TIPOLOGIA: attentato
CAUSE: carica occultata
DATA: 20 luglio 1944
STATO: Germania
LUOGO: Rastenburg, Wolfsschanze
MORTI: 4
FERITI: 21
Ultimo aggiornamento: 04 luglio 2026
Tempo di
lettura: 38 minuti
Analisi e ricostruzione a cura di Luigi Sistu
È il 20 luglio del 1944, l’ufficiale tedesco Claus Philipp Maria Schenk
Graf von Stauffenberg, l’attuale Capo di Stato Maggiore della Riserva a Berlino,
si sta presentando alla Tana del Lupo per una riunione informativa in programma
per le ore 13:00 in cui sarà presente anche Adolf Hitler. È tempo ormai di fare
qualcosa. Ma chi esita ad agire deve avere chiaro in coscienza che passerà alla
storia come traditore; e se omette del tutto di agire, sarebbe un traditore di
fronte alla propria coscienza. Non fa che ripetere questa frase nella sua
testa, la stessa frase che ha scritto in una lettera inviata a sua moglie
l’anno scorso. Deve andare fino in fondo o non potrà mai perdonarselo. Con la
nuova carica, arrivata il primo del mese dal Generale Friedrich Fromm presso la
sede dell'esercito territoriale al Bendlerblock, nel centro di Berlino, i suoi
nuovi incarichi gli permettono di partecipare a riunioni come questa, sia alla
Wolfsschanze che al Kehlsteinhaus a Berchtesgaden, il Nido dell’Aquila, la
residenza privata di Hitler, offrendogli la possibilità di poterlo avvicinare. Stauffenberg
sa benissimo che le probabilità di successo e di sopravvivenza sono minime, ma è
fermamente convinto sia essenziale tentare l’impossibile per dimostrare al
mondo che "non tutti i tedeschi sono come Hitler". Adolf Hitler è il Cancelliere
del Reich, lo è dal 1933, e dal 1934 anche con titolo di Führer. Leader del
Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, nonché principale ideatore
del Nazionalsocialismo, si era conquistato il potere fin da subito cavalcando
l’orgoglio ferito del popolo dopo la sconfitta nella Prima Guerra Mondiale e la
grande crisi economica che affliggeva la allora Repubblica di Weimar.
Sfruttando le sue abilità oratorie e l’insoddisfazione delle classi medie, aveva
presentato un manifesto politico intriso di nazionalismo, anticomunismo e
antisemitismo. Alla morte del Presidente Paul von Hindenburg si era attribuito
per legge il titolo massimo accentrando nelle sue mani i poteri dello Stato e
instaurando un regime dittatoriale. Grazie ad un possente ed efficace programma
di ristrutturazione economica e riarmo militare, Hitler aveva perseguito una
politica estera estremamente aggressiva volta principalmente ad espandere il
dominio tedesco a spese delle popolazioni dell’Europa Orientale. La decisione
del colonnello von Stauffenberg di organizzare e tentare di eseguire
materialmente un attentato contro Adolf Hitler non era nata da un odio
improvviso, ma era il risultato di una lenta, profonda e dolorosa evoluzione
personale. Da giovane ufficiale aristocratico a leader della resistenza
militare, la sua trasformazione era stata guidata da una combinazione di orrore
morale, disastro militare ed un profondo senso di patriottismo. Nato nel 1907 a
Jettingen-Scheppach, in Baviera, in una delle più antiche famiglie nobiliari
cattoliche della Svevia, Stauffenberg era stato educato ai valori dell'onore,
del dovere e del servizio alla patria. Inizialmente, come molti ufficiali della
Wehrmacht, non era un oppositore accanito del regime. Aveva accolto con favore
alcuni aspetti delle politiche di Hitler degli anni '30: il riarmo, il
ripristino dell'orgoglio nazionale e la cancellazione delle umilianti
condizioni del Trattato di Versailles. Tuttavia, fin dall'inizio, aveva
disprezzato profondamente la volgarità del Partito Nazista, l'ideologia
razziale estrema e i metodi brutali delle SA e delle SS. L'antisemitismo
violento del regime, culminato nella Notte dei Cristalli del 1938, aveva
iniziato a scavare un solco incolmabile tra lui e il Nazionalsocialismo. Dopo
aver preso servizio come Ufficiale di Stato Maggiore della 6a
Panzer-Division in Polonia dal settembre 1939 al
giugno 1940, per poi prendere parte alla Campagna di Francia, la vera
svolta nella coscienza di Stauffenberg era avvenuta dal 1941 durante l’Operazione
Barbarossa, il progetto nazista di attaccare la Russia stalinista.
Servendo nell'Alto Comando, era stato testimone delle atrocità di massa commesse
dalle Einsatzgruppen, le squadre della morte delle SS, e dall'esercito stesso
contro ebrei, commissari politici sovietici e civili inermi. Stauffenberg, padre
di quattro figli, un quinto in arrivo, profondamente cattolico e legato a un
codice etico cavalleresco, ne era rimasto inorridito. Rendendosi conto che
Hitler non stava solo combattendo una guerra per la supremazia tedesca, ma
stava trascinando la Germania in un baratro morale senza precedenti, aveva
capito che i crimini commessi in nome del popolo tedesco avrebbero macchiato la
nazione per sempre. Alle motivazioni morali si erano unite quelle prettamente
militari e strategiche. Le catastrofiche decisioni di Hitler sul fronte russo,
in particolare la disfatta di Stalingrado dell’inverno dell’anno scorso avevano
reso palese agli occhi degli ufficiali più lucidi che la guerra non poteva più
essere vinta. Stauffenberg aveva capito che la leadership ostinata e folle di
Hitler avrebbe portato alla completa distruzione della Germania, pertanto, rimuoverlo
era diventato, per lui e per i cospiratori, un'emergenza nazionale: bisognava
eliminare Hitler per poter negoziare una pace accettabile con gli Alleati
occidentali e salvare il paese dall'annientamento totale da parte dell'Armata
Rossa. Nell'aprile del 1943, mentre serviva nella 10ª Divisione Panzer in
Tunisia col grado di Tenente Colonnello, l'auto di Stauffenberg era stata
colpita dai caccia britannici riportando ferite gravissime: la perdita dell'occhio
sinistro, della mano destra e l’anulare e il mignolo della mano sinistra. I
lunghi mesi di dolorosa convalescenza in ospedale gli avevano dato il tempo di
riflettere. Sentiva di essere sopravvissuto per uno scopo. Nonostante lo
spirito di fedeltà alla patria che lo aveva fatto continuare a prestare
servizio nell'esercito, questo periodo di forzata inattività lo aveva portato
ad avvicinarsi definitivamente al nucleo della resistenza militare tedesca
guidata da figure come il Generale Friedrich Olbricht e il Generale Henning von
Tresckow. Era stato proprio Tresckow, grande esperto di strategia, a fargli
capire che l'assassinio del Führer era l'unica via d'uscita. Per un ufficiale
tedesco, legato a Hitler da un giuramento di fedeltà personale, l'idea
dell'alto tradimento era un enorme ostacolo psicologico. Tuttavia, Stauffenberg
era arrivato alla conclusione che l'alto tradimento fosse l'unico vero atto di
patriottismo rimasto. Con l’inizio dell’orditura della congiura degli ufficiali
tedeschi contro il Führer, settimana dopo settimana nuovi elementi si erano
aggiunti alle fila dei congiurati: il Generale Ludwig Bexk, già Capo
di Stato Maggiore della Wehrmacht, e il Generale Carl-Heinrich
von Stülpnagel, Comandante militare in Francia, che avrebbe dovuto prendere,
dopo la morte del Führer, il controllo di Parigi con l'intento di negoziare un
armistizio con le forze Alleate. É ancora mattina quando il Colonnello von
Stauffenberg arriva alla Wolfsschanze. È stato convocato allo scopo di riferire
sulle divisioni che la milizia territoriale sta creando in previsione
dell'avanzata sovietica e presentare il suo rapporto al Führer durante la riunione
che tiene quotidianamente assieme al suo Stato Maggiore La Tana del Lupo, la Wolfsschanze
in tedesco, è il principale e più vasto quartier generale di Adolf Hitler. Situata
in una umida e fitta foresta di conifere circondata dai laghi e paludi della
Masuria, al margine occidentale della regione, vicino al villaggio di Gierłoż nell'est
della Prussia, è il centro nevralgico da cui Hitler supervisiona ogni tipo di
operazione. Questa foresta, che già all'epoca dei Cavalieri Teutonici fungeva da
baluardo naturale contro gli attacchi nemici, era stata scelta come sede
del nuovo quartier generale di Hitler per diversi motivi: a est della foresta
la regione dei laghi funge da barriera naturale contro gli attacchi provenienti
da est; l'area è situata lontano dalle principali vie di comunicazione e
l'antica e fitta foresta mista offre un camuffamento naturale e protezione
dall'osservazione aerea; la Prussia orientale, con le sue numerose fortezze e
fossati anticarro, è la regione militarmente più fortificata. Infine,
il sito si trova vicino al confine sovietico, il che significa che Hitler
avrebbe potuto condurre la sua guerra di conquista e annientamento contro
l'Unione Sovietica in prossimità del confine. Il nome della struttura
viene da "Herr Wolf", Signor Lupo, uno pseudonimo che il Führer usava
spesso negli anni '20 all'interno del partito nazista. Costruito in totale
segretezza dall'Organizzazione Todt, l'ente ingegneristico del Reich, con il
nome in codice "Stabilimento Chimico di Askania” a partire dall'autunno
del 1940, il complesso è una vera e propria città fortificata con più di 2.000 membri
di personale estesa per 250 ettari per le strutture e ad 800 per le
fortificazioni. La base, con all’interno perfino dei casinò, un cinema e
diverse altre strutture per il benessere e il tempo libero del personale, è
nascosta sotto una fitta volta alberata. Le aree disboscate per la costruzione
erano state disboscate solo dove strettamente necessario, con il trapianto di
alberi maturi e, successivamente, la sostituzione di quelli esistenti con
alberi artificiali. Il sito, che comprende 10 bunker massicci plurilivello, 40
bunker leggeri, oltre a 40 edifici residenziali e uffici ampliati con
protezioni antischegge in diverse fasi costruttive orientati lungo una rete di
sentieri e disposti in modo irregolare senza alcuna simmetria evidente, è
difficilmente accessibile e facilmente difendibile, caratterizzato da strutture
con muri esterni di larghezza pari a 2 metri e solai di altezza variabile
compresa fra 2 e 3 metri, tutto chiuso in uno speciale involucro di calcestruzzo
armato. I bunker pesanti sono mostri in calcestruzzo armato con pareti larghe 6
metri e solai di altezza variabile fra i 6 e i 9 metri, progettati per
resistere ai colpi diretti delle bombe più pesanti. I loro tetti sono
realizzati con delle rientranze riempite di terra e piantumate con erba e
arbusti. Le pareti esterne invece sono intonacate con uno speciale composto di
alghe marine e trucioli di legno e dipinte con vernice mimetica. All'impresa di
giardinaggio "Seidenspinner" di Stoccarda è affidato il continuo camuffamento.
Immense reti mimetiche sono tese sugli edifici e sui sentieri e vengono cambiate
in base alle stagioni per renderli invisibili alla ricognizione aerea nemica. Grazie
a questo accorgimento, gli Alleati non sono ancora riusciti ad individuarla e
bombardarla. Tutto il complesso è circondato da campi minati larghi dai 50 ai 200
metri a seconda della configurazione del terreno con 55 mila mine antipersonale
disposte asimmetricamente su vari livelli. Filo spinato, torri d’osservazione e
postazioni di artiglieria contraerea chiudono il perimetro. La Tana del Lupo è
concepita come "un nascondiglio dentro un nascondiglio" ed è
strutturata in tre zone di sicurezza concentriche, gli Sperrkreis, ognuna
progressivamente più inaccessibile. Il primo anello è il più interno, rappresenta
il cuore del complesso, ed è riservato alle figure di spicco del
regime nazista e ai loro visitatori, nonché ai loro funzionari più
stretti. Si estende per circa 30 ettari ed è ulteriormente protetta
da una recinzione. Il servizio di guardia è affidato al personale delle Schutzstaffel,
le SS, con l'accesso e l'uscita rigorosamente controllati. Qui trovano posto i
rifugi dei gerarchi più stretti come Hermann Göring, Presidente del
Reichstag e Vice-Cancelliere del Reich,
il capo della Cancelleria del Partito Martin Bormann, Wilhelm Keitel, il Capo dell'Oberkommando della Wehrmacht, il
Comando Supremo delle forze armate tedesche, degli Ufficiali Generali e del
Führer col suo bunker largo 36 metri, lungo 60 e con una corazza protettiva di
8 metri, gli alloggi degli Ufficiali Aiutanti e quelli della Wehrmacht, i
locali dello stenografo, delle segretarie, della centrale telescrivente e del
presidio sanitario. All’interno di questo anello è presente una ulteriore area
ristretta, la Zona A, la cosiddetta Zona ad Accesso Limitato del Führer. Al suo
interno si trova un solo edificio appartenente all'Ufficio Centrale per la
Sicurezza del Reich, il bunker per gli ospiti utilizzato da Hitler e la caserma
di sicurezza con la sala riunioni. La seconda area, l’anello intermedio, si
trova a sud della strada principale, di fronte alla stazione ferroviaria,
ed è ulteriormente protetta da una recinzione alta circa due metri e
da un posto di guardia. Questa zona contiene principalmente gli uffici e i
bunker dell'Alto Comando della Wehrmacht, l’WFSt, e dell'FBB, il Comando di
Difesa Estera. Qui si trova anche quello che una volta era l'edificio termale dell’originario
parco, in precedenza servito come centro ricreativo per la popolazione locale ed
ora convertito in mensa per gli ufficiali del WFSt e dell'FBB, il Fùhrer
Begleit Bataillon, il Battaglione di Scorta del Führer. Inoltre, sono presenti gli
alloggi del Ministro degli Armamenti e degli Approvvigionamenti, un hotel, una
sauna, il cinema, un’area ricreativa, un rifugio antiaereo con cannoni e
mitragliatrici antiaeree e l’abitazione del Comandante del campo. Inoltre,
trovano spazio le caserme della truppa, gli uffici e infrastrutture vitali. Il
terzo anello è il più esterno, e presenta tre punti di accesso: il posto di
guardia occidentale verso Rastenburg, il posto di guardia meridionale
verso l'aeroporto di Wilhelmsdorf e il posto di guardia
orientale verso Angerburg. Una linea ferroviaria attraversa l'intera
area da ovest a est. Il servizio passeggeri pubblico è sospeso
ma un orario rimane in vigore come copertura. All'esterno si trovano due
aeroporti: uno per aerei da trasporto di grandi dimensioni a circa cinque
chilometri a sud-ovest, vicino alla tenuta di Wilhelmsdorf, e una pista di
atterraggio ausiliaria per aerei più piccoli, utilizzata principalmente per
comunicazioni e servizi di corriere, di fronte al posto di guardia orientale. All'interno
dell'area, pesantemente fortificata con campi minati larghi fino a 200 metri, si
trovano diverse installazioni difensive, come postazioni antiaeree, anticarro e
per mitragliatrici, diversi rifugi antiaerei per la protezione del personale e
per l'alloggiamento di tecnologie sensibili, una caserma dei vigili del fuoco,
edifici di servizio e alloggi, e gli stati maggiori di collegamento degli alti
comandi della Luftwaffe e della Kriegsmarine. L’FBB è responsabile della
sicurezza esterna. Con le dimensioni di un reggimento con sette compagnie è
completamente motorizzato ed equipaggiato con armi pesanti. Ulteriori unità
militari sono dislocate nelle immediate vicinanze garantendo una sicurezza
esterna sistematica. Inoltre, i villaggi circostanti sono sorvegliati da
ufficiali della Gestapo. Della sicurezza interna, responsabilità anche dell'FBB,
se ne occupa principalmente il Servizio di Sicurezza del Reich, il Reichssicherheitsdienst,
l’RSD, con tre compagnie di guardia dell'FBB di stanza ai perimetri
di sicurezza. Quella personale di Hitler all'interno del complesso è affidata,
oltre che alla RSD, alle SS. La Wolfsschanze è una città perfettamente
funzionante in grado di gestirsi autonomamente e dotata di una centrale
elettrica e di una rete idrica. Una sala caldaie provvede a rifornire gli
edifici di acqua calda. Per raggiungere la "Tana del Lupo" Hitler
utilizza un'infrastruttura di trasporto costruita appositamente per garantire
la massima sicurezza e segretezza. Sebbene il complesso sia isolato e
mimetizzato tra paludi e alberi, è collegato direttamente al resto del Reich
tramite due mezzi principali: il suo treno privato e il suo aereo personale. Il
mezzo di trasporto di gran lunga preferito da Hitler per raggiungere il
quartier generale è il suo treno personale, il Führersonderzug, un convoglio
pesantemente blindato e tecnologicamente all'avanguardia. Il treno
"America", ribattezzato "Brandenburg" alla fine del 1941, è
un vero e proprio bunker mobile lungo 16 vagoni e 400 metri. Dispone di sale
conferenze, centri per le comunicazioni radio, carrozze letto e bagni in marmo.
Per prevenire attacchi aerei durante il viaggio, il convoglio è difeso alle due
estremità da vagoni pianale dotati di cannoniere antiaeree da 20 mm, le Flakvierling,
manovrate da personale della Luftwaffe. La Tana del Lupo non è semplicemente
vicino a una ferrovia, il complesso ha una stazione ferroviaria dedicata, la
stazione di Görlitz/Gierłoż, a binario unico. Questo permette al treno di
Hitler, in partenza quasi sempre da Berlino o da Berchtesgaden, il suo rifugio
in Baviera, di entrare e fermarsi direttamente all'interno della zona di sicurezza
nascosto sotto le reti mimetiche. Quando invece le circostanze militari richiedono
spostamenti più rapidi, Hitler e il suo staff utilizzano la via aerea. Hitler
viaggia a bordo del suo aereo personale, tipicamente il capiente quadrimotore
Focke-Wulf Fw 200 Condor o, in alternativa, l'affidabile trimotore Junkers Ju
52 dove a pilotarlo è sempre il suo pilota di fiducia, Hans Baur. Poiché la
Tana del Lupo si trova in mezzo alla foresta, l'Organizzazione Todt ha
modernizzato e allungato le piste di un piccolo aerodromo preesistente a
Wilamowo, a circa 6 chilometri a sud-ovest dei bunker, vicino alla cittadina di
Rastenburg. Una volta atterrato, Hitler viene scortato al complesso dei bunker
a bordo di una Mercedes-Benz W150 blindata scortata dalle guardie del corpo
delle SS. Atterrati proprio in questo aeroporto, il primo e il più esterno
della Tana del Lupo, viene ordinato al pilota da Stauffenberg di tenere pronto
l’aereo da trasporto Ju 52 per essere in grado di ripartire per Berlino da
mezzogiorno in avanti. Partito alle sei del mattino dalla sua villa in
Tristanstrasse 8 a Berlino-Wannsee, accompagnato dall’autista all’aeroporto di
Rangsdorf e decollato su un due ore più tardi, Stauffenberg non è solo. Con lui
ci sono il Tenente Werner von Haeften, sua riserva e aiutante, e il Generale
Hellmuth Stieff. Lasciato l'aeroporto i tre si dirigono in automobile alla
Wolfsschanze preparandosi ad attraversare i tre anelli di sicurezza, tutti
difesi dai campi minati, casematte coperte
nella parte superiore a prova di bomba e munite di cannoniere, e le
barriere di filo spinato, superabili attraverso i tre posti di blocco.
Ogni ufficiale ha a disposizione un lasciapassare valido una sola volta e tutti
devono essere soggetti alla perquisizione da parte di un ufficiale delle SS. Sia von Stauffenberg
che von Haeften trasportano nelle rispettive borse una bomba da assemblare.
Ognuna è un ordigno molto particolare, con ogni elemento che la compone
recuperato da Wessel Freytag von Loringhoven, Colonnello dell’Oberkommando der Wehrmacht, il Comando
Supremo delle Forze Armate. La parte esplosiva è costituita da due cariche di
plastico ad alto potenziale, ognuna del peso di 975 grammi e di dimensioni di
32 x 8 x 3 centimetri. Insensibile all'umidità e all'acqua, si chiama “Plastit
W” ed è stato prodotto in primavera dalla WASAG Chemie AG nei suoi stabilimenti
di Reinsdorf e Sythen. Alla WASAG era stato affidato il compito di replicare e,
idealmente, di sviluppare ulteriormente e quindi migliorare un esplosivo
plastico molto efficace che era stato catturato in quantità significative dalla
Wehrmacht durante il raid dei
commandos britannici contro Saint-Nazaire, uno degli attacchi anfibi
più audaci della Seconda Guerra Mondiale condotto dalle forze britanniche il 28
marzo 1942 in cui le forze speciali d'élite avevano organizzato l’affondamento
della corazzata tedesca Tirpitz nel bacino di carenaggio che la ospitava per
delle riparazioni, prima che salpasse verso l'Atlantico e tagliasse i
rifornimenti vitali verso la Gran Bretagna. L’esplosivo, paracadutato e
sequestrato ai commandos, era un composto cristallino semisolido sviluppato
dalla britannica Nobel Chemicals Ltd: il “Nobel No.808”. Sviluppato prima della
Seconda Guerra Mondiale, aveva rivoluzionato il mondo del sabotaggio e delle
operazioni speciali. Il Nobel 808 era basato principalmente sulla Gelignite, il
primo esplosivo plastico della storia, a base di Nitrocellulosa, un composto
chimico con proprietà infiammabili-esplosive scoperto dal chimico tedesco
Christian Friedrich Schönbein nel 1846, dissolta nella Nitroglicerina, la
sostanza scoperta dal chimico e medico italiano Ascanio Sobrero nel 1847
sintetizzando proprio la Nitrocellulosa seguendo gli esperimenti falliti nel
1845 del chimico tedesco Christian Friendrich Schönbein. Miscelata con polpa di
legno e Nitrato di Potassio, la Gelignite era stata inventata nel 1875 dal
chimico e ingegnere svedese Alfred Nobel, ed essendo molto stabile poteva
essere maneggiata con maggiore sicurezza tanto da diventare il miglior prodotto
in uso per le attività estrattive, essere fabbricata in enormi quantità e,
grazie al suo potere distruttivo, il primo esplosivo preferito dai corpi militari
da demolizione. La sua formula era progettata per renderlo malleabile ed estremamente
sicuro da maneggiare, con una consistenza simile al pongo o alla plastilina,
presentandosi come una massa gommosa di colore verde scuro o giallastro/marrone
e con un caratteristico odore di mandorle amare dovuto all'aggiunta di
nitrobenzene. Poteva essere infilato nelle fessure dei binari ferroviari,
modellato intorno ai pilastri dei ponti o nascosto dentro oggetti di uso comune.
La sua elevata velocità di detonazione, circa 7.000 metri al secondo, lo
rendeva perfetto per tagliare il metallo e il calcestruzzo armato. Nonostante
l'enorme successo, il Nobel 808 aveva un grande difetto: pativa il clima. Con
il freddo estremo tendeva a indurirsi e a perdere malleabilità, diventando
fragile. Con il caldo tropicale tendeva invece a "sudare", diventando
instabile e pericoloso. Il nuovo esplosivo tedesco quindi doveva avere simili
caratteristiche, essere qualitativamente migliore e senza i suoi difetti.
Doveva essere sicuro da usare, ovvero sufficientemente stabile da non esplodere
prematuramente. Allo stesso tempo, il materiale doveva detonare in modo
affidabile. Anche la malleabilità era importante e, naturalmente, la massima
resa esplosiva possibile. Le fabbriche tedesche di esplosivi producevano da
anni un prodotto composto per l'88% da RDX e per il 12% da vaselina. L’RDX è la
ciclotrimetilenetrinitramina, con velocità di detonazione di 8.750 metri al
secondo è un esplosivo di caratteristiche eccezionali scoperto e brevettato dal
chimico e farmacista tedesco Georg Friedrich Henning nel 1898 e codificato con
questo nome prima dall’esercito inglese come Royal Demolition eXplosive e poi
prodotto in larga scala dagli Stati Uniti nel 1920 come “RD” Research and
Development, ricerca e sviluppo, sigla comune a tutti i nuovi prodotti per la
ricerca militare, e "X", la classificazione, nata come lettera
provvisoria ma rimasta definitiva. Tuttavia, sebbene questa combinazione fosse
in grado di detonare, non era risultata soddisfacente: a basse temperature era
troppo dura e soggetta a crepe, mentre ad alte temperature era troppo morbida e
poteva incendiarsi prematuramente. Ispirati dagli esplosivi britannici
catturati, i chimici della WASAG Chemie AG avevano continuato le loro ricerche
e lavorando ad una nuova miscela: 64% di RDX, il 24% di Dinitrotoluene, precursore
del più famoso Trinitrotoluene, 9% di mononitronaftalina, 3% di Nitrocellulosa,
e una piccola quantità di dinitronaftalina. Attraverso numerosi esperimenti, i
ricercatori nel campo degli esplosivi avevano scoperto che questa combinazione
possedeva un potente effetto detonante, pur essendo flessibile e indipendente
dalla temperatura. Fondamentalmente, la miscela risultava altamente resistente
agli urti e ad altri impatti, ma al contempo si innescava in modo affidabile
con un detonatore specifico. Battezzata col nome di Plastit W, era considerata
una sostanza segreta e preziosa ed inizialmente, solo l'Abwehr, il servizio di
intelligence militare dell'Alto Comando della Wehrmacht, aveva accesso ai suoi
depositi. I cospiratori avrebbero comunque potuto utilizzare esplosivi tedeschi
standard ma aveva deciso di non farlo per due motivi: avevano forme troppo rigide
difficili da nascondere e, soprattutto, emanavano odori chimici caratteristici
che i cani da guardia o i veterani presenti al vertice avrebbero potuto
riconoscere. Il Plastit W era perfetto, un composto ad altissimo potere
dirompente che si presentava come una pasta simile a plastilina, inodore e
color mandorla. Significativamente più potente del Trinitrotoluene, esplosivo questo
preparato la prima volta nel 1863 dal chimico tedesco Julius Wilbrand,
perfezionato dal chimico tedesco Hermann Frantz Moritz Kopp nel 1888 e prodotto
industrialmente in Germania un anno dopo col nome di Tritolo o TNT, Il Plastit
W è molto apprezzato per le sue eccellenti proprietà sul campo di battaglia.
Prima fra tutte è l’elevata brisanza: grazie all'RDX l'onda d'urto generata è
devastante, rendendolo ideale per tagliare l'acciaio o frantumare il calcestruzzo
armato; l’adattabilità: può essere modellato a mano e spalmato direttamente sui
punti critici di una struttura come le travi di un ponte, i binari ferroviari o
i cardini di una porta in metallo, massimizzando il trasferimento di energia
dell'esplosione; la stabilità: è insensibile agli urti accidentali, alle cadute
e persino ai colpi di arma da fuoco tanto che per il suo innesco è necessario
un detonatore specifico; l’impermeabilità: essendo a base di sostanze oleose e
cerose, l'esplosivo resiste bene all'acqua, permettendone l'uso sotto la
pioggia, nel fango o per demolizioni subacquee. Sebbene il Plastit W sia un
eccellente esplosivo, la Germania sta affrontando crescenti difficoltà nella
sua produzione con il prolungarsi della guerra. L’RDX richiede impianti chimici
complessi e materie prime che iniziano a scarseggiare a causa dei bombardamenti
alleati. Per evitare lo spreco non viene usato per riempire i normali
proiettili d'artiglieria, o le bombe d'aereo, tanto meno gestito dalla fanteria
regolare che continua ad affidarsi ai classici panetti standard di Tritolo.
Riservato a compiti specialistici, questo plastico rimane una risorsa preziosa,
razionata e assegnata principalmente alle unità d'élite come la divisione
Brandenburg specializzata in operazioni sotto copertura dietro le linee
nemiche. Dopo un primo tentativo di avere questo nuovo esplosivo segreto di
nuova concezione dallo stabilimento WASAG di Reinsdorf gestito da Will Fromm,
cugino del Colonnello Generale Friedrich Fromm, superiore diretto di
Stauffenberg e che è a conoscenza dei piani per l'assassinio nonché unico a
poter mettere in atto l’Operazione Valchiria, il colpo di Stato, ci era
riuscito Wessel Freytag von Loringhoven sfruttando la sua posizione nell'Abwehr.
Ogni carica, sufficiente a deformare e fessurare la corazza di un veicolo
corazzato pesante, al momento di essere usata avrebbe dovuto essere armata da
un congegno chimico-meccanico a tempo che avrebbe lasciato al colonnello von
Stauffenberg dai 10 ai 15 minuti di tempo per collocare l'ordigno ed
allontanarsi. Invece di utilizzare un detonatore tedesco con avvio a tempo,
troppo rumoroso poiché interamente meccanico, si era optato per uno chimico,
britannico. Completamente silenzioso, caratteristica vitale per non essere
individuato una volta in moto, si chiama British Number Ten Delay Switch,
nome ufficiale "Switch, No. 10, Delay”. È un meccanismo a tempo delle
dimensioni e della forma di una matita atta ad essere collegata ad un
detonatore. È stata progettata nel Regno Unito, ad Hertfordshire, nella Aston
House, un'importante residenza del XVII secolo trasformata nel Centro di
ricerca e sviluppo di esplosivi e armi da sabotaggio per la SOE, lo Special
Operations Executive, il corpo speciale che secondo le parole del Primo
Ministro inglese Winston Churchill avrebbe dovuto incendiare l’Europa col
sabotaggio e la sovversione dietro le linee tedesche con agenti segreti
particolarmente addestrati che stanno prendendo terra in diversi paesi lanciandosi
con il paracadute, scendendo da piccoli aerei o sbarcando da sommergibili e
motoscafi, col compito di collaborare con la resistenza e i gruppi partigiani,
nell'organizzare e addestrare volontari decisi a disturbare ovunque gli
invasori nazisti,
nel distruggere strade, ferrovie e linee di telecomunicazione, nel distribuire
armi, munizioni ed esplosivi che aerei britannici e americani paracadutano su
campi segretamente approntati dai militanti della resistenza. All'inizio di
luglio, un funzionario dell'Ufficio di Polizia Criminale del Reich ne aveva
prelevato diversi dall'Istituto Tecnico Criminale, luogo dove sono custodite le
attrezzature speciali nemiche catturate. Ciò era avvenuto su ordine di Arthur Nebe,
Capo dell'Ufficio di Polizia Criminale del Reich. Questa “matita
inglese”, costituita da un corpo cilindrico centrale in ottone lungo 12
centimetri, al suo interno contiene una sequenza letale e del tutto priva di
parti meccaniche rumorose mentre all’esterno una porzione è colorata per
indicare il livello di ritardo: nero per 10 minuti, rosso per 30. La parte
superiore, in rame con uno spessore sottile e malleabile, ha internamente una
fiala di vetro contenente cloruro di rame e a pochi millimetri, un percussore,
un ago metallico caricato da una forte molla compressa. Questo viene tenuto
posizione da un filo di ritenzione, un sottile cavo d’acciaio che messo preventivamente
in tensione trattiene il meccanismo sottostante. I cospiratori sanno che il
cloruro rameico dissolve il filo d'acciaio a velocità diverse a seconda del
calore dell’ambiente e per questo motivo Stauffenberg aveva deciso di utilizzare
inneschi con un ritardo nominale di 30 minuti. Questo perché, alle temperature
che avrebbe trovato sul posto, sicuramente alte, l'acido avrebbe corroso il
filo in circa 10-15 minuti al massimo. A questo congegno verrà sul momento incastrato
a pressione e annegato nel plastico un detonatore standard, una versione
migliorata del detonatore a fuoco inventato dal chimico e ingegnere svedese
Alfred Nobel nel 1867, costituito da un tubetto di alluminio lungo 6 centimetri
e 45 millimetri di diametro con all’estremità un cappuccio a percussione e
all’interno una piccola carica di Fulminato di Mercurio, esplosivo primario sensibilissimo
agli urti e al calore con velocità di detonazione di 5.000 metri al secondo,
sintetizzato già nel XVII secolo e perfezionato nel 1799 dal chimico
inglese Edward Howard. I cospiratori, convocati personalmente dal Führer, fanno
ingresso all'interno del primo Anello intorno alle ore 11:00. La riunione, programmata
per le ore 13:00 nella Zona A ad accesso limitato, sembra non avere ritardi. La
vita quotidiana qui è regolata dalle direttive di Hitler. Ogni
giorno, dopo una colazione tardiva, una passeggiata da solo con il proprio
cane dalle 9:00 alle 10:00 e la lettura della posta, Hitler tiene il suo primo
briefing militare intorno alle ore 13:00 nel bunker di Wilhelm Keitel,
o in quello di Alfred Jodl, il Capo di Stato Maggiore, solitamente della durata di
due ore. A causa dei frequenti disaccordi tra lui e il suo stato maggiore, sono
presenti dal settembre del 1942 degli stenografi per trascrivere le discussioni
e gli ordini. Al briefing segue il pranzo nel salone con Hitler che prende
posto regolarmente tra Jodl e Otto Dietrich,
il Segretario di Stato del Ministero della Propaganda e capo dei Servizi Stampa
del Reich, avendo di fronte a sé Keitel, Bormann,
il Ministro di
Partito del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori e Karl Bodenschatz, l'aiutante di Göring.
Dopo pranzo e per il resto del pomeriggio, Hitler si intrattiene con argomenti
non militari, il caffè è servito per le ore 17:00 a cui fa seguito una seconda
riunione militare da Jodl alle ore 18:00. La cena, che può durare fino a due
ore, inizia intorno alle ore 19:30 col dopocena che si sposta nel cinema dove
vengono proiettati film e col finale di serata trasferito nei propri
appartamenti dove è solito esibirsi in monologhi a cui assiste tutto il suo
seguito, incluse le due segretarie che lo accompagnano costantemente.
Occasionalmente, Hitler e il suo seguito ascoltano il grammofono, in genere
sinfonie di Beethoven, selezioni di Wagner o
componimenti musicali da camera tedeschi, fino a tarda notte. Von
Stauffenberg e von Haeften, dopo una breve colazione presso la mensa per gli
ufficiali, si recano dal Generale Fritz Erich Fellgiebel che insieme al Generale
Helmuth Stieff trasmetterà la notizia della morte di Hitler e quindi si occuperà
di bloccare qualunque comunicazione verso l'esterno in modo da dare tempo ai
cospiratori di avviare l'Operazione Valchiria. la presa del potere della
Germania. Se il piano avrà avuto successo, i membri della congiura assumeranno il
potere a Berlino instaurando un nuovo regime per negoziare una pace separata
con gli Alleati. Questo è un piano
operativo dell’esercito territoriale utilizzabile in caso di rivolta
interna o nei territori occupati. I vertici militari avevano infatti
considerato l'ipotesi che la mancanza di ordine e di controllo, dovuta alla
distruzione delle città a causa dei bombardamenti e nelle conseguenti difficoltà
di controllare le strutture necessarie a trattenere i milioni di lavoratori
forzati occupati nelle fabbriche tedesche, sarebbe potuta sfociare in una
ribellione o in una insurrezione. Questo piano avrebbe potuto essere utilizzato
per mobilitare l'esercito territoriale non contro la minaccia preventivata, ma
viceversa contro le SS e i vertici del partito. Per questo motivo, tra l'agosto
e il settembre dell’anno scorso era stato redatto un nuovo piano da von
Tresckow che aveva introdotto nuovi ordini supplementari per l'occupazione dei
ministeri del governo di Berlino, del quartier generale di Hitler nella Prussia
Orientale, delle stazioni radio e delle centrali telefoniche, nonchè la
liberazione dei campi di concentramento. Poco dopo le ore 12:00, von
Stauffenberg si reca dal Feldmaresciallo per sottoporgli il contenuto della sua
relazione: deve riferire a Hitler e ai suoi generali sulla formazione delle
cosiddette divisioni di blocco, destinate a respingere l'imminente attacco
dell'Armata Rossa alla Prussia Orientale. Nel quinto anno della guerra che
Hitler sta conducendo contro il resto del mondo, solo pochi eletti hanno
accesso al dittatore e il veterano di guerra Stauffenberg fa parte di questa
ristretta cerchia. Dopo avere ottenuto l'approvazione, viene informato
dell'anticipo della riunione alle ore 12:30 a causa dell'arrivo di Benito
Mussolini, il Duce, fondatore del Fascismo, Capo del Governo italiano e alleato
militare del Patto d’Acciaio del 22 maggio 1939 e del Patto Tripartito con
Giappone del 27 settembre 1940, che sarebbe stato in visita nel pomeriggio. Il
cambio di orario rende necessario accelerare l'operazione di innesco degli
ordigni e von Stauffenberg chiede al Feldmaresciallo il permesso di ritirarsi
per qualche minuto per lavarsi e cambiarsi la camicia e chiedendo di essere
accompagnato dal suo attendente. Il nervosismo di von Haeften tuttavia rischia
di compromettere l'operazione. Una volta rimasti soli, i due iniziano la
preparazione dei due ordigni ibridi tedesco-inglesi. Aprono la valigia, prendono
uno dei panetti di plastico, assemblano la prima matita inglese col detonatore
per poi inserirla per intero nel panetto prima di schiacciare l’estremità e
rompere la fialetta di vetro. Il Colonnello lo fa con una pinza speciale, fabbricata
su misura a causa della sua menomazione, progettata per incastrarsi tra il
pollice, l'indice e il medio e permettergli di fare leva e applicare la
pressione necessaria. Sentito il leggero “crack” del vetro interno, il liquido
inizia a corrodere lentamente il filo metallico. Il conto alla rovescia chimico
è iniziato. Una volta spezzato il filo, la molla scatterà in avanti spingendo
il percussore contro l’innesco. Dopo aver riposto la carica nella borsa Stauffenberg
prende il secondo panetto per ripetere l’operazione ma i due vengono richiamati
dal Sergente Maggiore Ernst John von Freyend poiché la riunione è già iniziata,
Hitler aspetta. La seconda bomba non viene armata. Non c’è tempo. Sono nuovamente
interrotti dal sergente maggiore impaziente che sollecita Stauffenberg a
recarsi al vertice. Sotto pressione, il Colonnello riesce a innescare solo il
primo panetto e, commettendo un errore fatale, preso dall’agitazione e dalla
fretta non inserisce il secondo panetto nella valigetta, consegnandolo a Werner
von Haeften perché se ne sbarazzi. Ritenendo erroneamente che la prima carica,
essendo la riunione in uno spazio chiuso da pareti in calcestruzzo armato, non
avrebbe avuto bisogno della seconda, attivabile per contatto diretto con la
prima, arriva un imprevisto: la riunione è stata spostata nella sala esterna
per via del troppo caldo. Nel bunker, a causa della morfologia della struttura,
la potenza dell’esplosione sarebbe stata amplificata rendendo gli effetti
devastanti, l’onda di sovrapressione generata in uno spazio così piccolo, non
potendo sfogare all'esterno in nessun modo, si sarebbe abbattuta
pluridimensionalmente sui presenti, dilaniandoli. La sala riunioni esterna invece
si trova nella Baracca Speer, un comune edificio in legno e mattoni rossi lungo
30 metri, largo 10 e alto 4, con pareti e soffitto leggeri e ampie finestre
protette da serrande d’acciaio che, a causa del caldo opprimente, sono tenute tutte
completamente aperte. Al centro della stanza principale c’è un tavolo in rovere
ruvido lungo 6 metri, con un piano spesso 4 centimetri. Questo tavolo non ha quattro
normali gambe agli angoli, ma poggia su due massicci zoccoli di quercia piena.
Su di esso sono distribuite le mappe situazionali, alcune tabelle e diversi
grafici. Von Stauffenberg inizia a pensare che la carica singola potrebbe non
bastare ma ormai è impossibile fermarsi. Una volta dentro chiede di stare il
più vicino possibile al Führer a causa dei suoi problemi di udito. Chini sulle
carte, nessuno dei presenti fa caso alla borsa che viene appoggiata a terra,
all’interno dello zoccolo destro, subito dietro il Generale Adolf Heusinger
che in questo momento sta presentando il suo rapporto in merito al Fronte Orientale, nello stesso spazio
aperto dove Hitler ha le gambe, a meno di due metri di distanza. Nella Lagebaracke
si trovano 24 persone, tutte disposte attorno al massiccio tavolo da carteggio.
Hitler è al centro, rivolto verso le finestre è appoggiato al tavolo con la
testa sulle mani. Il Feldmaresciallo Keitel richiama la sua attenzione dicendogli
che von Stauffenberg è arrivato, ma questi, dopo avere salutato il Colonnello
con un quasi impercettibile cenno del capo, posticipa il suo intervento. Stauffenberg,
che non perde un secondo di più, domanda all'attendente di Keitel di potere
uscire per fare una telefonata importante a Berlino, ricevendo esito positivo e
abbandonando assieme la stanza in direzione del telefono. Lasciando il
Colonnello che chiede di essere messo in comunicazione con il Generale
Fellgiebel, l'attendente fa ritorno nella sala riunioni senza notare che Stauffenberg,
seguendo i suoi movimenti con lo sguardo, ha riagganciato il ricevitore dirigendosi
verso l’uscita. Il Colonnello Heinz Brandt,
in piedi accanto al Führer e alla sedia vuota di Stauffenberg, intento a
cercare una miglior visione della carta militare, urta la valigia con un piede.
Infastidito dalla presenza dell’oggetto, si china, e dopo averla afferrata con
una mano la allontana di 2 metri, sistemandola con cura dietro la gamba del
tavolo in modo da non essere di intralcio a nessuno. Alle ore 12:42, mentre
Stauffenberg sta percorrendo a piedi i 300 metri che lo separano
dall'automobile che lo attende, in sala riunioni il Generale Heusinger sta
terminando la sua relazione. Poco più in basso, all’interno della borsa il
contro alla rovescia chimico si esaurisce. Il cloruro rameico, che minuto dopo
minuto stava erodendo lentamente il filo che trattiene il percussore, finisce
il suo lavoro. La capsula, che aveva un ritardo nominale di 10-30 minuti,
fortemente influenzato dal caldo eccessivo che ne ha accelerato la reazione,
scatta in anticipo. Il filo si spezza, la molla sgancia il percussore che
spinto lungo il cilindro colpisce il cappuccio a percussione all’estremità del
detonatore. Il Fulminato di Mercurio, ultra sensibile agli shock meccanici,
detona trasferendo la reazione al panetto di plastico facendo detonare
l’esplosivo. Mentre Stauffenberg, salito velocemente in macchina con il tenente
von Haeften, ha appena ordinato all'autista di partire, la borsa esplode. In
una frazione infinitesimale di secondo, i 975 grammi di composto solido
all'interno della valigetta si trasformarono in un gas iper-compresso a una
temperatura vicina ai 3.000 gradi centigradi. Questa reazione chimica genera
un'espansione volumetrica istantanea, scatenando un'onda di pressione che
inizia a viaggiare verso l'esterno a una velocità di oltre 8.000 metri al
secondo, circa 24 volte la velocità del suono. Con le persone ancora chine
sulle mappe militari, l'onda d'urto primaria inizia ad espandersi a forma di
sfera dal pavimento verso l'alto. Il grosso tavolo si stacca da terra sollevato
dalla forza dell'esplosione che si abbatte dal basso. Un muro invisibile di
energia cinetica ad altissima pressione, non trovando ostacoli significativi
sotto il tavolo, colpisce in pieno le gambe del Colonnello Heinz Brandt e dello
stenografo Heinrich Berger. La pura forza meccanica dell'impatto è tale da
frantumare le ossa prima ancora che i corpi possano essere sbalzati
all'indietro. Brandt, in piedi esattamente sopra la bomba, viene investito per
primo. La sua gamba sinistra viene tranciata di netto all’altezza del
ginocchio. Berger, seduto all'estremità destra del tavolo, molto vicino alla
valigetta, viene letteralmente tagliato in due dall’onda che disintegra i
tessuti molli e le ossa di entrambe le gambe fino al bacino. Il Generale
Günther Korten, Capo di Stato Maggiore della Luftwaffe, in piedi appena dietro
e a destra di Brandt, piegato in avanti sul tavolo, viene trafitto in pieno da
una scheggia di legno sparata verso l'alto come un dardo che gli perfora
l'addome e lacera l'intestino. Il Generale Rudolf Schmundt, Capo del personale
dell'Esercito, in piedi vicino a Korten, è investito dalla vampata termica. I
capelli e i vestiti prendono fuoco mentre il viso, il petto e la coscia vengono
crivellati da decine di schegge di legno a velocità supersonica. Dalla parte
opposta, la stessa onda travolge il massiccio zoccolo di quercia del tavolo. Il
legno massello, diventato un vero e proprio scudo balistico, assorbe l'impatto
primario, scheggiandosi profondamente, ma rallentando e deviando la traiettoria
dell'onda. Si crea quindi un effetto noto in balistica come "ombra
acustica": l'onda d'urto è costretta a sfilare attorno al blocco di legno
perdendo drasticamente velocità e pressione prima di raggiungere le gambe e il
busto del Führer. Adolf Hitler, che si trova al centro del lato lungo del
tavolo, pesantemente appoggiato sul ripiano, sorreggendo il mento con la mano e
guardando la mappa, viene travolto dal tavolo scagliato in aria. Lo zoccolo di
quercia, che lo ha salvato dall'onda primaria, si è ora trasformato in un'arma
a frammentazione con decine di schegge di legno e detriti che si conficcarono
nei suoi polpacci e nelle cosce. Il Generale Adolf Heusinger, Capo delle
Operazioni, in piedi tra Hitler e Brandt, che aveva pochi istanti prima la
parola, viene invece raggiunto al volto e alla testa da una porzione di
pavimento che poco prima avevano trafitto Brandt. Immediatamente dietro l'onda
d'urto viaggia l'onda di sovrappressione, ovvero la brutale espansione fisica
dei gas roventi. In un ambiente rigido e confinato come il bunker sotterraneo
in calcestruzzo armato in cui si tengono solitamente le riunioni, questa
pressione estrema sarebbe rimbalzata sulle pareti inestensibili, incrociandosi
e amplificandosi. Il conseguente barotrauma avrebbe letteralmente schiacciato i
polmoni, il fegato e il cervello di ogni persona presente. Nella Baracca Speer,
invece, l'architettura dell'edificio si comporta come una gigantesca valvola di
sfogo. Il pavimento, essendo di legno e sollevato da terra su un vespaio
flottante, cede verso il basso sotto la pressione creando un cratere che
scarica parte dell'energia mortale verso il suolo. Nelle tre grandi finestre
frontali e nelle due più piccole laterali, spalancate per il caldo estivo, i
vetri si polverizzano, i pesanti infissi in legno sono sradicati e scagliati
all'esterno, mentre le pareti leggere si fletterono senza far rimbalzare l'onda
all'indietro. L'energia letale trova immediatamente le vie di fuga verso il
prato esterno, facendo crollare la pressione interna a livelli di
sopravvivenza. Una volta che l'espansione della bolla di gas ha esaurito il suo
impulso, lascia al centro della stanza, dove prima si trovava la valigetta, una
zona di vuoto parziale. Mentre il calore istantaneo bruciava i capelli, fondeva
i bottoni e anneriva le uniformi dei presenti, questo vuoto centrale richiama
violentemente l'aria verso l'interno. Questo "vento di ritorno"
risucchia i frammenti di legno, schegge, fumo e polvere, saturando la stanza di
una nebbia densa e irrespirabile. È in questo momento che il massiccio piano
del tavolo, sbalzato in aria dalla colonna di gas, ricade pesantemente a terra
in mezzo agli ufficiali. Il Feldmaresciallo Wilhelm Keitel, che si trovava alla
sinistra di Hitler, fuori dal raggio letale della bomba, ferito alla schiena ma
in grado di camminare da solo, solleva il Führer, coperto di polvere,
trascinandolo, aiutato dal Generale Alfred Jodl, il Capo delle operazioni
dell'OKW, che si trovava dal lato opposto del tavolo e sbalzato all’indietro e
colpito alla testa dal crollo di parte del controsoffitto, verso l’uscita e
lontano dalla stanza che si è trasformata in una trappola di fumo denso,
polvere giallastra, fiamme e detriti. La sala riunioni, nonostante la
devastazione, è rimasta in piedi. Suona l’allarme, in 6 secondi il perimetro
viene sigillato: nessuno entra, nessuno esce. Dal fumo che avvolge l’edificio
sventrato, appoggiato al braccio di Keitel, esce un uomo barcollante, è bianco
dalla polvere, ha bruciature alle gambe, graffi alla mano sinistra, il gomito
destro che sanguina e il timpano destro perforato: è il Führer, è sopravvissuto.
Il calore istantaneo ha bruciato e fuso le fibre sintetiche e la lana
dell’uniforme, i pantaloni neri e le lunghe mutande bianche sono ridotti a
brandelli fumanti che gli pendono dalla cintura. Il flash termico gli ha
bruciato i peli delle gambe, le sopracciglia raggrinzito i capelli. Non muove
il braccio. Poiché era appoggiato pesantemente con il braccio destro sul
tavolo, sostenendosi il mento, l’esplosione, sollevando il massiccio piano del
tavolo ha colpito violentemente il braccio dal basso causando una paralisi
nervosa ed estese contusioni dal gomito alla spalla. Il ma il grosso tavolo,
pur investendolo in quel modo, lo ha protetto facendogli da scudo. Dentro, in
una stanza devastata con vetri e legno che ricoprono il pavimento, i corpi degli
ufficiali sono a terra, tra la polvere, qualcuno ancora si muove, accecato dal
fumo e abbozzando un grido di aiuto. Quasi tutti i presenti nella stanza hanno
subirono la rottura o la perforazione bilaterale dei timpani. La membrana
timpanica, essendo la parte del corpo più sensibile alle variazioni di
pressione, cede già a circa 35-100 kilopascal di sovrappressione. Dalle
orecchie di molti ufficiali, inizia a colare sangue. Ma nonostante tutto, la
carica, che se fosse stata addizionata al secondo panetto avrebbe generato una
sovrappressione tale da uccidere chiunque nel raggio di 7 metri frantumando i
polmoni e causando letali emorragie cerebrali, non è stata sufficiente. La conformazione
della stanza e il robusto tavolo che ha attutito ulteriormente la forza d'urto
dell'esplosione hanno evitato che i danni fossero peggiori. Sotto l’unico pezzo
del tavolo rimasto integro, il buco nel pavimento di circa un metro e mezzo di diametro
testimonia la potenza, anche se mal sfruttata, dell’esplosivo. Nel frattempo von
Stauffenberg è quasi fuori dalla Wolfsschanze, liberatosi del secondo panetto di
plastico lanciandolo dall’auto tra la vegetazione sta cercando di convincere il
sottufficiale di guardia all’ultimo posto di blocco a lasciarlo passare. La sua
carriera militare, le ferite della Campagna d'Africa e il grado fanno di lui un
uomo rispettato, e mentre il personale militare riceve informazioni frammentarie,
un ufficiale delle comunicazioni ha appena commentato l'esplosione indicando le
mine nella foresta, spesso attivate dai cervi. La sbarra viene sollevata, i mitra
si abbassano. Stauffenberg è passato. Sulla pista di decollo, l’aereo messogli
a disposizione dal Generale Eduard Wagner
ha già i motori accesi, Berlino aspetta, bisogna prendere immediatamente il
comando della milizia territoriale. Sono le ore 13:15, i due uomini viaggeranno
per circa due ore, irraggiungibili per qualsiasi domanda da parte dei loro
complici al Bendlerblock, nella capitale. Nessuno sa che Hitler è
sopravvissuto, non ancora, ma nel frattempo l’Operazione Valchiria è
cominciata.
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