIPOLOGIA: attentato
CAUSE: carica occultata
DATA: 27 novembre 1989
STATO: Colombia
LUOGO: Soacha, volo Avianca 203
MORTI: 110
FERITI: 0
Ultimo aggiornamento: 22 giugno 2026
Analisi e ricostruzione a cura di Luigi Sistu
"Preferiamo una tomba in Colombia a una prigione negli Stati
Uniti", è il motto di quel gruppo di narcotrafficanti guidato da Pablo
Emilio Escobar Gaviria, il Re della cocaina, il più potente, il più ricco e il
più sanguinario narcotrafficante della storia, in lotta per fermare la politica
di estradizione contro il Cartello. È il 1989, la guerra frontale e spietata
lanciata contro lo Stato e la società è nel pieno del suo svolgimento, corruzione
e intimidazione caratterizzano il sistema colombiano durante il suo apogeo. Escobar,
il terzo di 7 figli di un agricoltore e un’insegnante di scuola elementare,
cresciuto per le strade della città di Medellìn tra truffe e piccoli furti, ora
pratica un'efficace strategia per chiunque si trovi sulla sua strada: lasciarsi
corrompere o morire. Per applicare il suo potere, controllare le operazioni,
eliminare gli informatori, gli infiltrati o semplicemente chi può intralciare i
suoi affari, Escobar è circondato da ogni genere di persona, dai più giovani,
le sue guardie personali, provenienti dai bassifondi, col compito di
organizzare i suoi spostamenti e salvaguardarne la sicurezza nelle sue tenute,
ai più anziani, col compito di organizzare omicidi e sequestri, fino ad
avvalersi della consulenza di veri esperti, professionisti anche dall’estero,
per gli incarichi più delicati: gli attentati con esplosivo. In uno di questi,
il 4 di luglio, l'esplosione di un'autobomba con 100 chili di Gelatina da cava
destinata al Colonnello della polizia Valdemar Franklin Quintero, per errore
aveva investito il Governatore di Antioquia, Antonio Roldán Betancur. La
mattina del 18 agosto i sicari invece non avevano sbagliato, la bomba era stata
talmente potente da eliminare l’obiettivo e una porzione del quartiere. Questo
tipo di esplosivo è molto utilizzato dai “tecnici” del Cartello di Medellin, la
vasta organizzazione di narcotrafficanti con base nell’omonima città della
Colombia fondata e gestita da Escobar, dai fratelli Fabio, Jorge e Juan David
Ochoa e José Gonzalo Rodríguez Gacha, El Mexicano, uno dei trafficanti di droga
più spietati e di maggior successo al mondo. La Gelatina è una Dinamite a base
attiva, fortemente esplosiva, sincera, infallibile, brevettata dal chimico e
ingegnere svedese Alfred Nobel nel 1867 e composta dalla Nitroglicerina
sintetizzata dal chimico e medico italiano Ascanio Sobrero nel 1847 dalla
Nitrocellulosa, prodotto esplosivo scoperto nel 1838 dal chimico francese
Théophile-Jules Pelouze da carta, lino e cotone, ricetta perfezionata e
stabilizzata dal chimico tedesco Christian Friedrich Schönbein nel 1846
contemporaneamente al chimico tedesco Johann Friedrich Böttger, e miscelata con
Nitrocellulosa ad alto contenuto di azoto. Anche il 2 settembre era stata
utilizzata, 60 chilogrammi di questo prodotto avevano cancellato la sede del
quotidiano El Espectador. Quest’anno sarà ricordato come uno dei più violenti
della storia della Colombia, e come ciliegina sulla torta, la mattina del 27
novembre, la follia di Escobar raggiungerà il suo apice. All’Aeroporto El
Dorado di Bogotà centinaia di persone affollano gli arrivi e le partenze, e
davanti all’ingresso dell’edificio c’è anche un certo Julio Santodomingo con in
mano due biglietti per Cali, acquistati due giorni prima dalla compagnia aerea
Avianca, l’Aerovías del Continente Americano S.A, compagnia aerea colombiana, la
seconda più antica al mondo dopo la KLM dei Paesi Bassi e la più
antica delle Americhe. Un biglietto è per lui, l'altro è per un suo conoscente,
Alberto Prieto. I due arrivano presto, si dirigono in sala d’attesa, c’è
decisamente troppo movimento rispetto agli altri giorni, e anche molta polizia,
più del solito. All'ultimo minuto Santodomingo cambia idea, decide di non
salire sull'aereo lasciando Prieto solo all’imbarco. È preoccupato anche se il
lavoro è semplice, una volta a bordo dovrà attivare un registratore nascosto
nella sua valigetta per registrare la conversazione di alcuni “zapos”, in gergo
locale gli informatori della polizia, seduti nella fila 14. Così gli hanno
detto, ma la la realtà è un’altra. Pablo Escobar aveva ordinato l’abbattimento
di quell’aereo di linea, era stato deciso ad una riunione tenutasi nel
Magdalena Medio alla presenza di Gacha e degli altri boss del paese. Carlos
Mario Alzate Urquijo, alias Arete, uno dei principali luogotenenti di Escobar,
aveva pianificato l’attacco nel dettaglio e con settimane di anticipo. Il vero
obiettivo è Cesar Gaviria, il candidato alla presidenza, e la commissione aveva
deciso che dovesse morire, a qualunque costo. Alberto Prieto, consapevole di
essere un passeggero-spia, è invece inconsapevolmente una “bomba svizzera”, un pratica
relativamente frequente in quel mondo, ovvero un individuo reclutato per
compiere una determinata tratta accompagnato da un secondo, una “guida”, che
all’ultimo momento non prosegue defilandosi con una scusa e trasformando il
primo in un ignaro attentatore suicida. Per l’occasione non è stata scelta la Gelatina
ma qualcosa di meglio: il Semtex-1A. Di tipo plastico, di colore tra il marrone
e il rosso, confezionato in pani color mattone del peso di 2,5 chilogrammi è
una delle varianti dell’esplosivo Semtex. Il suo nome sta per SEMTìn, un
sobborgo di Pardubice nella attuale Repubblica Ceca, dove il composto era stato
prodotto per la prima volta in grandi quantità dalla East Bohemian Chemical
Works Synthesia nel 1964, ed EXplosive. Progetto dei chimici cecoslovacchi
Stanislav Brebera e Radim Novák era stato sintetizzato negli anni ’50. Questa
variante H, prodotta su larga scala dal 1967, destinata all’esportazione,
soprattutto per la bonifica di mine terrestri in Vietnam, era stata studiata
per impieghi civili e per l’attività estrattiva. Il Semtex-H, di velocità di
detonazione di 8.000 metri al secondo, è completamente impermeabile da poter
essere efficacemente utilizzato anche sott’acqua, e come molti esplosivi al
plastico moderni è incredibilmente stabile. Non esplode se sottoposto a urti,
cadute o fuoco normale e richiede un detonatore specifico per innescare
l'esplosione. In più, conserva la sua plasticità su un intervallo di
temperature molto ampio, da circa -40 a +60 gradi centigradi, il che lo rende
ideale per operare in ambienti estremi. Esportato in tutto il mondo in grandi
quantità fino al 1981 e in quantità ridotte solo nei paesi membri del Patto di
Varsavia fino al 1989 con la sospensione delle esportazioni legali, attualmente
le grosse organizzazioni terroristiche e criminali ne controllano il traffico e
la detenzione. Il Semtex-1A è il prodotto dell’unione di due elementi esplosivi
primari: 76% in peso di Pentrite, uno degli esplosivi più sensibili potenti, un
“super-esplosivo” preparato per la prima volta nel 1891 dal chimico tedesco
Bernhard Tollens; 4,6% in peso di RDX, formalmente
Ciclotrimetilenetrinitramina, di caratteristiche eccezionali scoperto e
brevettato dal chimico e farmacista tedesco Georg Friedrich Henning nel 1898 e
codificato con questo nome prima dall’esercito inglese come Royal Demolition
eXplosive e poi prodotto in larga scala dagli Stati Uniti nel 1920 come “RD”
Research and Development, ricerca e sviluppo, sigla comune a tutti i nuovi
prodotti per la ricerca militare, e "X", la classificazione, nata
come lettera provvisoria ma rimasta definitiva; il legante gomma
Stirene-Butadiene per il 9.4% in peso, il plastificante n-ottilftalato al 9% in
peso, lo 0,5% di antiossidante N-fenil-2-naftilammina
e lo 0,5% di colorante ne assicurano il riconoscimento e la malleabilità. La
bomba è una vera opera d’ingegneria, tanto piccola quanto letale. La piccola carica
del Semtex, esplosivo plastico ad alto potenziale tanto caro all’IRA irlandese
e ai terroristi islamici, ha un peso di 250 grammi ed è sagomata all’interno
dell’involucro di plastica del registratore. È innescata da un detonatore
elettrico contenente una piccola quantità di esplosivo secondario, la Pentrite,
con velocità di detonazione pari a 8.400 metri al secondo, innescato a sua
volta da una miscela incendiaria e uno primario, il sensibilissimo Azoturo di
Piombo, con velocità di detonazione pari a 5.300 metri al secondo, preparato
dalla Curtis's and Harvey Ltd Explosives Factory nel 1890. Il detonatore,
versione moderna di quello inventato nel 1876 da Julius Smith, è attivato dalla
chiusura di un circuito elettrico il cui interruttore è collegato ai due tasti PLAY
e REC del registratore premuti insieme. Sono le ore 06:40 e i 101 passeggeri a
bordo del volo Avianca 203 con destinazione l’Aeroporto Alfonso Bonilla Aragón
di Cali, percorrono in ordine il corridoio dell’aereo, un Boeing 727-100 con
numero di registrazione HK-1803. Ci vuole qualche minuto perché i bagagli a
mano vengano sistemati, un mormorio di voci invade la cabina, i tre assistenti
di volo aiutano alcuni passeggeri ad accomodarsi mentre il personale di cabina
ne controlla l’elenco. Quella mattina la pista dell'aeroporto di Bogotà è pulita,
senza nebbia, non c’è neanche un filo di vento, condizioni ottimali per il
decollo. I passeggeri provengono dai diversi angoli della Colombia: il tenore
Gerardo Arellano, che dovrà cantare alla commemorazione dei 20 anni dalla morte
di suo padre, occupa la poltrona centrale della prima fila; a pochi passi,
nella poltrona 3A, trova posto Alfredo Azuero Echeverry, direttore marketing della
Colgate-Palmolive, era a Bogotà con la sua fidanzata, si sposeranno il 15
dicembre; il biologo tedesco Henry von Prahl Bauer occupa invece la poltrona
14C, ha appena finito un libro sulle mangrovie in Colombia e sta tornando a
Cali per insegnare all'Universidad del Valle; una fila dietro di lui siede John
Gregory, un funzionario della USAID, la International Development Agency, ha 46
anni, è frustrato, imprigionato dal lavoro, vuole evadere. Ogni passeggero ha
una storia diversa, ognuno coi suoi problemi, le sue preoccupazioni. Anche
César Gaviria Trujillo è sulla lista, ma non sull’aereo, all’ultimo momento lui
e il suo staff non si sono imbarcati. Nella cabina di pilotaggio, il Capitano
José Ignacio Ossa, un veterano con 9 mila ore di volo e un curriculum
impeccabile, ha ricevuto il libretto di manutenzione da pochi minuti e sta
ancora verificando che sia tutto in ordine. Seduto alla sua destra, nello
stretto cubicolo, il copilota Fernando Pizarro si prepara per il decollo mentre
nei posti dietro, davanti al pannello con i comandi del carburante è seduto
l'ingegnere di volo Luis Jairo Castiblanco Vargas che spunta sulla lista i vari
controlli verificati. Uno dei due assistenti di volo, Astrid del Pilar Gómez,
il più giovane dell'equipaggio, 27 anni e con la licenza di volo da soli
quattro mesi, entra in cabina per offrire un caffè agli occupanti, il Capitano
José Ignacio Ossa e l’ingegnere di volo accettano l'offerta mentre il copilota,
Pizarro, che ha completato la formazione da meno di un mese, rifiuta. Sono le ore
07:13, il Boeing 727-100, un trimotore a fusoliera stretta a getto ad ala bassa
acquistato dalla Pan Am, inizia il rullaggio. Con 101 passeggeri, 6 membri di
equipaggio e una massa di 95.000 chilogrammi, si muove dalla rampa dell'Air
Bridge. Julio Santodomingo, rimasto a terra, guarda fuori dalla recinzione
l’aereo rullare verso la pista di decollo. Santodomingo non è il suo vero nome,
il suo vero nome è Dandeny Muñoz Mosquera, conosciuto ai più col soprannome
di La Quica. Ha 23 anni, è uno degli uomini di spicco del Cartello di
Medellìn, è responsabile di centinaia di omicidi, e con un sorriso abbozzato sale
in macchina e si allontana dall’aeroporto. Con 2 mila metri di rincorsa il
Boeing 727-100 decolla col pieno di carburante distribuito tra il serbatoio
centrale e quelli nelle ali. Dopo circa un minuto effettua una prima virata
verso ovest sul quartiere di Nicolás de Federmán dove si trova il primo aiuto radio
per la navigazione aerea. Sono le ore 07:15, il Comandante Ossa si presenta
alla torre di controllo e si dirige verso Girardot, un comune sulle rive del
fiume Magdalena nella valle formata dalle Cordigliere centrali e orientali.
Secondo il piano di volo arriveranno all'aeroporto Alfonso Bonilla Aragón di
Cali in 32 minuti. Nel frattempo, l’aereo ha raggiunto una quota di 13 mila
piedi, 4 chilometri, ad una velocità di 794 chilometri orari. Gli occupanti
della cabina chiacchierano, l’assistente di volo entra chiedendo se qualcuno
vuole un panino oppure un caffè. Diversi metri dietro, Alberto Prieto si guarda
intorno, poi fissa la fila davanti a lui, apre la valigetta, il registratore è
lì, lo guarda, alza lo sguardo verso gli uomini seduti come se avesse un attimo
di esitazione ma alla fine è un lavoro facile con soldi facili e a casa ha una
fidanzata e bambino piccolo che lo aspettano. Dopo una breve incertezza la sua
mano si poggia sul registratore, REC e PLAY vengono premuti dando il via ad una
catastrofica reazione a catena. Il congegno all’interno chiude il circuito elettrico,
le batterie scaricano la corrente lungo i fili che arriva fino al ponticello
all’interno del detonatore. La miscela incendiaria si infiamma, l’Azoturo di
Piombo si accende innescando la Pentrite che avvia il Semtex-1A. La detonazione
di questo esplosivo all'interno di un aereo di linea in volo a quota di
crociera è un evento catastrofico. A questa altitudine, gli effetti intrinseci
dell'esplosivo vengono amplificati in modo decisivo dalle condizioni fisiche
esterne e dalla struttura stessa del velivolo. Già quantità simili, come i 312
grammi utilizzati nel tragico attentato del volo Pan Am 103 sopra Lockerbie nel
1988, si sono dimostrate sufficienti a distruggere un aereo di linea. Anche in
questo caso l'effetto è immediato e totale. Il Semtex detona con una velocità
di 8 mila metri al secondo. L'onda d'urto iniziale squarcia istantaneamente i
sedili e i rivestimenti interni metallici nel raggio di diversi metri. Prieto
viene smembrato e così i suoi vicini di posto, l’aereo sobbalza, il corridoio
viene scosso violentemente, la parete della fusoliera immediatamente adiacente
la poltrona 15F si apre come un barattolo, l’onda d’urto sfonda il pavimento
lacerando le celle del serbatoio centrale che prendono fuoco con una fiammata
che avvolge i passeggeri. La cabina di un aereo di linea in volo è una fitta
struttura sigillata e fortemente pressurizzata, all'interno la pressione è
molto più alta rispetto all'aria rarefatta dell'esterno, quindi le pareti
cilindriche della fusoliera contengono inizialmente l'esplosione facendo
rimbalzare l'onda d'urto all'interno della cabina. Questo crea un picco di
sovrapressione che distrugge i sistemi idraulici ed elettrici vitali che
corrono lungo il soffitto o il pavimento dell'aereo. Schegge, bagagli, pezzi di
corpi volano per il corridoio investendo gli altri passeggeri ancora allacciati
alle poltrone. L'aereo comincia rapidamente a perdere quota lasciandosi dietro
una scia di fumo. Poi una seconda esplosione, i gas caldi si infiammano
lacerando una porzione della fusoliera di alluminio. Non appena si apre lo
squarcio entra in gioco l'enorme differenza di pressione tra l'interno e
l'esterno. L'aria interna della cabina esce violentemente dal foro a velocità
soniche. Lo squarcio iniziale viene letteralmente teso e strappato dalla forza
dell'aria in uscita. Per gli occupanti e l'ambiente interno, la situazione si
azzera in frazioni di secondo. La detonazione, che ha generato temperature
altissime, incendia i materiali plastici dei sedili rilasciando gas tossici,
prima che l'aria venga risucchiata all'esterno trascinando con sè gli oggetti
non fissati. L'aria esterna ha una temperatura di circa -50 gradi centigradi ed
è quasi priva di ossigeno, pertanto la perdita istantanea di pressione causa
una nebbia fitta immediata all'interno della cabina dovuta alla condensazione
istantanea dell'umidità e quindi l'impossibilità di respirare. Nel frattempo, la
struttura di alluminio dell'aereo, progettata per resistere a carichi
distribuiti ma non a squarci localizzati ad alta velocità, cede di schianto, un
effetto simile a un palloncino che scoppia quando viene perforato. Lo squarcio
indotto dalla decompressione compromette i longheroni principali della
fusoliera, le forze aerodinamiche esterne ovvero l'aria che investe l'aereo a
circa 900 chilometri orari, si insinuano nelle fessure, strappando via una
sezione della testa causando la disintegrazione strutturale immediata. Quando
la forma aerodinamica originale si rompe, l'aria esterna agisce come un muro di
mattoni. I flussi d'aria ad altissima velocità piegano le ali all’indietro, la
fusoliera si divide in due tronconi che picchiano verso il suolo in due palle
di fuoco. La combinazione dell'improvvisa mancanza di ossigeno, del freddo
estremo e del trauma da decelerazione fa sì che i passeggeri e i membri
dell’equipaggio ancora vivi e cinturati ai sedili perdano conoscenza quasi
istantaneamente. La parte anteriore precipita per prima e come una cometa che
si lascia dietro una scia di fumo e detriti, arriva a terra con una velocità
incredibile. Quando i frammenti toccano il suolo, l'energia cinetica accumulata
durante la caduta, che supera i 400 chilometri orari a seconda del pezzo, si
scarica istantaneamente accartocciandosi o polverizzandosi a causa della
violenza dell'impatto. Gli elementi densi e aerodinamici come i motori e i
carrelli d'atterraggio e le sezioni principali delle ali, mantenendo una
traiettoria più parabolica e balistica si abbattono sulle case e sulle campagne
uccidendo sul colpo tre braccianti a lavoro con l’aratro. Corpi, valigie,
poltrone, vengono giù come bombe mentre la parte posteriore lunga 55 metri si
schianta al suolo immediatamente dopo con un grande boato rovinando sugli
alberi a dieci chilometri da quella anteriore. Le parti di fusoliera
alleggerite, i bagagli, i sedili, avendo molta superficie e poco peso, vengono
letteralmente trascinati dalle correnti a getto d'alta quota fluttuando
nell'aria molti minuti, sparpagliandosi in un raggio di 5 chilometri sulla
collina di Canoas, situata nelle vicinanze del comune di Soacha, a sud-ovest di
Bogotá, su una zona scarsamente abitata ai margini della città. Il materiale
isolante e i vestiti contenuti nei bagagli scendono per ultimi roteando e
planando come tanti fogli di carta. A terra scoppiano piccoli incendi dovuti al
cherosene residuo contenuto nei serbatoi di carburante nelle ali. Qualche
secondo prima e il già tragico bilancio di vittime sarebbe stato catastrofico
in quanto i resti dell'aereo si sarebbero abbattuti sulla periferia densamente
popolata. I primi ad arrivare sul posto sono i curiosi e i predoni. In Colombia
si dice “dove cade un aereo è come vincere alla lotteria”. Alcuni si precipitano
come avvoltoi sui morti ancora fumanti. Portafogli, bracciali, orologi e anelli
spariscono appena prima dell’arrivo sul luogo del disastro dei membri della
Polizia di Cundinamarca. La collina viene chiusa perchè le squadre della
Protezione Civile, della Croce Rossa e dei Vigili del Fuoco possano svolgere le
operazioni di salvataggio. Non ci sarà nessun salvataggio, è stato un massacro.
Corpi straziati, mutilati, fracassati, eviscerati dalle cinture di sicurezza,
il terreno ora è soltanto un silenzioso e terrificante mattatoio su una
desolata collina alla periferia di Bogotà. Sopra una valle disabitata di
arbusti e vegetazione piatta, avvolti in sacchi di polietilene nero, i corpi, o
quello che ne rimane, vengono uno ad uno allineati con rigoroso silenzio.
Attorno c’è solo distruzione, un fumo nero che continua ad alzarsi verso il
cielo, e l’odore di kerosene e carne bruciata che invade le narici anche degli
ultimi arrivati: i ricercatori del National Transportation Safety Board, della
Federal Aviation Administration, dell'FBI e degli osservatori della Boeing e
della Pratt&Whitney, i produttori dei motori. Incidente? Errore umano? Ai
loro occhi risalta un fatto, in mezzo alle sterpaglie, accanto a un braccio, ci
sono tre lattine di birra, sono vuote ma hanno le linguette chiuse, segno che
sono esplose per effetto di una rapida decompressione della cabina. Inoltre, la
porzione della fusoliera sul fronte anteriore corrispondente al lato
dell'uscita di emergenza, accanto alla poltrona 15F, ha i caratteristici segni di
impatto di particelle ad alta velocità compatibili con l’uso di esplosivo. È
stata una bomba. Con questo gesto, Pablo Emilio Escobar Gaviria, da
narcotrafficante, da boss, da patròn, da uomo del popolo, si è appena
trasformato in un terrorista.
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