01 febbraio, 2020

Rastenburg, Wolfsschanze, 20 luglio 1944


TIPOLOGIA: attentato
CAUSE: carica occultata
DATA:
20 luglio 1944
STATO:
Germania
LUOGO:
Rastenburg, Wolfsschanze
MORTI:
4
FERITI:
21

Ultimo aggiornamento: 04 luglio 2026

Tempo di lettura: 38 minuti

Analisi e ricostruzione a cura di Luigi Sistu

È il 20 luglio del 1944, l’ufficiale tedesco Claus Philipp Maria Schenk Graf von Stauffenberg, l’attuale Capo di Stato Maggiore della Riserva a Berlino, si sta presentando alla Tana del Lupo per una riunione informativa in programma per le ore 13:00 in cui sarà presente anche Adolf Hitler. È tempo ormai di fare qualcosa. Ma chi esita ad agire deve avere chiaro in coscienza che passerà alla storia come traditore; e se omette del tutto di agire, sarebbe un traditore di fronte alla propria coscienza. Non fa che ripetere questa frase nella sua testa, la stessa frase che ha scritto in una lettera inviata a sua moglie l’anno scorso. Deve andare fino in fondo o non potrà mai perdonarselo. Con la nuova carica, arrivata il primo del mese dal Generale Friedrich Fromm presso la sede dell'esercito territoriale al Bendlerblock, nel centro di Berlino, i suoi nuovi incarichi gli permettono di partecipare a riunioni come questa, sia alla Wolfsschanze che al Kehlsteinhaus a Berchtesgaden, il Nido dell’Aquila, la residenza privata di Hitler, offrendogli la possibilità di poterlo avvicinare. Stauffenberg sa benissimo che le probabilità di successo e di sopravvivenza sono minime, ma è fermamente convinto sia essenziale tentare l’impossibile per dimostrare al mondo che "non tutti i tedeschi sono come Hitler". Adolf Hitler è il Cancelliere del Reich, lo è dal 1933, e dal 1934 anche con titolo di Führer. Leader del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, nonché principale ideatore del Nazionalsocialismo, si era conquistato il potere fin da subito cavalcando l’orgoglio ferito del popolo dopo la sconfitta nella Prima Guerra Mondiale e la grande crisi economica che affliggeva la allora Repubblica di Weimar. Sfruttando le sue abilità oratorie e l’insoddisfazione delle classi medie, aveva presentato un manifesto politico intriso di nazionalismo, anticomunismo e antisemitismo. Alla morte del Presidente Paul von Hindenburg si era attribuito per legge il titolo massimo accentrando nelle sue mani i poteri dello Stato e instaurando un regime dittatoriale. Grazie ad un possente ed efficace programma di ristrutturazione economica e riarmo militare, Hitler aveva perseguito una politica estera estremamente aggressiva volta principalmente ad espandere il dominio tedesco a spese delle popolazioni dell’Europa Orientale. La decisione del colonnello von Stauffenberg di organizzare e tentare di eseguire materialmente un attentato contro Adolf Hitler non era nata da un odio improvviso, ma era il risultato di una lenta, profonda e dolorosa evoluzione personale. Da giovane ufficiale aristocratico a leader della resistenza militare, la sua trasformazione era stata guidata da una combinazione di orrore morale, disastro militare ed un profondo senso di patriottismo. Nato nel 1907 a Jettingen-Scheppach, in Baviera, in una delle più antiche famiglie nobiliari cattoliche della Svevia, Stauffenberg era stato educato ai valori dell'onore, del dovere e del servizio alla patria. Inizialmente, come molti ufficiali della Wehrmacht, non era un oppositore accanito del regime. Aveva accolto con favore alcuni aspetti delle politiche di Hitler degli anni '30: il riarmo, il ripristino dell'orgoglio nazionale e la cancellazione delle umilianti condizioni del Trattato di Versailles. Tuttavia, fin dall'inizio, aveva disprezzato profondamente la volgarità del Partito Nazista, l'ideologia razziale estrema e i metodi brutali delle SA e delle SS. L'antisemitismo violento del regime, culminato nella Notte dei Cristalli del 1938, aveva iniziato a scavare un solco incolmabile tra lui e il Nazionalsocialismo. Dopo aver preso servizio come Ufficiale di Stato Maggiore della 6a Panzer-Division in Polonia dal settembre 1939 al giugno 1940, per poi prendere parte alla Campagna di Francia, la vera svolta nella coscienza di Stauffenberg era avvenuta dal 1941 durante l’Operazione Barbarossa, il progetto nazista di attaccare la Russia stalinista. Servendo nell'Alto Comando, era stato testimone delle atrocità di massa commesse dalle Einsatzgruppen, le squadre della morte delle SS, e dall'esercito stesso contro ebrei, commissari politici sovietici e civili inermi. Stauffenberg, padre di quattro figli, un quinto in arrivo, profondamente cattolico e legato a un codice etico cavalleresco, ne era rimasto inorridito. Rendendosi conto che Hitler non stava solo combattendo una guerra per la supremazia tedesca, ma stava trascinando la Germania in un baratro morale senza precedenti, aveva capito che i crimini commessi in nome del popolo tedesco avrebbero macchiato la nazione per sempre. Alle motivazioni morali si erano unite quelle prettamente militari e strategiche. Le catastrofiche decisioni di Hitler sul fronte russo, in particolare la disfatta di Stalingrado dell’inverno dell’anno scorso avevano reso palese agli occhi degli ufficiali più lucidi che la guerra non poteva più essere vinta. Stauffenberg aveva capito che la leadership ostinata e folle di Hitler avrebbe portato alla completa distruzione della Germania, pertanto, rimuoverlo era diventato, per lui e per i cospiratori, un'emergenza nazionale: bisognava eliminare Hitler per poter negoziare una pace accettabile con gli Alleati occidentali e salvare il paese dall'annientamento totale da parte dell'Armata Rossa. Nell'aprile del 1943, mentre serviva nella 10ª Divisione Panzer in Tunisia col grado di Tenente Colonnello, l'auto di Stauffenberg era stata colpita dai caccia britannici riportando ferite gravissime: la perdita dell'occhio sinistro, della mano destra e l’anulare e il mignolo della mano sinistra. I lunghi mesi di dolorosa convalescenza in ospedale gli avevano dato il tempo di riflettere. Sentiva di essere sopravvissuto per uno scopo. Nonostante lo spirito di fedeltà alla patria che lo aveva fatto continuare a prestare servizio nell'esercito, questo periodo di forzata inattività lo aveva portato ad avvicinarsi definitivamente al nucleo della resistenza militare tedesca guidata da figure come il Generale Friedrich Olbricht e il Generale Henning von Tresckow. Era stato proprio Tresckow, grande esperto di strategia, a fargli capire che l'assassinio del Führer era l'unica via d'uscita. Per un ufficiale tedesco, legato a Hitler da un giuramento di fedeltà personale, l'idea dell'alto tradimento era un enorme ostacolo psicologico. Tuttavia, Stauffenberg era arrivato alla conclusione che l'alto tradimento fosse l'unico vero atto di patriottismo rimasto. Con l’inizio dell’orditura della congiura degli ufficiali tedeschi contro il Führer, settimana dopo settimana nuovi elementi si erano aggiunti alle fila dei congiurati: il Generale Ludwig Bexk, già Capo di Stato Maggiore della Wehrmacht, e il Generale Carl-Heinrich von Stülpnagel, Comandante militare in Francia, che avrebbe dovuto prendere, dopo la morte del Führer, il controllo di Parigi con l'intento di negoziare un armistizio con le forze Alleate. É ancora mattina quando il Colonnello von Stauffenberg arriva alla Wolfsschanze. È stato convocato allo scopo di riferire sulle divisioni che la milizia territoriale sta creando in previsione dell'avanzata sovietica e presentare il suo rapporto al Führer durante la riunione che tiene quotidianamente assieme al suo Stato Maggiore La Tana del Lupo, la Wolfsschanze in tedesco, è il principale e più vasto quartier generale di Adolf Hitler. Situata in una umida e fitta foresta di conifere circondata dai laghi e paludi della Masuria, al margine occidentale della regione, vicino al villaggio di Gierłoż nell'est della Prussia, è il centro nevralgico da cui Hitler supervisiona ogni tipo di operazione. Questa foresta, che già all'epoca dei Cavalieri Teutonici fungeva da baluardo naturale contro gli attacchi nemici, era stata scelta come sede del nuovo quartier generale di Hitler per diversi motivi: a est della foresta la regione dei laghi funge da barriera naturale contro gli attacchi provenienti da est; l'area è situata lontano dalle principali vie di comunicazione e l'antica e fitta foresta mista offre un camuffamento naturale e protezione dall'osservazione aerea; la Prussia orientale, con le sue numerose fortezze e fossati anticarro, è la regione militarmente più fortificata. Infine, il sito si trova vicino al confine sovietico, il che significa che Hitler avrebbe potuto condurre la sua guerra di conquista e annientamento contro l'Unione Sovietica in prossimità del confine. Il nome della struttura viene da "Herr Wolf", Signor Lupo, uno pseudonimo che il Führer usava spesso negli anni '20 all'interno del partito nazista. Costruito in totale segretezza dall'Organizzazione Todt, l'ente ingegneristico del Reich, con il nome in codice "Stabilimento Chimico di Askania” a partire dall'autunno del 1940, il complesso è una vera e propria città fortificata con più di 2.000 membri di personale estesa per 250 ettari per le strutture e ad 800 per le fortificazioni. La base, con all’interno perfino dei casinò, un cinema e diverse altre strutture per il benessere e il tempo libero del personale, è nascosta sotto una fitta volta alberata. Le aree disboscate per la costruzione erano state disboscate solo dove strettamente necessario, con il trapianto di alberi maturi e, successivamente, la sostituzione di quelli esistenti con alberi artificiali. Il sito, che comprende 10 bunker massicci plurilivello, 40 bunker leggeri, oltre a 40 edifici residenziali e uffici ampliati con protezioni antischegge in diverse fasi costruttive orientati lungo una rete di sentieri e disposti in modo irregolare senza alcuna simmetria evidente, è difficilmente accessibile e facilmente difendibile, caratterizzato da strutture con muri esterni di larghezza pari a 2 metri e solai di altezza variabile compresa fra 2 e 3 metri, tutto chiuso in uno speciale involucro di calcestruzzo armato. I bunker pesanti sono mostri in calcestruzzo armato con pareti larghe 6 metri e solai di altezza variabile fra i 6 e i 9 metri, progettati per resistere ai colpi diretti delle bombe più pesanti. I loro tetti sono realizzati con delle rientranze riempite di terra e piantumate con erba e arbusti. Le pareti esterne invece sono intonacate con uno speciale composto di alghe marine e trucioli di legno e dipinte con vernice mimetica. All'impresa di giardinaggio "Seidenspinner" di Stoccarda è affidato il continuo camuffamento. Immense reti mimetiche sono tese sugli edifici e sui sentieri e vengono cambiate in base alle stagioni per renderli invisibili alla ricognizione aerea nemica. Grazie a questo accorgimento, gli Alleati non sono ancora riusciti ad individuarla e bombardarla. Tutto il complesso è circondato da campi minati larghi dai 50 ai 200 metri a seconda della configurazione del terreno con 55 mila mine antipersonale disposte asimmetricamente su vari livelli. Filo spinato, torri d’osservazione e postazioni di artiglieria contraerea chiudono il perimetro. La Tana del Lupo è concepita come "un nascondiglio dentro un nascondiglio" ed è strutturata in tre zone di sicurezza concentriche, gli Sperrkreis, ognuna progressivamente più inaccessibile. Il primo anello è il più interno, rappresenta il cuore del complesso, ed è riservato alle figure di spicco del regime nazista e ai loro visitatori, nonché ai loro funzionari più stretti. Si estende per circa 30 ettari ed è ulteriormente protetta da una recinzione. Il servizio di guardia è affidato al personale delle Schutzstaffel, le SS, con l'accesso e l'uscita rigorosamente controllati. Qui trovano posto i rifugi dei gerarchi più stretti come Hermann Göring, Presidente del Reichstag e Vice-Cancelliere del Reich, il capo della Cancelleria del Partito Martin Bormann, Wilhelm Keitel, il Capo dell'Oberkommando della Wehrmacht, il Comando Supremo delle forze armate tedesche, degli Ufficiali Generali e del Führer col suo bunker largo 36 metri, lungo 60 e con una corazza protettiva di 8 metri, gli alloggi degli Ufficiali Aiutanti e quelli della Wehrmacht, i locali dello stenografo, delle segretarie, della centrale telescrivente e del presidio sanitario. All’interno di questo anello è presente una ulteriore area ristretta, la Zona A, la cosiddetta Zona ad Accesso Limitato del Führer. Al suo interno si trova un solo edificio appartenente all'Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich, il bunker per gli ospiti utilizzato da Hitler e la caserma di sicurezza con la sala riunioni. La seconda area, l’anello intermedio, si trova a sud della strada principale, di fronte alla stazione ferroviaria, ed è ulteriormente protetta da una recinzione alta circa due metri e da un posto di guardia. Questa zona contiene principalmente gli uffici e i bunker dell'Alto Comando della Wehrmacht, l’WFSt, e dell'FBB, il Comando di Difesa Estera. Qui si trova anche quello che una volta era l'edificio termale dell’originario parco, in precedenza servito come centro ricreativo per la popolazione locale ed ora convertito in mensa per gli ufficiali del WFSt e dell'FBB, il Fùhrer Begleit Bataillon, il Battaglione di Scorta del Führer. Inoltre, sono presenti gli alloggi del Ministro degli Armamenti e degli Approvvigionamenti, un hotel, una sauna, il cinema, un’area ricreativa, un rifugio antiaereo con cannoni e mitragliatrici antiaeree e l’abitazione del Comandante del campo. Inoltre, trovano spazio le caserme della truppa, gli uffici e infrastrutture vitali. Il terzo anello è il più esterno, e presenta tre punti di accesso: il posto di guardia occidentale verso Rastenburg, il posto di guardia meridionale verso l'aeroporto di Wilhelmsdorf e il posto di guardia orientale verso Angerburg. Una linea ferroviaria attraversa l'intera area da ovest a est. Il servizio passeggeri pubblico è sospeso ma un orario rimane in vigore come copertura. All'esterno si trovano due aeroporti: uno per aerei da trasporto di grandi dimensioni a circa cinque chilometri a sud-ovest, vicino alla tenuta di Wilhelmsdorf, e una pista di atterraggio ausiliaria per aerei più piccoli, utilizzata principalmente per comunicazioni e servizi di corriere, di fronte al posto di guardia orientale. All'interno dell'area, pesantemente fortificata con campi minati larghi fino a 200 metri, si trovano diverse installazioni difensive, come postazioni antiaeree, anticarro e per mitragliatrici, diversi rifugi antiaerei per la protezione del personale e per l'alloggiamento di tecnologie sensibili, una caserma dei vigili del fuoco, edifici di servizio e alloggi, e gli stati maggiori di collegamento degli alti comandi della Luftwaffe e della Kriegsmarine. L’FBB è responsabile della sicurezza esterna. Con le dimensioni di un reggimento con sette compagnie è completamente motorizzato ed equipaggiato con armi pesanti. Ulteriori unità militari sono dislocate nelle immediate vicinanze garantendo una sicurezza esterna sistematica. Inoltre, i villaggi circostanti sono sorvegliati da ufficiali della Gestapo. Della sicurezza interna, responsabilità anche dell'FBB, se ne occupa principalmente il Servizio di Sicurezza del Reich, il Reichssicherheitsdienst, l’RSD, con tre compagnie di guardia dell'FBB di stanza ai perimetri di sicurezza. Quella personale di Hitler all'interno del complesso è affidata, oltre che alla RSD, alle SS. La Wolfsschanze è una città perfettamente funzionante in grado di gestirsi autonomamente e dotata di una centrale elettrica e di una rete idrica. Una sala caldaie provvede a rifornire gli edifici di acqua calda. Per raggiungere la "Tana del Lupo" Hitler utilizza un'infrastruttura di trasporto costruita appositamente per garantire la massima sicurezza e segretezza. ​Sebbene il complesso sia isolato e mimetizzato tra paludi e alberi, è collegato direttamente al resto del Reich tramite due mezzi principali: il suo treno privato e il suo aereo personale. Il mezzo di trasporto di gran lunga preferito da Hitler per raggiungere il quartier generale è il suo treno personale, il Führersonderzug, un convoglio pesantemente blindato e tecnologicamente all'avanguardia. ​Il treno "America", ribattezzato "Brandenburg" alla fine del 1941, è un vero e proprio bunker mobile lungo 16 vagoni e 400 metri. Dispone di sale conferenze, centri per le comunicazioni radio, carrozze letto e bagni in marmo. Per prevenire attacchi aerei durante il viaggio, il convoglio è difeso alle due estremità da vagoni pianale dotati di cannoniere antiaeree da 20 mm, le Flakvierling, manovrate da personale della Luftwaffe. La Tana del Lupo non è semplicemente vicino a una ferrovia, il complesso ha una stazione ferroviaria dedicata, la stazione di Görlitz/Gierłoż, a binario unico. Questo permette al treno di Hitler, in partenza quasi sempre da Berlino o da Berchtesgaden, il suo rifugio in Baviera, di entrare e fermarsi direttamente all'interno della zona di sicurezza nascosto sotto le reti mimetiche. Quando invece le circostanze militari richiedono spostamenti più rapidi, Hitler e il suo staff utilizzano la via aerea. Hitler viaggia a bordo del suo aereo personale, tipicamente il capiente quadrimotore Focke-Wulf Fw 200 Condor o, in alternativa, l'affidabile trimotore Junkers Ju 52 dove a pilotarlo è sempre il suo pilota di fiducia, Hans Baur. Poiché la Tana del Lupo si trova in mezzo alla foresta, l'Organizzazione Todt ha modernizzato e allungato le piste di un piccolo aerodromo preesistente a Wilamowo, a circa 6 chilometri a sud-ovest dei bunker, vicino alla cittadina di Rastenburg. Una volta atterrato, Hitler viene scortato al complesso dei bunker a bordo di una Mercedes-Benz W150 blindata scortata dalle guardie del corpo delle SS. Atterrati proprio in questo aeroporto, il primo e il più esterno della Tana del Lupo, viene ordinato al pilota da Stauffenberg di tenere pronto l’aereo da trasporto Ju 52 per essere in grado di ripartire per Berlino da mezzogiorno in avanti. Partito alle sei del mattino dalla sua villa in Tristanstrasse 8 a Berlino-Wannsee, accompagnato dall’autista all’aeroporto di Rangsdorf e decollato su un due ore più tardi, Stauffenberg non è solo. Con lui ci sono il Tenente Werner von Haeften, sua riserva e aiutante, e il Generale Hellmuth Stieff. Lasciato l'aeroporto i tre si dirigono in automobile alla Wolfsschanze preparandosi ad attraversare i tre anelli di sicurezza, tutti difesi dai campi minati, casematte coperte nella parte superiore a prova di bomba e munite di cannoniere, e le barriere di filo spinato, superabili attraverso i tre posti di blocco. Ogni ufficiale ha a disposizione un lasciapassare valido una sola volta e tutti devono essere soggetti alla perquisizione da parte di un ufficiale delle SS. Sia von Stauffenberg che von Haeften trasportano nelle rispettive borse una bomba da assemblare. Ognuna è un ordigno molto particolare, con ogni elemento che la compone recuperato da Wessel Freytag von Loringhoven, Colonnello dell’Oberkommando der Wehrmacht, il Comando Supremo delle Forze Armate. La parte esplosiva è costituita da due cariche di plastico ad alto potenziale, ognuna del peso di 975 grammi e di dimensioni di 32 x 8 x 3 centimetri. Insensibile all'umidità e all'acqua, si chiama “Plastit W” ed è stato prodotto in primavera dalla WASAG Chemie AG nei suoi stabilimenti di Reinsdorf e Sythen. Alla WASAG era stato affidato il compito di replicare e, idealmente, di sviluppare ulteriormente e quindi migliorare un esplosivo plastico molto efficace che era stato catturato in quantità significative dalla Wehrmacht durante il raid dei commandos britannici contro Saint-Nazaire, uno degli attacchi anfibi più audaci della Seconda Guerra Mondiale condotto dalle forze britanniche il 28 marzo 1942 in cui le forze speciali d'élite avevano organizzato l’affondamento della corazzata tedesca Tirpitz nel bacino di carenaggio che la ospitava per delle riparazioni, prima che salpasse verso l'Atlantico e tagliasse i rifornimenti vitali verso la Gran Bretagna. L’esplosivo, paracadutato e sequestrato ai commandos, era un composto cristallino semisolido sviluppato dalla britannica Nobel Chemicals Ltd: il “Nobel No.808”. Sviluppato prima della Seconda Guerra Mondiale, aveva rivoluzionato il mondo del sabotaggio e delle operazioni speciali. Il Nobel 808 era basato principalmente sulla Gelignite, il primo esplosivo plastico della storia, a base di Nitrocellulosa, un composto chimico con proprietà infiammabili-esplosive scoperto dal chimico tedesco Christian Friedrich Schönbein nel 1846, dissolta nella Nitroglicerina, la sostanza scoperta dal chimico e medico italiano Ascanio Sobrero nel 1847 sintetizzando proprio la Nitrocellulosa seguendo gli esperimenti falliti nel 1845 del chimico tedesco Christian Friendrich Schönbein. Miscelata con polpa di legno e Nitrato di Potassio, la Gelignite era stata inventata nel 1875 dal chimico e ingegnere svedese Alfred Nobel, ed essendo molto stabile poteva essere maneggiata con maggiore sicurezza tanto da diventare il miglior prodotto in uso per le attività estrattive, essere fabbricata in enormi quantità e, grazie al suo potere distruttivo, il primo esplosivo preferito dai corpi militari da demolizione. La sua formula era progettata per renderlo malleabile ed estremamente sicuro da maneggiare, con una consistenza simile al pongo o alla plastilina, presentandosi come una massa gommosa di colore verde scuro o giallastro/marrone e con un caratteristico odore di mandorle amare dovuto all'aggiunta di nitrobenzene. Poteva essere infilato nelle fessure dei binari ferroviari, modellato intorno ai pilastri dei ponti o nascosto dentro oggetti di uso comune. La sua elevata velocità di detonazione, circa 7.000 metri al secondo, lo rendeva perfetto per tagliare il metallo e il calcestruzzo armato. Nonostante l'enorme successo, il Nobel 808 aveva un grande difetto: pativa il clima. Con il freddo estremo tendeva a indurirsi e a perdere malleabilità, diventando fragile. Con il caldo tropicale tendeva invece a "sudare", diventando instabile e pericoloso. Il nuovo esplosivo tedesco quindi doveva avere simili caratteristiche, essere qualitativamente migliore e senza i suoi difetti. Doveva essere sicuro da usare, ovvero sufficientemente stabile da non esplodere prematuramente. Allo stesso tempo, il materiale doveva detonare in modo affidabile. Anche la malleabilità era importante e, naturalmente, la massima resa esplosiva possibile. Le fabbriche tedesche di esplosivi producevano da anni un prodotto composto per l'88% da RDX e per il 12% da vaselina. L’RDX è la ciclotrimetilenetrinitramina, con velocità di detonazione di 8.750 metri al secondo è un esplosivo di caratteristiche eccezionali scoperto e brevettato dal chimico e farmacista tedesco Georg Friedrich Henning nel 1898 e codificato con questo nome prima dall’esercito inglese come Royal Demolition eXplosive e poi prodotto in larga scala dagli Stati Uniti nel 1920 come “RD” Research and Development, ricerca e sviluppo, sigla comune a tutti i nuovi prodotti per la ricerca militare, e "X", la classificazione, nata come lettera provvisoria ma rimasta definitiva. Tuttavia, sebbene questa combinazione fosse in grado di detonare, non era risultata soddisfacente: a basse temperature era troppo dura e soggetta a crepe, mentre ad alte temperature era troppo morbida e poteva incendiarsi prematuramente. Ispirati dagli esplosivi britannici catturati, i chimici della WASAG Chemie AG avevano continuato le loro ricerche e lavorando ad una nuova miscela: 64% di RDX, il 24% di Dinitrotoluene, precursore del più famoso Trinitrotoluene, 9% di mononitronaftalina, 3% di Nitrocellulosa, e una piccola quantità di dinitronaftalina. Attraverso numerosi esperimenti, i ricercatori nel campo degli esplosivi avevano scoperto che questa combinazione possedeva un potente effetto detonante, pur essendo flessibile e indipendente dalla temperatura. Fondamentalmente, la miscela risultava altamente resistente agli urti e ad altri impatti, ma al contempo si innescava in modo affidabile con un detonatore specifico. Battezzata col nome di Plastit W, era considerata una sostanza segreta e preziosa ed inizialmente, solo l'Abwehr, il servizio di intelligence militare dell'Alto Comando della Wehrmacht, aveva accesso ai suoi depositi. I cospiratori avrebbero comunque potuto utilizzare esplosivi tedeschi standard ma aveva deciso di non farlo per due motivi: avevano forme troppo rigide difficili da nascondere e, soprattutto, emanavano odori chimici caratteristici che i cani da guardia o i veterani presenti al vertice avrebbero potuto riconoscere. Il Plastit W era perfetto, un composto ad altissimo potere dirompente che si presentava come una pasta simile a plastilina, inodore e color mandorla. Significativamente più potente del Trinitrotoluene, esplosivo questo preparato la prima volta nel 1863 dal chimico tedesco Julius Wilbrand, perfezionato dal chimico tedesco Hermann Frantz Moritz Kopp nel 1888 e prodotto industrialmente in Germania un anno dopo col nome di Tritolo o TNT, Il Plastit W è molto apprezzato per le sue eccellenti proprietà sul campo di battaglia. Prima fra tutte è l’elevata brisanza: grazie all'RDX l'onda d'urto generata è devastante, rendendolo ideale per tagliare l'acciaio o frantumare il calcestruzzo armato; l’adattabilità: può essere modellato a mano e spalmato direttamente sui punti critici di una struttura come le travi di un ponte, i binari ferroviari o i cardini di una porta in metallo, massimizzando il trasferimento di energia dell'esplosione; la stabilità: è insensibile agli urti accidentali, alle cadute e persino ai colpi di arma da fuoco tanto che per il suo innesco è necessario un detonatore specifico; l’impermeabilità: essendo a base di sostanze oleose e cerose, l'esplosivo resiste bene all'acqua, permettendone l'uso sotto la pioggia, nel fango o per demolizioni subacquee. Sebbene il Plastit W sia un eccellente esplosivo, la Germania sta affrontando crescenti difficoltà nella sua produzione con il prolungarsi della guerra. L’RDX richiede impianti chimici complessi e materie prime che iniziano a scarseggiare a causa dei bombardamenti alleati. Per evitare lo spreco non viene usato per riempire i normali proiettili d'artiglieria, o le bombe d'aereo, tanto meno gestito dalla fanteria regolare che continua ad affidarsi ai classici panetti standard di Tritolo. Riservato a compiti specialistici, questo plastico rimane una risorsa preziosa, razionata e assegnata principalmente alle unità d'élite come la divisione Brandenburg specializzata in operazioni sotto copertura dietro le linee nemiche. Dopo un primo tentativo di avere questo nuovo esplosivo segreto di nuova concezione dallo stabilimento WASAG di Reinsdorf gestito da Will Fromm, cugino del Colonnello Generale Friedrich Fromm, superiore diretto di Stauffenberg e che è a conoscenza dei piani per l'assassinio nonché unico a poter mettere in atto l’Operazione Valchiria, il colpo di Stato, ci era riuscito Wessel Freytag von Loringhoven sfruttando la sua posizione nell'Abwehr. Ogni carica, sufficiente a deformare e fessurare la corazza di un veicolo corazzato pesante, al momento di essere usata avrebbe dovuto essere armata da un congegno chimico-meccanico a tempo che avrebbe lasciato al colonnello von Stauffenberg dai 10 ai 15 minuti di tempo per collocare l'ordigno ed allontanarsi. Invece di utilizzare un detonatore tedesco con avvio a tempo, troppo rumoroso poiché interamente meccanico, si era optato per uno chimico, britannico. Completamente silenzioso, caratteristica vitale per non essere individuato una volta in moto, si chiama British Number Ten Delay Switch, nome ufficiale "Switch, No. 10, Delay”. È un meccanismo a tempo delle dimensioni e della forma di una matita atta ad essere collegata ad un detonatore. È stata progettata nel Regno Unito, ad Hertfordshire, nella Aston House, un'importante residenza del XVII secolo trasformata nel Centro di ricerca e sviluppo di esplosivi e armi da sabotaggio per la SOE, lo Special Operations Executive, il corpo speciale che secondo le parole del Primo Ministro inglese Winston Churchill avrebbe dovuto incendiare l’Europa col sabotaggio e la sovversione dietro le linee tedesche con agenti segreti particolarmente addestrati che stanno prendendo terra in diversi paesi lanciandosi con il paracadute, scendendo da piccoli aerei o sbarcando da sommergibili e motoscafi, col compito di collaborare con la resistenza e i gruppi partigiani, nell'organizzare e addestrare volontari decisi a disturbare ovunque gli invasori nazisti, nel distruggere strade, ferrovie e linee di telecomunicazione, nel distribuire armi, munizioni ed esplosivi che aerei britannici e americani paracadutano su campi segretamente approntati dai militanti della resistenza. All'inizio di luglio, un funzionario dell'Ufficio di Polizia Criminale del Reich ne aveva prelevato diversi dall'Istituto Tecnico Criminale, luogo dove sono custodite le attrezzature speciali nemiche catturate. Ciò era avvenuto su ordine di Arthur Nebe, Capo dell'Ufficio di Polizia Criminale del Reich. Questa “matita inglese”, costituita da un corpo cilindrico centrale in ottone lungo 12 centimetri, al suo interno contiene una sequenza letale e del tutto priva di parti meccaniche rumorose mentre all’esterno una porzione è colorata per indicare il livello di ritardo: nero per 10 minuti, rosso per 30. La parte superiore, in rame con uno spessore sottile e malleabile, ha internamente una fiala di vetro contenente cloruro di rame e a pochi millimetri, un percussore, un ago metallico caricato da una forte molla compressa. Questo viene tenuto posizione da un filo di ritenzione, un sottile cavo d’acciaio che messo preventivamente in tensione trattiene il meccanismo sottostante. I cospiratori sanno che il cloruro rameico dissolve il filo d'acciaio a velocità diverse a seconda del calore dell’ambiente e per questo motivo Stauffenberg aveva deciso di utilizzare inneschi con un ritardo nominale di 30 minuti. Questo perché, alle temperature che avrebbe trovato sul posto, sicuramente alte, l'acido avrebbe corroso il filo in circa 10-15 minuti al massimo. A questo congegno verrà sul momento incastrato a pressione e annegato nel plastico un detonatore standard, una versione migliorata del detonatore a fuoco inventato dal chimico e ingegnere svedese Alfred Nobel nel 1867, costituito da un tubetto di alluminio lungo 6 centimetri e 45 millimetri di diametro con all’estremità un cappuccio a percussione e all’interno una piccola carica di Fulminato di Mercurio, esplosivo primario sensibilissimo agli urti e al calore con velocità di detonazione di 5.000 metri al secondo, sintetizzato già nel XVII secolo e perfezionato nel 1799 dal chimico inglese Edward Howard. I cospiratori, convocati personalmente dal Führer, fanno ingresso all'interno del primo Anello intorno alle ore 11:00. La riunione, programmata per le ore 13:00 nella Zona A ad accesso limitato, sembra non avere ritardi. La vita quotidiana qui è regolata dalle direttive di Hitler. Ogni giorno, dopo una colazione tardiva, una passeggiata da solo con il proprio cane dalle 9:00 alle 10:00 e la lettura della posta, Hitler tiene il suo primo briefing militare intorno alle ore 13:00 nel bunker di Wilhelm Keitel, o in quello di Alfred Jodl, il Capo di Stato Maggiore, solitamente della durata di due ore. A causa dei frequenti disaccordi tra lui e il suo stato maggiore, sono presenti dal settembre del 1942 degli stenografi per trascrivere le discussioni e gli ordini. Al briefing segue il pranzo nel salone con Hitler che prende posto regolarmente tra Jodl e Otto Dietrich, il Segretario di Stato del Ministero della Propaganda e capo dei Servizi Stampa del Reich, avendo di fronte a sé Keitel, Bormann, il Ministro di Partito del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori e Karl Bodenschatz, l'aiutante di Göring. Dopo pranzo e per il resto del pomeriggio, Hitler si intrattiene con argomenti non militari, il caffè è servito per le ore 17:00 a cui fa seguito una seconda riunione militare da Jodl alle ore 18:00. La cena, che può durare fino a due ore, inizia intorno alle ore 19:30 col dopocena che si sposta nel cinema dove vengono proiettati film e col finale di serata trasferito nei propri appartamenti dove è solito esibirsi in monologhi a cui assiste tutto il suo seguito, incluse le due segretarie che lo accompagnano costantemente. Occasionalmente, Hitler e il suo seguito ascoltano il grammofono, in genere sinfonie di Beethoven, selezioni di Wagner o componimenti musicali da camera tedeschi, fino a tarda notte. Von Stauffenberg e von Haeften, dopo una breve colazione presso la mensa per gli ufficiali, si recano dal Generale Fritz Erich Fellgiebel che insieme al Generale Helmuth Stieff trasmetterà la notizia della morte di Hitler e quindi si occuperà di bloccare qualunque comunicazione verso l'esterno in modo da dare tempo ai cospiratori di avviare l'Operazione Valchiria. la presa del potere della Germania. Se il piano avrà avuto successo, i membri della congiura assumeranno il potere a Berlino instaurando un nuovo regime per negoziare una pace separata con gli Alleati. Questo è un piano operativo dell’esercito territoriale utilizzabile in caso di rivolta interna o nei territori occupati. I vertici militari avevano infatti considerato l'ipotesi che la mancanza di ordine e di controllo, dovuta alla distruzione delle città a causa dei bombardamenti e nelle conseguenti difficoltà di controllare le strutture necessarie a trattenere i milioni di lavoratori forzati occupati nelle fabbriche tedesche, sarebbe potuta sfociare in una ribellione o in una insurrezione. Questo piano avrebbe potuto essere utilizzato per mobilitare l'esercito territoriale non contro la minaccia preventivata, ma viceversa contro le SS e i vertici del partito. Per questo motivo, tra l'agosto e il settembre dell’anno scorso era stato redatto un nuovo piano da von Tresckow che aveva introdotto nuovi ordini supplementari per l'occupazione dei ministeri del governo di Berlino, del quartier generale di Hitler nella Prussia Orientale, delle stazioni radio e delle centrali telefoniche, nonchè la liberazione dei campi di concentramento. Poco dopo le ore 12:00, von Stauffenberg si reca dal Feldmaresciallo per sottoporgli il contenuto della sua relazione: deve riferire a Hitler e ai suoi generali sulla formazione delle cosiddette divisioni di blocco, destinate a respingere l'imminente attacco dell'Armata Rossa alla Prussia Orientale. Nel quinto anno della guerra che Hitler sta conducendo contro il resto del mondo, solo pochi eletti hanno accesso al dittatore e il veterano di guerra Stauffenberg fa parte di questa ristretta cerchia. Dopo avere ottenuto l'approvazione, viene informato dell'anticipo della riunione alle ore 12:30 a causa dell'arrivo di Benito Mussolini, il Duce, fondatore del Fascismo, Capo del Governo italiano e alleato militare del Patto d’Acciaio del 22 maggio 1939 e del Patto Tripartito con Giappone del 27 settembre 1940, che sarebbe stato in visita nel pomeriggio. Il cambio di orario rende necessario accelerare l'operazione di innesco degli ordigni e von Stauffenberg chiede al Feldmaresciallo il permesso di ritirarsi per qualche minuto per lavarsi e cambiarsi la camicia e chiedendo di essere accompagnato dal suo attendente. Il nervosismo di von Haeften tuttavia rischia di compromettere l'operazione. Una volta rimasti soli, i due iniziano la preparazione dei due ordigni ibridi tedesco-inglesi. Aprono la valigia, prendono uno dei panetti di plastico, assemblano la prima matita inglese col detonatore per poi inserirla per intero nel panetto prima di schiacciare l’estremità e rompere la fialetta di vetro. Il Colonnello lo fa con una pinza speciale, fabbricata su misura a causa della sua menomazione, progettata per incastrarsi tra il pollice, l'indice e il medio e permettergli di fare leva e applicare la pressione necessaria. Sentito il leggero “crack” del vetro interno, il liquido inizia a corrodere lentamente il filo metallico. Il conto alla rovescia chimico è iniziato. Una volta spezzato il filo, la molla scatterà in avanti spingendo il percussore contro l’innesco. Dopo aver riposto la carica nella borsa Stauffenberg prende il secondo panetto per ripetere l’operazione ma i due vengono richiamati dal Sergente Maggiore Ernst John von Freyend poiché la riunione è già iniziata, Hitler aspetta. La seconda bomba non viene armata. Non c’è tempo. Sono nuovamente interrotti dal sergente maggiore impaziente che sollecita Stauffenberg a recarsi al vertice. Sotto pressione, il Colonnello riesce a innescare solo il primo panetto e, commettendo un errore fatale, preso dall’agitazione e dalla fretta non inserisce il secondo panetto nella valigetta, consegnandolo a Werner von Haeften perché se ne sbarazzi. Ritenendo erroneamente che la prima carica, essendo la riunione in uno spazio chiuso da pareti in calcestruzzo armato, non avrebbe avuto bisogno della seconda, attivabile per contatto diretto con la prima, arriva un imprevisto: la riunione è stata spostata nella sala esterna per via del troppo caldo. Nel bunker, a causa della morfologia della struttura, la potenza dell’esplosione sarebbe stata amplificata rendendo gli effetti devastanti, l’onda di sovrapressione generata in uno spazio così piccolo, non potendo sfogare all'esterno in nessun modo, si sarebbe abbattuta pluridimensionalmente sui presenti, dilaniandoli. La sala riunioni esterna invece si trova nella Baracca Speer, un comune edificio in legno e mattoni rossi lungo 30 metri, largo 10 e alto 4, con pareti e soffitto leggeri e ampie finestre protette da serrande d’acciaio che, a causa del caldo opprimente, sono tenute tutte completamente aperte. Al centro della stanza principale c’è un tavolo in rovere ruvido lungo 6 metri, con un piano spesso 4 centimetri. Questo tavolo non ha quattro normali gambe agli angoli, ma poggia su due massicci zoccoli di quercia piena. Su di esso sono distribuite le mappe situazionali, alcune tabelle e diversi grafici. Von Stauffenberg inizia a pensare che la carica singola potrebbe non bastare ma ormai è impossibile fermarsi. Una volta dentro chiede di stare il più vicino possibile al Führer a causa dei suoi problemi di udito. Chini sulle carte, nessuno dei presenti fa caso alla borsa che viene appoggiata a terra, all’interno dello zoccolo destro, subito dietro il Generale Adolf Heusinger che in questo momento sta presentando il suo rapporto in merito al Fronte Orientale, nello stesso spazio aperto dove Hitler ha le gambe, a meno di due metri di distanza. Nella Lagebaracke si trovano 24 persone, tutte disposte attorno al massiccio tavolo da carteggio. Hitler è al centro, rivolto verso le finestre è appoggiato al tavolo con la testa sulle mani. Il Feldmaresciallo Keitel richiama la sua attenzione dicendogli che von Stauffenberg è arrivato, ma questi, dopo avere salutato il Colonnello con un quasi impercettibile cenno del capo, posticipa il suo intervento. Stauffenberg, che non perde un secondo di più, domanda all'attendente di Keitel di potere uscire per fare una telefonata importante a Berlino, ricevendo esito positivo e abbandonando assieme la stanza in direzione del telefono. Lasciando il Colonnello che chiede di essere messo in comunicazione con il Generale Fellgiebel, l'attendente fa ritorno nella sala riunioni senza notare che Stauffenberg, seguendo i suoi movimenti con lo sguardo, ha riagganciato il ricevitore dirigendosi verso l’uscita. Il Colonnello Heinz Brandt, in piedi accanto al Führer e alla sedia vuota di Stauffenberg, intento a cercare una miglior visione della carta militare, urta la valigia con un piede. Infastidito dalla presenza dell’oggetto, si china, e dopo averla afferrata con una mano la allontana di 2 metri, sistemandola con cura dietro la gamba del tavolo in modo da non essere di intralcio a nessuno. Alle ore 12:42, mentre Stauffenberg sta percorrendo a piedi i 300 metri che lo separano dall'automobile che lo attende, in sala riunioni il Generale Heusinger sta terminando la sua relazione. Poco più in basso, all’interno della borsa il contro alla rovescia chimico si esaurisce. Il cloruro rameico, che minuto dopo minuto stava erodendo lentamente il filo che trattiene il percussore, finisce il suo lavoro. La capsula, che aveva un ritardo nominale di 10-30 minuti, fortemente influenzato dal caldo eccessivo che ne ha accelerato la reazione, scatta in anticipo. Il filo si spezza, la molla sgancia il percussore che spinto lungo il cilindro colpisce il cappuccio a percussione all’estremità del detonatore. Il Fulminato di Mercurio, ultra sensibile agli shock meccanici, detona trasferendo la reazione al panetto di plastico facendo detonare l’esplosivo. Mentre Stauffenberg, salito velocemente in macchina con il tenente von Haeften, ha appena ordinato all'autista di partire, la borsa esplode. In una frazione infinitesimale di secondo, i 975 grammi di composto solido all'interno della valigetta si trasformarono in un gas iper-compresso a una temperatura vicina ai 3.000 gradi centigradi. Questa reazione chimica genera un'espansione volumetrica istantanea, scatenando un'onda di pressione che inizia a viaggiare verso l'esterno a una velocità di oltre 8.000 metri al secondo, circa 24 volte la velocità del suono. Con le persone ancora chine sulle mappe militari, l'onda d'urto primaria inizia ad espandersi a forma di sfera dal pavimento verso l'alto. Il grosso tavolo si stacca da terra sollevato dalla forza dell'esplosione che si abbatte dal basso. Un muro invisibile di energia cinetica ad altissima pressione, non trovando ostacoli significativi sotto il tavolo, colpisce in pieno le gambe del Colonnello Heinz Brandt e dello stenografo Heinrich Berger. La pura forza meccanica dell'impatto è tale da frantumare le ossa prima ancora che i corpi possano essere sbalzati all'indietro. Brandt, in piedi esattamente sopra la bomba, viene investito per primo. La sua gamba sinistra viene tranciata di netto all’altezza del ginocchio. Berger, seduto all'estremità destra del tavolo, molto vicino alla valigetta, viene letteralmente tagliato in due dall’onda che disintegra i tessuti molli e le ossa di entrambe le gambe fino al bacino. Il Generale Günther Korten, Capo di Stato Maggiore della Luftwaffe, in piedi appena dietro e a destra di Brandt, piegato in avanti sul tavolo, viene trafitto in pieno da una scheggia di legno sparata verso l'alto come un dardo che gli perfora l'addome e lacera l'intestino. Il Generale Rudolf Schmundt, Capo del personale dell'Esercito, in piedi vicino a Korten, è investito dalla vampata termica. I capelli e i vestiti prendono fuoco mentre il viso, il petto e la coscia vengono crivellati da decine di schegge di legno a velocità supersonica. Dalla parte opposta, la stessa onda travolge il massiccio zoccolo di quercia del tavolo. Il legno massello, diventato un vero e proprio scudo balistico, assorbe l'impatto primario, scheggiandosi profondamente, ma rallentando e deviando la traiettoria dell'onda. Si crea quindi un effetto noto in balistica come "ombra acustica": l'onda d'urto è costretta a sfilare attorno al blocco di legno perdendo drasticamente velocità e pressione prima di raggiungere le gambe e il busto del Führer. Adolf Hitler, che si trova al centro del lato lungo del tavolo, pesantemente appoggiato sul ripiano, sorreggendo il mento con la mano e guardando la mappa, viene travolto dal tavolo scagliato in aria. Lo zoccolo di quercia, che lo ha salvato dall'onda primaria, si è ora trasformato in un'arma a frammentazione con decine di schegge di legno e detriti che si conficcarono nei suoi polpacci e nelle cosce. Il Generale Adolf Heusinger, Capo delle Operazioni, in piedi tra Hitler e Brandt, che aveva pochi istanti prima la parola, viene invece raggiunto al volto e alla testa da una porzione di pavimento che poco prima avevano trafitto Brandt. Immediatamente dietro l'onda d'urto viaggia l'onda di sovrappressione, ovvero la brutale espansione fisica dei gas roventi. In un ambiente rigido e confinato come il bunker sotterraneo in calcestruzzo armato in cui si tengono solitamente le riunioni, questa pressione estrema sarebbe rimbalzata sulle pareti inestensibili, incrociandosi e amplificandosi. Il conseguente barotrauma avrebbe letteralmente schiacciato i polmoni, il fegato e il cervello di ogni persona presente. Nella Baracca Speer, invece, l'architettura dell'edificio si comporta come una gigantesca valvola di sfogo. Il pavimento, essendo di legno e sollevato da terra su un vespaio flottante, cede verso il basso sotto la pressione creando un cratere che scarica parte dell'energia mortale verso il suolo. Nelle tre grandi finestre frontali e nelle due più piccole laterali, spalancate per il caldo estivo, i vetri si polverizzano, i pesanti infissi in legno sono sradicati e scagliati all'esterno, mentre le pareti leggere si fletterono senza far rimbalzare l'onda all'indietro. L'energia letale trova immediatamente le vie di fuga verso il prato esterno, facendo crollare la pressione interna a livelli di sopravvivenza. Una volta che l'espansione della bolla di gas ha esaurito il suo impulso, lascia al centro della stanza, dove prima si trovava la valigetta, una zona di vuoto parziale. Mentre il calore istantaneo bruciava i capelli, fondeva i bottoni e anneriva le uniformi dei presenti, questo vuoto centrale richiama violentemente l'aria verso l'interno. Questo "vento di ritorno" risucchia i frammenti di legno, schegge, fumo e polvere, saturando la stanza di una nebbia densa e irrespirabile. È in questo momento che il massiccio piano del tavolo, sbalzato in aria dalla colonna di gas, ricade pesantemente a terra in mezzo agli ufficiali. Il Feldmaresciallo Wilhelm Keitel, che si trovava alla sinistra di Hitler, fuori dal raggio letale della bomba, ferito alla schiena ma in grado di camminare da solo, solleva il Führer, coperto di polvere, trascinandolo, aiutato dal Generale Alfred Jodl, il Capo delle operazioni dell'OKW, che si trovava dal lato opposto del tavolo e sbalzato all’indietro e colpito alla testa dal crollo di parte del controsoffitto, verso l’uscita e lontano dalla stanza che si è trasformata in una trappola di fumo denso, polvere giallastra, fiamme e detriti. La sala riunioni, nonostante la devastazione, è rimasta in piedi. Suona l’allarme, in 6 secondi il perimetro viene sigillato: nessuno entra, nessuno esce. Dal fumo che avvolge l’edificio sventrato, appoggiato al braccio di Keitel, esce un uomo barcollante, è bianco dalla polvere, ha bruciature alle gambe, graffi alla mano sinistra, il gomito destro che sanguina e il timpano destro perforato: è il Führer, è sopravvissuto. Il calore istantaneo ha bruciato e fuso le fibre sintetiche e la lana dell’uniforme, i pantaloni neri e le lunghe mutande bianche sono ridotti a brandelli fumanti che gli pendono dalla cintura. Il flash termico gli ha bruciato i peli delle gambe, le sopracciglia raggrinzito i capelli. Non muove il braccio. Poiché era appoggiato pesantemente con il braccio destro sul tavolo, sostenendosi il mento, l’esplosione, sollevando il massiccio piano del tavolo ha colpito violentemente il braccio dal basso causando una paralisi nervosa ed estese contusioni dal gomito alla spalla. Il ma il grosso tavolo, pur investendolo in quel modo, lo ha protetto facendogli da scudo. Dentro, in una stanza devastata con vetri e legno che ricoprono il pavimento, i corpi degli ufficiali sono a terra, tra la polvere, qualcuno ancora si muove, accecato dal fumo e abbozzando un grido di aiuto. Quasi tutti i presenti nella stanza hanno subirono la rottura o la perforazione bilaterale dei timpani. La membrana timpanica, essendo la parte del corpo più sensibile alle variazioni di pressione, cede già a circa 35-100 kilopascal di sovrappressione. Dalle orecchie di molti ufficiali, inizia a colare sangue. Ma nonostante tutto, la carica, che se fosse stata addizionata al secondo panetto avrebbe generato una sovrappressione tale da uccidere chiunque nel raggio di 7 metri frantumando i polmoni e causando letali emorragie cerebrali, non è stata sufficiente. La conformazione della stanza e il robusto tavolo che ha attutito ulteriormente la forza d'urto dell'esplosione hanno evitato che i danni fossero peggiori. Sotto l’unico pezzo del tavolo rimasto integro, il buco nel pavimento di circa un metro e mezzo di diametro testimonia la potenza, anche se mal sfruttata, dell’esplosivo. Nel frattempo von Stauffenberg è quasi fuori dalla Wolfsschanze, liberatosi del secondo panetto di plastico lanciandolo dall’auto tra la vegetazione sta cercando di convincere il sottufficiale di guardia all’ultimo posto di blocco a lasciarlo passare. La sua carriera militare, le ferite della Campagna d'Africa e il grado fanno di lui un uomo rispettato, e mentre il personale militare riceve informazioni frammentarie, un ufficiale delle comunicazioni ha appena commentato l'esplosione indicando le mine nella foresta, spesso attivate dai cervi. La sbarra viene sollevata, i mitra si abbassano. Stauffenberg è passato. Sulla pista di decollo, l’aereo messogli a disposizione dal Generale Eduard Wagner ha già i motori accesi, Berlino aspetta, bisogna prendere immediatamente il comando della milizia territoriale. Sono le ore 13:15, i due uomini viaggeranno per circa due ore, irraggiungibili per qualsiasi domanda da parte dei loro complici al Bendlerblock, nella capitale. Nessuno sa che Hitler è sopravvissuto, non ancora, ma nel frattempo l’Operazione Valchiria è cominciata.

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